nichivendola - 2013

PARTECIPAZIONE

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1 Aprile - 17:48

Contro la guerra, con i migranti

Autore: redazione

La Puglia è una Regione di 4.090.877 abitanti. Confina a Nord con il Molise a Ovest con la Basilicata e la Campania.  A Sud con il Nord Africa. Dal 25 marzo la Puglia ospita oltre 3000 migranti provenienti dalla Tunisia. Un piccolo numero per la grandezza di questa Regione. Uno sforzo minimo per l’accoglienza che la Puglia è stata capace di offrire da sempre.

Il governo nazionale ha deciso, dalla sera alla mattina, di impiantare nella nostra regione una tendopoli, accalcando migliaia di ragazzi tunisini tra Oria e Manduria ed in altre località della Puglia.

La Lega dice “fora di ball”, ma vuole solo complicare i problemi per suscitare allarmi sociali e trarne vantaggi elettorali.

Le tendopoli sono sbagliate e non può essere il Mezzogiorno a subire da solo il peso delle migrazioni verso l’Europa.

La Regione Puglia sta facendo la sua parte nell’accoglienza e nel supporto alle istituzioni locali.
E noi cosa possiamo fare? Abbiamo incontrato i volontari che, ogni giorno, con le poche risorse di cui dispongono cercano di rendere la situazione più semplice da affrontare, per i nostri ospiti e per la cittadinanza che li accoglie. Queste richieste, questa nota, sono il frutto di questo incontro.

L’ospite è sacro, dice un vecchio detto meridionale.

Per questo stiamo raccogliendo il materiale elencato qui sotto:

* Chiavette usb internet per connessione + cuffie/microfoni. Comunicare con il proprio paese, con la propria famiglia e con i propri amici, almeno per dire “sto bene, sono vivo” non è importante, è fondamentale.
* Telefoni completi di alimentatori. (Vedi sopra)
* Giubbotti e braccialetti catarifrangenti. Avete presente il giubbottino giallo da indossare quando uscite dall’auto di notte per non essere investiti? Quello, è fondamentale per chi corre lo stesso rischio pur non possedendo l’automobile.
* Indumenti uomo primaverili o estivi, magliette di cotone, indumenti intimi (ovviamente nuovi). Non sono le pulizie di primavera, donare non significa liberarsi di roba sporca o eccessivamente rovinata.
* Saponi, dentifrici, spazzolini, creme lenitive. Farsi una doccia dopo un lungo viaggio è un desiderio di tutti.
* Scarpe da ginnastica dal numero 40 al numero 43. Non importa se vorranno restare in Italia o andare all’estero, ma le scarpe da ginnastica sono sicuramente più comode per muoversi.
* Giornali e/o quotidiani arabi e francesi. Dal medico lo sfogliate il giornale? Immaginate ora che l’attesa duri qualche settimana. Non vorreste una pila di giornali?
* Zaini e borse per facilitare il trasporto del materiale raccolto nel campo.

Questa raccolta non risolve il problema delle migrazioni, ma da’ una mano ai volontari impegnati ogni giorno sul campo e ai ragazzi tunisini che in Europa cercano un futuro migliore.

Cerchiamo di fare ciascuno la propria parte.

La raccolta del materiale avviene ogni giorno presso La fabbrica di nichi in Via De Rossi 52 a Bari dalle ore 18 alle ore 21.
Per informazioni potete scrivere all’indirizzo: fabbrica@nichivendola.it

 

 

http://controlaguerra.wordpress.com/
Troverai qui informazioni sui movimenti pugliesi contro la guerra e indicazioni su come renderti utile rispetto all’emergenza umanitaria dei migranti della tendopoli di Manduria.

La guerra contro la Libia è la risposta più sbagliata e pericolosa alla domanda di democrazia che si è affermata in tutto il Mediterraneo nel corso degli ultimi mesi. Chiediamo un immediato cessate il fuoco per consentire l’avvio di un negoziato tra le parti che abbia come interesse superiore quello della protezione delle popolazioni civili, con l’obiettivo di mantenere l’integrita’ e l’autonomia di quel Paese sotto un nuovo governo democratico. Chiediamo che si apra subito un corridoio umanitario per consentire ai profughi di salvarsi dalla guerra e l’immediata predisposizione degli strumenti piu’ adeguati per garantire ad essi un’accoglienza su tutto il territorio europeo.

A meno di ventiquattro ore dall’avvio dei bombardamenti da parte della Coalizione dei volenterosi appare evidente che lo scenario più  probabile è quello di una vera e propria escalation militare, che potrebbe portare ad esiti che vanno ben oltre la stessa risoluzione 1973 del Consiglio di Sicurezza dell’Onu, ivi compresa l’invasione militare terrestre delle forze della coalizione.

Il presidente Sarkozy ha ribadito, fin dall’avvio dei bombardamenti francesi, che l’obiettivo da perseguire è quello di “andare fino in fondo”, prefigurando uno scenario di guerra che è ben distante dalle iniziali dichiarazioni di protezione delle parti che avevano partecipato alla ribellione contro il regime totalitario del colonnello Gheddafi. Per questo, fin da subito, come Sinistra Ecologia Libertà, avevamo espresso la netta contrarieta’ per la parte della risoluzione 1973 che consentiva l’uso dell’offensiva militare ad una coalizione di cui, oggi, l’Italia fa pienamente parte. Questa risoluzione è tardiva, a fronte di una situazione sul campo libico che necessitava un celere intervento politico e diplomatico a favore degli insorti quando questi ultimi avevano il pieno controllo di una parte importante del Paese e prima che Gheddafi potesse riorganizzare le sue forze e procedere alla riconquista delle zone liberate dal suo regime. Le settimane che sono trascorse hanno evidenziato la debolezza dell’intervento politico della comunità internazionale, che non è riuscita neppure ad imporre le sanzioni economiche e commerciali che avrebbero davvero indebolito il regime di Gheddafi, dal congelamento dei conti e delle partecipazioni azionarie legate al rais fino all’indispensabile e totale embargo del commercio delle armi.

Siamo convinti che il principio della non interferenza negli affari dei singoli stati sia un delitto contro un principio più grande ed importante, quello del rispetto dei diritti umani. Siamo altresì convinti che ogni qual volta la parola “umanitario” si sia accostata alla guerra si siano prodotte violazioni e violenze ancora più gravi. La realpolitik seleziona i diritti umani a seconda degli obiettivi strategici. Accade così che in Yemen si spari sulla folla che protesta, provocando decine di vittime, che in Bahrein ci sia l’intervento repressivo dell’Arabia Saudita, per non parlare di quanto accade da anni in Somalia o, più recentemente, in Costa d’Avorio, senza che vi sia una reazione degna da parte della comunità internazionale a garanzia del principio, evidentemente per essa NON universale, della tutela dei diritti umani.

Consideriamo il colonnello Gheddafi uno dei peggiori dittatori del pianeta. Senza esitazioni, mentre gran parte dei paesi occidentali lo riveriva, ne abbiamo denunciato le nefandezze. Mentre il presidente del Consiglio Berlusconi si affannava nel baciamano al tiranno, grato per i suoi servigi economici ed ancor di piu’ per la ferocia con la quale la Libia controllava il flusso dei migranti dall’Africa, noi eravamo dalla parte di chi chiedeva la revoca del trattato con la Libia e l’immediata messa in opera di misure che proteggessero le vite dei migranti detenuti nel deserto libico.

Siamo stati fin dall’inizio e senza esitazioni dalla parte delle popolazioni che, sollevandosi, hanno rovesciato i regimi autocratici della Tunisia e dell’Egitto, cosi’ come abbiamo sostenuto e sosterremo le mobilitazioni per la liberta’ e la democrazia in Marocco, Algeria, Yemen, Bahrein e Albania. Lo abbiamo fatto con convinzione, sicuri che il complice silenzio di Paesi oggi in prima fila nella guerra, come la Francia e l’Italia, fosse motivato da opportunismo balbettante oltre che dalla reale incomprensione di cio’ che in quei Paesi stesse accadendo, a partire dalla scomparsa dell’orizzonte fondamentalista nella narrazione di quelle società. E’ evidente, infatti, che gli unici soggetti che avessero rapporti con quelle realta’ fossero le forze della societa’ civile internazionale, nelle quali pienamente ci riconosciamo, e non certo le diplomazie a lungo complici dei regimi.

Per noi il no alla guerra e l’inimicizia e l’avversione nei confronti di Gheddafi hanno ugual rilievo. Dobbiamo uscire dal vicolo cieco tra inerzia e guerra per generalizzare il tema dei diritti umani e della democrazia.

Per questo chiediamo che il nostro Paese non partecipi, in ottemperanza all’articolo 11 della Costituzione e anche in ragione del passato colonialista dell’Italia, alla guerra promossa dalla cosiddetta Coalizione dei volenterosi e che, al contrario, l’Italia si faccia promotrice di una iniziativa politica per determinare il cessate il fuoco e l’apertura del tavolo negoziale, oltre  a richiedere l’applicazione delle parti della risoluzione 1973 che consentirebbero di promuovere un’ intervento positivo per il cambio del regime e la protezione dei civili. Per ottenere questo risultato è fondamentale il coinvolgimento dell’Unione Africana e della stessa Lega Araba, che stanno prendendo pesantemente le distanze dall’intervento militare. Gli stessi Paesi che si sono astenuti sulla risoluzione 1973, a partire dalla Cina passando per la Germania, il Brasile e la Russia, stanno indicando nell’intervento militare una forzatura della stessa risoluzione. Insistiamo nel credere che sia il tempo del cessate il fuoco per consentire a forze  di interposizione sotto chiaro mandato dell’Onu, di Paesi che non abbiano partecipato all’attacco di queste ore e che non abbiano interessi economici diretti nell’area, di garantire la transizione alla democrazia e la protezione dei civili.

Siamo molto preoccupati per ciò che l’intervento militare può voler dire per le stesse domande di democrazia espresse in quell’area, pregiudicando la direzione progressista delle rivoluzioni arabe: dal silenzio dei governi occidentali alla guerra come unico strumento di relazione internazionale, siamo di fronte al peggior volto dell’occidente.

Riteniamo che ci debba essere un ruolo completamente diverso dell’Europa. L’iniziativa francese e l’inerzia tedesca rappresentano l’evidente assenza di una politica comune. Le pericolose dichiarazioni di irresponsabilità dei governi europei, in cui l’Italia tristemente primeggia, nei confronti dei profughi ne evidenzia la regressione culturale e civile. Essere una superpotenza affacciata su un mare in ebollizione comporta tutt’altre responsabilita’. Si adotti, quindi, una vera politica euro-mediterranea, che impedisca alla guerra di essere la “continuazione dell’inesistenza della politica”. Si affronti l’emergenza profughi sospendendo il Frontex e determinando una nuova politica di accoglienza ed integrazione di uomini e donne i cui diritti umani non possono essere difesi con le bombe nei Paesi di provenienza, per poi essere calpestati appena mettano piede sul suolo europeo. Non si dimentichi mai che la piu’ grande violazione dei diritti umani Gheddafi l’ha messa in opera proprio sui migranti, su mandato delle potenze europee, e che di queste violazioni in primo luogo dovrà rispondere al Tribunale penale internazionale. Una politica euromediterranea che sappia tutelare davvero i diritti e la sicurezza delle popolazioni, a partire dal riconoscimento dei diritti e della sicurezza reciproca di Israele e Palestina.

Siamo convinti che questo sia il momento di coinvolgere l’opinione pubblica in una generale mobilitazione per i diritti umani, la democrazia e la pace. Proprio per questo chiediamo di non militarizzare innanzitutto i pensieri, di non abbandonare mai lo spirito critico e la cognizione delle conseguenze che gli atti di queste ore possono determinare. La costruzione della pace è l’unica alternativa e non possiamo scoraggiarci dicendo che il suo raggiungimento sia pieno di ostacoli. Costruire la pace significa dire la verità, emanciparsi da ogni logica di campo, essere contro i dittatori senza esitazioni e stare sempre dalla parte delle popolazioni che subiscono le violenze delle guerre.

Sinistra Ecologia Libertà


28 Febbraio - 10:09

C’è un’Italia migliore - Estratto 11

Autore: admin

C’è un’Italia migliore
Il libro della Fabbrica di Nichi (ed. Fandango)

“Invertiamo la rotta. Diamo l’immagine di un’Europa diversa da quella dei cacciatori di Rom alla Sarkozy. Rom e Sinti, ricordiamolo, sono quasi sempre cittadini comunitari, e per questo hanno gli stessi diritti (e doveri) degli altri e il loro tasso di criminalità è, contrariamente a quanto si crede, ben al di sotto di quello dei cittadini italiani. Criminalizzarli, in quanto portatori di una cultura diversa e solo su presupposti ideologici, è l’anticamera dei nuovi pogrom. Non possiamo arrenderci ai pregiudizi, ma promuovere una nuova stagione di diritti che ci consenta di riappropriarci della ricchezza, della bellezza e del dono che ciascuna diversità offre alla storia umana. Siamo ancora in tempo per vivere in un mondo in cui la fortuna di ciascuno di noi non sia funzione della propria condizione di origine. È paradossale che delle vantate radici cristiane europee, di cui è zeppa la retorica di molti politici nostrani, sboccino solo i frutti avvelenati dell’odio e del razzismo. Certamente non siamo tutti uguali, per fortuna unici nelle nostre differenze e nelle nostre debolezze, ma questa distanza resta sempre all’interno del recinto della comunità umana. E a chi è capace, credente o meno, di praticare la doppia morale per cui “i valori sono importanti” ma “gli stranieri restino a casa loro”, rispondiamo con la lezione di Don Tonino Bello: “Perdonaci, fratello marocchino. Un giorno, quando nel cielo incontreremo il nostro Dio, questo infaticabile viandante sulle strade della terra, ci accorgeremo con sorpresa che egli ha il colore della tua pelle. P.S. Se passi da casa mia, fermati.” (pagine 125-126).

La fabbrica di nichi si fonda sull’autofinanziamento e su contributi volontari, se vuoi aiutarci puoi farlo acquistando questo libro.

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25 Febbraio - 10:12

C’è un’Italia migliore - Estratto 10

Autore: admin

C’è un’Italia migliore
Il libro della Fabbrica di Nichi (ed. Fandango)

“Il nostro paese è il più grande esportatore di studenti, ricercatori, accademici e lavoratori del vecchio continente: l’esodo non riguarda solo i giovani che vogliono specializzarsi o al primo impiego, ma anche lavoratori qualificati in cerca di migliori opportunità, di motivazioni, di occasioni per se stessi e per le proprie famiglie. Vanno via, senza troppo rimpianto o nessuna ipotesi di rientro perché non esiste alcuna forma di stimolo o di incentivo per fare in modo che chi parte, una volta specializzato o maturato attraverso esperienze lavorative qualificanti, possa tornare o restare in contatto con l’Italia per mantenere un legame, uno scambio proficuo di conoscenze acquisite e di competenze maturate. In questo scenario le migliori risorse italiane stentano a prefigurarsi un ruolo attivo, propositivo, utile e importante nella nostra geografia sociale. La politica al potere ha il dovere di indagare le cause dell’emorragia e di misurare il potere del talento e gli effetti che provoca sul nostro territorio. C’è bisogno di una politica lungimirante, che pensi all’Italia di qui a vent’anni con un programma che metta al centro le risorse umane, finanziarie e fiduciarie. La fuga dei cervelli è in primis una questione occupazionale e retributiva. Fuori dal sistema formativo superiore, quello che aspetta i talenti più giovani è un ambiente sociale ed economico bloccato, incapace di assorbire e utilizzare al meglio le loro competenze e il loro potenziale. Il nostro è l’unico paese dell’area Ocse in cui il tasso di disoccupazione nella popolazione tra i 30 e i 40 anni è maggiore tra i laureati che tra i diplomati. Gli stipendi dei laureati sono mediamente molto bassi, conformati a quelle dei neodiplomati. La maggior parte dei neolaureati vive con meno di 1000 euro al mese. Sotto la soglia degli 800 euro ci sono più giovani laureati che titolari di licenza elementare. I laureati più vecchi sono retribuiti molto di più di colleghi più giovani che abbiano lo stesso titolo.” (pagine 163-164).

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23 Febbraio - 15:44

Calendario presentazioni del libro “C’è un’Italia migliore”

Autore: admin

Calendario presentazioni del libro
“C’è un’Italia migliore”

Per informazioni e organizzazione degli incontri, è possibile scrivere a Ines Pierucci a: ceunitaliamigliore@nichivendola.it.

Consulta e condividi l’evento Facebook.

 

IRSINA (MT)
SABATO 19 MARZO
Piazza XXV Luglio
ore 18:00
Giuseppe Caivano della fabbrica di nichi di Irsina dialoga con gli autori Roberto Covolo e Antonio Spera

GENOVA
VENERDÌ 1 APRILE

Libreria Feltrinelli, via Ceccardi
ore 18:30
Laura Paleari, della fabbrica di nichi di Genova, dialoga con uno degli autori del libro, Nico Bavaro della fabbrica di nichi di Bari e con Alberto Puliafito, giornalista de Il Fatto Quotidiano.

BOLOGNA
MERCOLEDI 6 APRILE

Libreria Feltrinelli, Piazza Ravegnana 6
Ore 18:00

Federico Montanaro, professore all’Università di Bologna, dialoga con uno degli autori del libro, Sonia Pellizzari della fabbrica di nichi di Bari e Liborio Rauseo della fabbrica di nichi di Bologna.

FOGGIA
VENERDI 8 APRILE

Libreria Ubik, Piazza Giordano, 75
ore 18.30

Valentina del Carmine, della fabbrica di nichi di Foggia, dialoga con uno degli autori del libro, Gaetano Cataldo della fabbrica di nichi di Bari.

FIRENZE
SABATO 9 APRILE

Libreria La Citè, Borgo San Frediano 23/R
ore 18:30

Lorenzo De Sio, Ricercatore in Scienza Politica presso l’Istituto Universitario Europeo e la LUISS, Saverio Tommasi, attore e regista teatrale, dialogano con uno degli autori del libro Roberto Covolo, della fabbrica di nichi di Bari, e Paolo Brunori della fabbrica di nichi di Firenze.

 

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22 Febbraio - 11:46

C’è un’Italia migliore - Estratto 9

Autore: admin

C’è un’Italia migliore
Il libro della Fabbrica di Nichi (ed. Fandango)

“La verità è dunque che la disuguaglianza regna sovrana in Italia e quello che doveva essere il compito principale della Repubblica è stato ormai accantonato: “rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese” (art. 3, comma 2 della Costituzione). E come sempre, è il lavoro a pagare dazio. I lavoratori italiani hanno patito negli ultimi quarant’anni una costante compressione dei loro salari, che negli anni Settanta erano fra i più alti d’Europa. La perdita del potere d’acquisto non è certo stata compensata da un aumento del livello dei servizi, né ha riguardato tutti gli strati sociali della popolazione. Tutt’altro. Negli ultimi anni, come già detto, ben dieci punti di Pil sono passati dalle tasche dei lavoratori ai profitti e alle rendite. Un esempio più chiaro: negli anni Cinquanta, l’allora manager Fiat, Vittorio Valletta, guadagnava 20 volte il reddito della media dei suoi dipendenti; Sergio Marchionne oggi percepisce un reddito 435 volte superiore a quello di un operaio italiano. Questo è il quadro dell’Italia di oggi. Ad aggravare ulteriormente la situazione è intervenuto anche l’inesorabile processo di sostituzione dell’economia reale con una economia meramente finanziaria, che in poco tempo ha negato al lavoro materiale e immateriale il ruolo di elemento cardine della produzione di ricchezza per le comunità, e ha messo al primo posto, la finanza, le transazioni e le operazioni di speculazione borsistica.” (pagine 140-141).

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18 Febbraio - 12:51

C’è un’Italia migliore - Estratto 8

Autore: admin

C’è un’Italia migliore
Il libro della Fabbrica di Nichi (ed. Fandango)

“È necessario cambiare paradigma, ripensando completamente il rapporto tra uomo e ambiente: la visione antropocentrica deve fare spazio a un nuovo biocentrismo. L’uomo fa parte di un eco-sistema, all’interno del quale convivono diverse specie strettamente interdipendenti. L’intera biosfera va intesa come spazio in cui inserire un’idea di progresso. Bisogna accettarlo. È in questo ragionamento che ambientalismo ed ecologia non sono più confinati in una prospettiva di lotta e di resistenza, ma acquistano un significato positivo, un ruolo decisamente da protagonisti. Devono entrare nelle scelte strategiche dei governi, attraversare la vita quotidiana di ciascuno di noi, influire su ogni forma di sviluppo, avere un impatto determinante sulle nostre decisioni, dalle più semplici a quelle più complesse. Sovvertire la priorità delle cose, questo è l’obiettivo cruciale. Allo sfruttamento delle risorse è necessario contrapporre la tutela dei beni comuni. Come l’acqua, bene non assoggettabile alle logiche di mercato perché diritto umano inalienabile, appartenente a tutti, in piena armonia con le recenti risoluzioni Onu e con la battaglia portata avanti dall’ambientalista indiana Vandana Shiva. Finora i processi di privatizzazione dell’acqua, infatti, hanno prodotto solo un peggioramento di servizi e l’inevitabile innalzamento delle tariffe. Questo perché capitalismo e teorie derivanti, hanno clamorosamente fallito. I beni comuni non possono essere svincolati dal principio di gratuità dell’accesso e dell’uso di beni essenziali per la vita stessa dell’essere umano.” (pagine 129-130).

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15 Febbraio - 10:49

C’è un’Italia migliore - Estratto 7

Autore: admin

C’è un’Italia migliore
Il libro della Fabbrica di Nichi (ed. Fandango)

In questo mondo che cambia noi dobbiamo avere l’obiettivo di cambiare l’Europa. Dobbiamo fare nostro il sogno federalista europeo di Altiero Spinelli, l’idea che la pace si potesse portare in questo continente abbattendo le frontiere, universalizzando i diritti, costruendo un modello sociale nuovo. Incentivare i nostri giovani a lavorare all’estero. Formarsi nelle imprese e nella burocrazia europea. La loro esperienza tornerà utile al paese quando saranno in Italia. Spesso ci si lamenta che siamo sfortunati e poco protetti con i fondi dell’Ue. Ebbene le commissioni dell’Ue hanno pochissimi italiani dentro. Dobbiamo stimolare quanto più possibile i nostri giovani a lavorarci. Oggi l’Europa vive una crisi sociale e una crisi istituzionale che sono molto più collegate di quanto non si dica generalmente. Il modello politico europeo è un modello di cooperazione, codecisione, collaborazione e mediazione tra posizioni diverse. Regge solo in una società che non sia lacerata, impaurita e impoverita come è oggi la società di quasi tutti i paesi europei. Difendere e aggiornare il modello sociale europeo è il modo migliore per rendere più forte e funzionale l’Europa politica: perché non si può nascondere che l’attuale crisi e lo smantellamento del welfare in atto da un ventennio hanno contribuito enormemente alla crescita di movimenti che sono allo stesso tempo (e non casualmente) euroscettici, xenofobi, sessisti, autoritari. Ecco perché è importante affermare una politica economica europea che combatta il capitalismo finanziario, sposti la ricchezza dalla rendita verso il lavoro e renda più universali i propri diritti sociali.” (pagine 107-108).

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11 Febbraio - 18:37

C’è un’Italia migliore - Estratto 6

Autore: admin

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Il libro della Fabbrica di Nichi (ed. Fandango)

“Sogno una patria anti-retorica, pacifica e laboriosa. Ma anche una “matria”, cittadinanza che germoglia sulla madre-terra: sui saperi tramandati dalla civiltà contadina, sulle memorie epiche della lotta di classe, sulla fatica di una bonifica che tramutò latitudini di malaria e di pellagra in economie innovative e feconde, su quell’habitat che ospita valori d’uso irripetibili. “Matria” come paese da scoprire e valorizzare, ma anche simbolo di un capovolgimento di pensiero sul ruolo femminile in questo paese che tuttora mantiene nella sfera pubblica una netta divisione di ruolo, spesso discriminante, altre volte denigrante. L’immagine delle donne, nella cultura dell’Italia contemporanea, ha assunto i tratti inconfondibili della mercificazione. Nell’arco di tre decenni “l’egemonia sottoculturale” berlusconiana sembra essere stata in grado di liquidare la stagione dei movimenti femministi e di liberazione della donna, tornando a un’idea fortemente stereotipata dei ruoli sessuali, penalizzante nei confronti del genere cosiddetto “debole”. La televisione commerciale si è rivelata un mezzo potentissimo di reificazione della donna, di volta in volta nelle vesti di velina, letterina, meteorina, nel migliore dei casi conduttrice piacente ossessionata dal trascorrere del tempo. È tornato così l’antico retaggio secondo cui il corpo è l’unica carta che la donna può giocare nella partita per la sua affermazione professionale, ma anche esistenziale. Una ragazza che voglia vedersi assicurato il futuro, nell’Italia dei nostri giorni, deve investire sulla propria avvenenza fisica e, magari: “sposare un milionario”. Il vero trionfo di questa riduzione dell’immaginario, sta nel fatto che tra i soggetti di sesso femminile si è diffusa la convinzione che tutto ciò rappresenti quasi una forma di liberazione ed emancipazione.” (pagine 78-79).

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4 Febbraio - 10:38

C’è un’Italia migliore - Estratto 5

Autore: admin

C’è un’Italia migliore
Il libro della Fabbrica di Nichi (ed. Fandango)

“Le cronache, italiane e internazionali, ci narrano sempre più spesso di lavoratori (e persino studenti) suicidi perché hanno perso o non trovano lavoro o di imprenditori che si ammazzano per la vergogna alle soglie della bancarotta. Questa apparentemente incomprensibile fragilità è il frutto di una falsa rappresentazione della realtà, della concezione distorta del proprio ruolo nella società, del disconoscimento del valore intrinseco e unico di ogni vita umana che vaga sconfitta alla ricerca di un proprio posto in un mondo dominato da un sistema valoriale rovesciato, che confonde il successo di una vita con un vita di successo. Sommersi o salvati, non c’è alternativa nella deriva liberista. L’individualizzazione dei rapporti di lavoro, la parcellizzazione delle vite che passa dalla precarietà eretta a condizione esistenziale, la tentazione di offrire soluzioni biografiche a contraddizioni sistemiche, il non vedere quanto spesso il trionfo di uno nasconda la sconfitta di molti ci rende prigionieri di una nuova incoscienza di classe da cui occorre al più presto risvegliarsi per riconquistare un futuro che è necessariamente collettivo o non è, se non vogliamo continuare ad illuderci di farcela sempre e soltanto da soli rimanendo così in balia di un ipotetico mondo migliore che non arriva mai, barche controcorrente, risospinti senza posa nel passato.” (pagine 39-40).

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4 Febbraio - 10:18

C’è un’Italia migliore - Estratto 4

Autore: admin

C’è un’Italia migliore
Il libro della Fabbrica di Nichi (ed. Fandango)

“Le industrie culturali e creative italiane dispongono di un potenziale in gran parte inutilizzato di crescita e di occupazione. Il recente libro verde descrive un’industria della creatività europea capace di contribuire con il 2,6% al Pil della Ue a 27 paesi, occupando circa 6 milioni di persone. Se il mercato del lavoro in Europa registra una contrazione tra il 2002 e il 2004, negli stessi anni, l’occupazione nel settore culturale è cresciuta di un 1,85%. Secondo il Creative Economy Report del 2008 l’industria creativa rimane uno dei principali settori del commercio mondiale in termini di crescita. La bilancia commerciale dell’Ue a 27 paesi, per esempio, nei principali settori legati alla creatività ha registrato nel 2007 un surplus di 30 miliardi di euro. L’industria creativa è pertanto un settore caratterizzato da notevoli prospettive di crescita nel lungo termine. Questo potenziale riguarda tutti i paesi e le regioni del mondo. Ma noi siamo italiani, abbiamo in più la ricchezza di un territorio unico e inimitabile. Creatività e innovazione sono i soli fattori in grado di consentire a un sistema economico di reggere le sfide della competizione globale. Con l’innovazione si diffondono idee che migliorano l’efficienza dei sistemi produttivi e la funzionalità dei prodotti. Con la creatività si guadagna in bellezza, perché l’atto creativo è il più appagante dei desideri realizzati. E si passa dal made in Italy allo styled in Italy. Ma cosa intendiamo esattamente per industria creativa? Oltre ai settori tradizionali delle arti (arti dello spettacolo, arti visive, patrimonio culturale), l’industria creativa comprende anche i film, i dvd e i video, la televisione e la radio, i videogiochi, i nuovi media, la musica, i libri e la stampa, il design, la moda, la pubblicità e la comunicazione.” (pagine 61-62).

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6 Ottobre 2012 / autore: redazione

Post: Ercolano diretta streaming e tv

Oggi alle 18 al MAV di Ercolano prende il via la campagna elettorale di Nichi per le primarie del centrosinistra. Potete seguire la diretta streaming su nichivendola.it Molto probabilmente l'evento sarà trasmesso in diretta da Sky, Rai News24, Telenorba e TgCom24.

Il codice di embedding dello streaming è:

embed code


5 Ottobre 2012 / autore: Nichi

Post: Studenti

Gli studenti che oggi hanno manifestato contro i tagli all’istruzione raccontano di un disagio diffuso che riguarda il futuro degli Istituti di formazione, strettamente connesso al lavoro quindi al destino del nostro Paese. [...]Continua >

5 Ottobre 2012 / autore: Nichi

Post: Insieme possiamo vincere

Ho inviato una lettera alle giovani donne e ai giovani uomini di FalloAncheTu, che nei giorni scorsi hanno lanciato un appello in sostegno della mia candidatura. Potete leggere il mio messaggio anche qui. Invadiamo il campo della politica, insieme possiamo vincere. [...]Continua >


4 Ottobre 2012 / autore: Nichi

Post: In un Paese civile…

Le parole con le quali la Cassazione spiega perché, il 5 luglio scorso, confermò le condanne agli ex funzionari di polizia colpevoli della mattanza alla Diaz, riescono a restituire giustizia e verità a una delle pagine più buie della storia del nostro Paese. [...]Continua >


4 Ottobre 2012 / autore: redazione

Post: Chi specula paghi!

Nichi Vendola ha firmato l'appello promosso da l'Unità per l'introduzione in Europa della Tobin Tax. Ecco la sua lettera apparsa oggi sul quotidiano fondato da Antonio Gramsci:
Cari amici e care amiche de l'Unità, 
aderisco all'appello lanciato dal giornale affinché il governo italiano porti una posizione a favore dell'introduzione della Tobin Tax nel prossimo vertice europeo
. [...]Continua >


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