nichivendola - 2013

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Articolo: Il Washington Post parla di Nichi

Autore: redazione

Il 19 gennaio il Washington Post ha dedicato un ampio articolo a Nichi: ‘l’inatteso rivale di Berlusconi’, ha scritto ’che ha sconvolto l’establishment’ e che, nel giorno della fiducia al Governo, ha detto ’Il peggio dell’Italia è dentro quel palazzo e il meglio dell’Italia è qui fuori”.
Leggi l’articolo in inglese

Leggi l’articolo tradotto in italiano:

The Washington Post
di Jason Horowitz
19/01/2011

 

“Nichi Vendola, governatore gay ed ex-comunista, diventa l’inatteso rivale del Berlusconi d’Italia”.

Roma - Nichi Vendola interrompe la passeggiata verso il palazzo del potere italiano per posare per delle foto. Il Governatore della Puglia, una regione nel tacco d’Italia indossa un abito grigio a quadratini, una sciarpa di paisley viola e scarpe scintillanti con chiusura a Velcro. Al suo orecchio sinistro è appeso un cerchio con diamanti brillanti, regalato dal suo compagno, Ed. Intorno al pollice della mano sinistra c’è una fede d’oro, un regalo datogli da un pescatore del sud dopo la sua prima vittoria di un’elezione di natura “shock-the-establishment”. “Nichi!” urla una donna correndogli incontro per stringere la mano al 52-enne con i cappelli grigi. “Quando parli, parli di verità!” Proseguendo l’estesa Via del Tritone, a Roma, una classe di liceali alza lo sguardo stupito e strilla “Ciao, Nichi!”. Attraverso la via una voce più profonda urla: “Cacciali tutti, Nichi!”

Vendola, che si valuta con nonchalance come “amato”, sorride con gli occhi assonnati di un uomo che ha già visto tutta questa adorazione. Ma questa fredda mattina di dicembre è diversa. All’interno del Palazzo di Montecitorio, la sede del Parlamento e la destinazione di Vendola, il Primo Ministro Silvio Berlusconi aveva davanti a lui un voto di fiducia che avrebbe potuto mettere a rischio la sua carriera. Molti dei manifestanti italiani raccolti nelle piazze circostanti sperano che questo gay, cattolico, ex-comunista, soprannominato dai media-in parte per scherzo in parte sul serio-”l’Obama bianco” possa prendere il posto del Premier.

A sorpresa, Vendola è posizionato per diventare il prossimo leader d’Italia.

La sua ascesa da governatore di regione ad un fenomeno nazionale ha coinciso con quello che appare sempre di più come il declino di Berlusconi. Il magnate dei media è a malapena sopravvissuto al voto di fiducia del 14 dicembre, e nelle ultime settimane ha subito l’erosione della sua coalizione di governo e l’evaporazione della sua cara immunità da procedimenti giudiziari. Questa settimana, i giornali italiani hanno pubblicato le intercettazioni telefoniche di conversazioni collegate alle accuse per cui il 74enne pagò per fare sesso con numerose giovani ragazze, tra cui Karima El Mahroug, un’adolescente ballerina di locali notturni soprannominata “Ruby Rubacuori.”

Chiedere le dimissioni a Berlusconi è una tradizione puntualmente rispettata dall’opposizione di centro-sinistra. Ma se dovesse cadere il governo, è improbabile che Berlusconi si arrenda. Indiscutibilmente il più efficace a fare campagna elettorale in Europa, il miliardario chiederebbe le elezioni anticipate, una prospettiva che fa scuotere all’interno l’establishment della sinistra, ma che rende Vendola l’unico sfidante con un carisma paragonabile a quello di Berlusconi, entusiasta per il passo successivo.

“Siamo nella sala parto” dice Vendola, con il suo stile barocco nel parlare. “Vedo nel ventre dell’Italia la creatura dell’alternativa che è pronta per nascere. E io, come un ostetrico, voglio aiutarla a vedere la luce”.

Vendola è un ostetrico anomalo.
Prima di formare il partito dallo strano nome Sinistra Ecologia Libertà, ha trascorso parte della sua vita politica da comunista (Nichi, pronunciato Nicky, è un soprannome dato in parte in onore dell’ex leader sovietico Nikita Khrushchev).
I suoi tortuosi, metaforici e spesso imperscrutabili commenti pubblici e pensieri pubblicati sono documentati in una rubrica del quotidiano Il Foglio la traduzione dei cui titoli è più o meno ‘Nichi ma che stai a di?’.
La sua esse blesa viene derisa, insieme con la sua sessualità, dai grossolani comici della televisione italiana. L’establishment politico non è molto più rispettoso.
“Vendola è un bravo uomo,” ha detto Francesco Rutelli, ex-candidato Premier che perse contro Berlusconi nel 2001 e che, come tanti politici del centro-sinistra, è diffidente di Vendola. “Ma comunque, lui è un ex-comunista, non un leader per il Governo Italiano”.

Uno stretto collaboratore di Berlusconi, che rimarrà in anonimato per poter riferire il pensiero espresso dal Primo Ministro, ha detto che Berlusconi non crede che un paese culturalmente cattolico come l’Italia possa mai eleggere un leader gay.

Eppure Vendola ha chiaramente catturato l’attenzione di Berlusconi.

Alla fine del 2010, quando è uscita la notizia del suo coinvolgimento con Ruby “Rubacuori”, lo stesso Berlusconi si è auto assolto davanti ad una fiera dell’industria motociclistica dicendo che “è meglio amare le belle ragazze che essere gay”.

In un’intervista di due ore in quella mattina di dicembre in cui c’è il voto di fiducia, Vedola descrive la sua reazione a quella dichiarazione.

“I miei pensieri erano divisi 50-50″ dice negli eleganti e bianchi uffici della Regione Puglia di Piazza Barberini, ornati di reliquie, pezzi di arte moderna e numerosi posacenere. “Da un lato, ho pensato che fosse il solito Berlusconi, quel viscido minimo comune denominatore della cultura piccolo borghese che racconta barzellette antisemita e omofobe e che colpisce con una mascolinità rampante per connettersi con quello che lui immagina di essere: il prototipo dell’uomo italiano, perché lui è la versione mostruosa ed estrema del prototipo di uomo italiano.

E questo era solo la metà del pensiero.

“D’altra parte,” dice, “ho pensato che mi avesse scelto, che si trattava di uno scherzo rivolto ad un antagonista.”

Per tutta l’intervista, Vendola raffigura Berlusconi come un veleno penetrato nel suolo italiano e che ora cerca di indebolire il suo sostegno popolare. Berlusconi “mi monitora” dice Vendola. “Mi studia come un fenomeno, studiano i miei siti web. Ogni singola sillaba pronunciata da me passa sotto i suoi raggi X”. Qualche minuto dopo, l’iPhone di Vendola squilla, e lui estasiato dice ad un amico al telefono che sospetta che i fedeli di Berlusconi stiano seminando storie negative su di lui nei media.

“Quei maledetti,” dice. “Stanno indagando anche sul ragazzino con cui litigai quando facevo la scuola elementare.”

Se Berlusconi ossessiona i pensieri di Vendola, è perché ha un peso notevole nell’immaginazione di tutti gli italiani. Durante i suoi 16 anni di dominio della scena politica italiana, Berlusconi è nuovamente risuscitato, scampando la morte politica sicura, con qualche capello in più, con qualche ruga in meno e con la magia si è fortificato contro le indagini criminali nei suoi confronti. Con ragione, il miliardario, per Vendola, è diventato lo spauracchio nazionale. Lui è ovunque ed è il titolare di tutto.

“Berlusconi è contemporaneamente causa ed effetto” dice Vendola. “È una fabbrica di costumi e comportamenti, di mentalità. Una macchina dell’immagine, ma anche il prodotto finito”.

E nell’universo paranormale che la politica italiana è diventata, potrebbe servire uno profondamente poco ortodosso come Vendola per sconfiggerlo.

Nel 2005, Vendola ha sconvolto l’establishment delle opposizioni e dopo d’allora il governo di centro-destra vincendo le elezioni di Governatore della tradizionalmente conservatrice Puglia. A marzo scorso, è stato agevolmente rieletto e da allora ha cercato di estendere il suo profilo su scala nazionale.

Mentre Berlusconi controlla un pezzo importante dei media nazionali, Vendola preferisce il web. Su Facebook, a oltre 362,603 persone “piace” la sua pagina, il numero più alto rispetto a qualsiasi politico in Europa. È attivo su Twitter e produce un flusso costante di podcast e post sul suo blog. Il suo portale “C’è un’Italia migliore” ha promosso gruppi politici e sociali chiamati “le fabbriche di nichi” in tutto il paese. Nella soleggiata Puglia, regione che alimenta l’Italia del 13% di energia solare e di quasi il 25% di energia eolica, si è meritato la reputazione di buon governo. Terre confiscate dalla mafia sono ora consegnate alle cooperative agricole e per la conversione in centri giovanili. Si occupa di questioni fuori dai confini della sua regione, offrendo, per esempio, di prendersi parte dell’immondizia che sta straripando nelle vie di Napoli.

Vendola spiega la sua politica economica utilizzando un linguaggio tutt’altro che comune.

“Io non parlo facile” dice con orgoglio. “Io parlo difficile.”

Più spesso che no, quelle frasi impenetrabili e peripatetiche di Nichi Vendola sono al servizio e allo sviluppo del suo folclore. A differenza dei suoi colleghi della sinistra, che spesso prendono in giro le grandi linee del discorso americano, lui è ardito abbonato alla nozione di “narrazione”.

“La narrazione di Berlusconi si basa sulla privatizzazione della vita e della politica” dice, ricordando che quando Berlusconi, proprietario di una popolarissima squadra di calcio, decise di entrare nella vita pubblica, lo fece dichiarando che era giunto il momento che lui “scendesse in campo” “La nostra narrazione deve essere quella d’invadere il campo,” dice Vendola. “La politica della proprietà pubblica.” La sua visione, spiega, è di sottolineare “il bene pubblico, il territorio, l’acqua, il cibo, l’istruzione. La vita delle persone!”

Questi slogans tendenzialmente socialisti fanno retrocedere la base di imprenditori e salivare i consulenti politici che fanno capo a Berlusconi. Dopo anni di persecuzione ai comunisti fantasma, Berlusconi sa di certo come fare campagna contro uno vero.

Ma dopo oltre 15 anni di Berlusconi e la sua enfasi sull’immagine, Vendola vuole scommettere che gli italiani siano più interessati a un leader schietto e sincero.

L’establishment dell’opposizione non sconfiggerà Berlusconi, lui argomenta, perché non ha un senso di se stesso. “Se l’opposizione parla con una donna incinta, gli si cresce la pancia” dice Vendola, avvicinandosi con la sedia. “Se parlasse con un rabbino, gli crescerebbero le basette. Se parlasse con la Chiesa, diventerebbe papale. Se parlasse con gli imprenditori diventerebbe un uomo d’affari”.

“Di fronte alla paura, che è il Berlusconismo, l’opposizione non ha proposto nessuna speranza,” dice, aggiungendo, “la differenza è che Berlusconi si è presentato come l’incarnazione di un grande sogno, e la sinistra si è presentata come un gruppo di amministratori di condominio.”

L’incantesimo di Vendola che ha scoraggiato la sinistra italiana ha suscitato paragoni con Barack Obama per la campagna presidenziale del 2008.
Sono osservazioni che Vendola smentisce con umiltà, e quindi meno umilmente amplifica.

“Ha schiacciato la realpolitik prevalente,” dice Vendola di Obama. “Come può un nero battere un bianco? Come può un personaggio anti-establishment sconfiggere l’establishment di Washington? Era un outsider, e non molti erano pronti a scommettere soldi sul outsider.”

Quanto a lui, Vendola dice, “Io sono per molte ragioni il figlio di un dio minore…La mia intera carriera politica è stata poco ortodossa.”
Ma le somiglianze si fermano praticamente lì. Per esempio, con la capacità di essere prolisso di Obama, è difficile immaginarlo dare la stessa risposta che ha dato Vendola quando gli è stato chiesto se, sotto un Governo Vendola, l’Italia manterrebbe l’attuale livello di truppe in Afghanistan.

“Vorrei fare una breve deviazione,” comincia Vendola. Ha poi parlato brevemente della minaccia del fondamentalismo islamico, suggerendo che l’apertura dell’Europa alla Turchia e ai Balcani servirebbe come antidoto all’estremismo. Denuncia “la nostra miopia” ma dice che l’Europa potrebbe invertire il problema risolvendo il conflitto arabo-israeliano, che dice ha “un legame molto forte in Afghanistan.” Dice che l’Europa deve difendere il diritto alla sicurezza d’Israele, ma allo stesso tempo, deve essere compatibile con il diritto dei palestinesi di tornare. “Dobbiamo smettere di dividersi tra i pro-Israele o pro-Palestina,” dice. “Dobbiamo diventare pro-pace.”

Quando, dopo qualche minuto, Vendola finalmente torna a parlare dell’Afghanistan, dice che la sua posizione dipende da se i paramilitari italiani hanno formato la polizia Afghana a mantenere la pace o a combattere i Talebani. “La mia ricetta è questa,” dice: “Non c’è bisogno di fuggire dall’Afghanistan; dobbiamo fuggire dalla guerra.”

L’idioma di Vendola- in parte docente universitario, in parte oratore appassionato, in parte poeta astratto-lo distingue dalla consueta retorica dei politici italiani. Ma a volte anche lui fatica a seguire la sua linea di pensiero.

“Ho costruito la mia immagine come un populista anti-populista,” dice ad un certo punto dell’intervista. “Io non sono come il personaggio di Samuel Beckett, che vive in attesa di Godot. La sinistra è sempre in attesa di qualcuno. Alla fine, è l’ultima parte rimasta della mentalità comunista nella sinistra, sempre in attesa di un fattore sconosciuto per salvarli. Di cosa stavo parlando?”

Quando Vendola improvvisamente smette di parlare per dire cose come “Ho perso il filo,” non è sempre perché è confuso. A volte è difficile ripercorrere la notevole strada tortuosa che lo ha portato verso il precipizio del potere.

Nato a Terlizzi, un piccolo comune, non lontano dal capoluogo pugliese di Bari, Nicola Vendola è cresciuto in una famiglia con modesti mezzi. Suo padre, uno di 11 figli, da adolescente ha fatto il volontario per il dittatore fascista Benito Mussolini, ma poi, secondo leggende di famiglia, diventò comunista dopo aver letto John Steinbeck. Di notte la madre, una di nove figli, lavorava a maglia e suo padre, da allora un dipendente delle poste e capo della sezione locale dei comunisti leggeva a Vendola e i suoi tre fratelli “Ragazzo nero,” di Richard Wright e “Diario di una fanciulla,” di Anna Frank, e le lettere dei combattenti della resistenza condannati a morte. Dopo questi racconti della buonanotte, dice Vendola, suo padre comunista li costringeva a dire le loro preghiere.

Da bambino, Vendola dice che si distingueva dagli altri bambini. Non era bravo nello sport. E i passatempi preferiti dei ragazzi-come ingerire petardi nelle bocche delle lucertole o dare calci ai gatti-non gli stavano bene. A scuola, aveva come idoli Martin Luther King Jr. e Gandhi, e sostiene che i “ragazzi fascisti” lo malmenavano per aver portato i “testi sovversivi” a scuola.

A 14 anni, si scrisse al Partito Comunista, allora una forza contro la criminalità organizzata nel sud. Dopo scuola, leggeva i giornali di provenienza comunista agli operai, ma divorava la letteratura locale, in particolare le poesie di Pier Paolo Pasolini, sulle quali Vendola ha scritto la sua tesi di laurea. Oltre ai versi di Pasolini, anche lui gay, e una famosa rivista con la copertina di un articolo sull’omosessualità, che Vendola aveva nascosto, all’età di 17 anni, sotto una pila di libri, c’è poco conforto. Crescere gay in una roccaforte di società conservatrice nel Sud Italia non è stato facile.

“Ho avuto paura di morire,” dice Vendola. “Ero il classico figlio di mamma, e improvvisamente sono diventato un problema.”

In un raro momento di understatement, Vendola dice che i suoi genitori hanno reagito “non bene” al suo coming-out. La svolta è arrivata, dice, dopo decenni, quando nel 2000, ha parlato davanti a migliaia di manifestanti gay al World Gay Pride di Roma. Dopo il suo discorso, ha ricevuto una telefonata da sua madre.

“È un peccato perché siamo anziani e non siamo potuti venire. Sai, tuo padre stava dicendo, forse dovremmo chiederti perdono,’” Vendola ricorda le parole di sua mamma. “Non credo di aver mai pianto così nella mia vita. Penso di aver pianto per un paio di giorni.”

Vendola non vede la sessualità come un ostacolo alle sue ambizioni nazionali nella sede della Santa Sede, soprattutto perché la Chiesa è sempre più esplicita circa i presunti peccati carnale di Berlusconi. Vendola sostiene che, in Italia, il cattolicesimo è più culturale che religioso. Quando tutti si professano cattolici, vi è una maggiore flessibilità e accettazione.

“Ho un sacco di suore tra i miei fans,” insiste. “In Italia ci sono parrocchie che distribuiscono i miei discorsi.”

Vendola ha svolto un ruolo attivo nella principale organizzazione nazionale per la difesa dei diritti delle persone omosessuali operante in Italia, ma i suoi interessi non si limitano ad una politica identitaria. Egli ha lavorato per svelare lo sfruttamento delle comunità d’immigranti dai trafficanti di droga e si è anche infiltrato in un ospedale psichiatrico per smascherare il maltrattamento dei malati psichici. Dopo la sua elezione al Parlamento nel 1992, è andato in missione di pace nei territori controllati dai ribelli della Columbia e del Messico. Si è unito alle delegazioni in Bosnia e nel Tagikistan, e alla fine dello scorso anno ha incontrato in California l’allora Governatore Arnold Schwarzenegger.

Mentre racconta le sue missioni nel mondo, il suo addetto stampa alza lo sguardo dal suo BlackBerry per fare notare che Berlusconi è sopravvissuto al voto di fiducia al Senato, e che il voto decisivo alla Camera sta per iniziare.

Era pronto Vendola per il suo appuntamento con la storia?

“Ad un certo punto, il potere mi ha toccato,” dice Vendola. “E l’ho vissuta come un chiamata. All’inizio era quasi mistica. Era una responsabilità che m’impediva di dormire. Perché me?”

Ai piedi di via del Tritone, la polizia ha eretto barricate per proteggere i membri del governo dalle migliaia di animosi manifestanti arrivati a Roma. Vendola, il suo addetto stampa e la scorta arrivano davanti alle transenne e la polizia li lascia passare. Mentre attraversa via del Corso, una mischia di giornalisti e operatori in cerchio si raggruppano  intorno a lui.

“Il peggio dell’Italia è dentro quel palazzo,” dice Vendola fuori dal palazzo del Primo Ministro. “E il meglio dell’Italia è qui fuori.”

 

 

 

 

 

 


6 Ottobre 2012 / autore: redazione

Post: Ercolano diretta streaming e tv

Oggi alle 18 al MAV di Ercolano prende il via la campagna elettorale di Nichi per le primarie del centrosinistra. Potete seguire la diretta streaming su nichivendola.it Molto probabilmente l'evento sarà trasmesso in diretta da Sky, Rai News24, Telenorba e TgCom24.

Il codice di embedding dello streaming è:

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5 Ottobre 2012 / autore: Nichi

Post: Studenti

Gli studenti che oggi hanno manifestato contro i tagli all’istruzione raccontano di un disagio diffuso che riguarda il futuro degli Istituti di formazione, strettamente connesso al lavoro quindi al destino del nostro Paese. [...]Continua >

5 Ottobre 2012 / autore: Nichi

Post: Insieme possiamo vincere

Ho inviato una lettera alle giovani donne e ai giovani uomini di FalloAncheTu, che nei giorni scorsi hanno lanciato un appello in sostegno della mia candidatura. Potete leggere il mio messaggio anche qui. Invadiamo il campo della politica, insieme possiamo vincere. [...]Continua >


4 Ottobre 2012 / autore: Nichi

Post: In un Paese civile…

Le parole con le quali la Cassazione spiega perché, il 5 luglio scorso, confermò le condanne agli ex funzionari di polizia colpevoli della mattanza alla Diaz, riescono a restituire giustizia e verità a una delle pagine più buie della storia del nostro Paese. [...]Continua >


4 Ottobre 2012 / autore: redazione

Post: Chi specula paghi!

Nichi Vendola ha firmato l'appello promosso da l'Unità per l'introduzione in Europa della Tobin Tax. Ecco la sua lettera apparsa oggi sul quotidiano fondato da Antonio Gramsci:
Cari amici e care amiche de l'Unità, 
aderisco all'appello lanciato dal giornale affinché il governo italiano porti una posizione a favore dell'introduzione della Tobin Tax nel prossimo vertice europeo
. [...]Continua >


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