nichivendola - 2013

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Partito fabbrica di speranza

Autore: Nichi

Ieri ho partecipato al mio unico congresso, quello del circolo della mia ‘casa’. A Terlizzi.
Confrontarsi con la propria comunità è un po’ come riportare la politica alla vita, perché troppo spesso queste dimensioni, malauguratamente, si discostano, fino a rischiare di non incontrarsi più. È nelle parole e negli sguardi dei miei compagni e delle mie compagne che ritrovo i sentimenti più originari e originali del mio impegno. Ed è in quella comunità effervescente e premurosa che prende corpo la mia idea di partito e la mia idea di speranza.
In molte lettere mi viene scritto “vogliamo poter sperare, restituiteci la speranza!”: rispondo che è ora necessario ricostruire un pensiero forte per contestare la realtà della catastrofe, capace di far vivere il principio della ‘speranza’ come una bussola credibile per orientarsi nel mondo.
Solo un pensiero forte depotenzia il paradigma della forza e permette di immaginare che nella debolezza sia custodito il segreto di un’altra sbalorditiva forza.
Ecco vorrei un partito capace di essere strumento di libertà e giustizia per persone che non hanno voce, un partito fabbrica della speranza.

6 Contributi (Positivo Positivo - Negativo Negativo - Proposta Proposta)

  1. Autore: Gianluca Liguori. Data: 1 Luglio 2008 - 14:21   

    Poesia

    Tre momenti e una frase per l’Italia.

    Momento 1.

    Ahi Italia, povera Italia,
    sangue e morti non sono bastati,
    a nulla sono valsi poemi e fiori,
    inutili le lotte e parole al vento.

    Ahi Italia, povera Italia,
    presa in giro e per il collo,
    venduta e svenduta e spergiurata,
    corrotta, distorta, trasformata.

    Ahi Italia, povera Italia,
    risorgere ancora dovrai col popolo,
    dovrai tornare a splendere,
    a dar da mangiare ai poveri il sole.

    Momento 2.

    Un sussurro dolce vicino e lontano,
    la Francia insorge ancora,
    l’eco della storia, sogni di libertà.

    Un’italietta povera e triste, analfabeta,
    un’italietta senza decoro e dignità,
    un’italietta che guarda passiva il suo morire,
    un’italietta che dovrebbe tornare a chiamarsi Italia.

    Nuovi popoli, nuove prospettive,
    vivere insieme conservando l’identità,
    la storia può salvarci e deve aiutarci.

    Un paese allo sbando, gestito e venduto,
    corrotto, infangato, mutilato, represso;
    risorgere prima della guerra civile,
    con sorrisi, luce, sole e poesia.

    Momento 3.

    Patria perduta, partigiani perduti.

    Non abbiamo imparato nulla o abbiamo già dimenticato?
    Siamo ridotti veramente male e non abbiamo nessuno da votare.

    Il sangue e i morti, la bandiera, le poesie e le canzoni,
    il viso di una donna amata, le piazze, le feste, la vita,
    uno splendido ricordo di rinascita evirata ed il mare.

    I giovani italiani di valore si disperdono nel libro del mondo.
    Come unire le migliori menti e organizzare qualcosa di diverso, di nuovo?

    Patria perduta, partigiani perduti.

    Una frase.

    Pensatori, è tempo di agire!

    ( Poesia pubblicata nella raccolta “Credo in un solo io”, edita da Tespi, 2008 )

  2. Autore: annaD. Data: 2 Luglio 2008 - 17:22   

    Voglio condividere qui, in questo spazio, un’idea, un progetto che coinvolga i giovani (magari dalla scuola primaria fino alle medie superiori, licei e istituti di formazione) e che riparte da una mia personale esperienza negli anni ’70 nella scuola media superiore all’interno di un progetto a quei tempi innovativo, un corso sperimentale e interdisciplinare promosso da un docente di letteratura e storia, prematuramente sottratto al mio e all’affetto dei suoi cari e di quanti lo hanno conosciuto e amato. Un compagno e un intellettuale dalla straordinaria sensibilità umana e culturale che ha fortemente inciso sulla mia formazione e su un’intera generazione di alunni del liceo di scienze sociali di foggia, allora istituto magistrale, un modello esemplare indimenticabile.
    La sua capacità di sollecitare attenzione al sociale e al politico passava per una molteplicità di strumenti, dalla lettura dei quotidiani in classe, alla musica (a quei tempi ricordo tra gli altri gli intillimani e de andrè), alla narrativa, al cinema e al teatro del neorealismo del dopoguerra (numerosi erano i fora di discussione in cui frequentemente eravamo coinvolti), alle inchieste nei quartieri della città in cui il nostro obiettivo era rilevare caratteristiche le carenze dei servizi sociali di base, con ampi spunti teorici dalle scienze sociali all’antropologia culturale.
    Ecco, sto pensando ad un progetto formativo realizzato con la collaborazione di tutti i compagni e docenti che oggi, come lui allora, possano offrire alle nuove generazioni i valori strutturanti di una coscienza sociale e umana, solidarietà, impegno, reciprocità e cooperazione, un argine alle derive neoliberiste centrate sulla competizione sul darwinismo sociale.
    In sintesi: un progetto che anticipi nei ragazzi di oggi le premesse di base e le prospettive di un altro domani, di altre e-mozioni.
    Un progetto e tanti altri progetti che come questo che dilatano le case della sinistra all’esterno, fanno del territorio tutto una grande casa della sinistra.

  3. Autore: annaD. Data: 4 Luglio 2008 - 8:56   

    www.liberazione.it

    ”Scienze della comunicazione alla Sapienza, Roma. Restaurazione in corso. (articolo di Emanuela Del Frate)

    Nella facoltà di Scienza della comunicazione della Sapienza antropologia culturale non sarà più materia obbligatoria. Non solo, verrà completamente eliminata dall’offerta didattica. A renderlo noto è Massimo Canevacci, antropologo dalla metodologia innovativa, da sempre attento ai linguaggi della metropoli, e da lunghi anni titolare della disciplina. E’ una lettera di denuncia. Si tratta di una fondamentale questione di assetto politico-culturale della facoltà che dovrebbe formare le nuove generazioni di giornalisti e di professionisti della comunicazione, e che compie una scelta didattica che non ha eguali in Italia.
    «La decisione» spiega Massimo Canevacci a Liberazione «è inserita nell’ambito delle necessarie modifiche al corso di laurea triennale. Stupisce, però, che a Roma la scelta cada proprio su Antropologia Culturale che, più di tutte promuove la reale comprensione dell’altro e delle trasformazioni sociali e culturali, aspetti fondamentali per i professionisti della comunicazione. Purtroppo l’università è ancora gestita da una forte gerarchia accademica. Sono i professori ordinari a detenere il potere e una materia come antropologia, che ne ha solo uno, viene penalizzata». Talmente penalizzata da essere eliminata e trasformata in quella “comunicazione interculturale” che, già dalla denominazione, sottende un giudizio di valore e una netta visione politica, all’interno dell’indirizzo in Cooperazione e sviluppo, su cui Canevacci non risparmia critiche. «Si parlasse quantomeno di sviluppo sostenibile! E’ un corso di stampo neo coloniale che punta a formare quei cooperanti che andranno a lavorare nei paesi in cui c’è stato un intervento militare. Una cooperazione che punta a esportare il modello di sviluppo occidentale, dove gli strumenti interpretativi propri dell’antropologia non vengono presi in considerazione. Tanto che anche gli studi post coloniali di ricercatori nati in Africa, America Latina o nelle Indie sono ignorati. L’unica visione che resta è quella data dall’alleanza tra il peggior cattolicesimo con una concezione, apparentemente di sinistra, di stampo assistenzialistico. Una pura riproduzione delle politiche coloniali».
    «L’università», continua Canevacci, «dovrebbe far apprendere ad apprendere, fornendo capacità di apertura mentale e sensoriale. Tratti che l’antropologia contiene nel suo stesso statuto, in quanto si basa anche sull’autosservazione: riflettere su stessi, su cosa e come si comunica. Fare osservazioni sul campo, o esplorare i meccanismi della pubblicità, vuol dire entrare nei processi psichici e non solo metodologici. E’ così che si raggiungono potenzialità ed elasticità mentale. A cosa serve guardare i tg e fare una pura rilevazione statistica di quante volte appare la parola “razzista”? L’analisi del contenuto è così già morta in partenza. L’antropologia cerca di estendere lo studio della comunicazione a quanto sta accadendo, sia nelle culture tradizionali, che nella metropoli in continua trasformazione, puntando l’accento anche su urbanistica, architettura, arti visuali, mode, espressione corporea. E’ necessario formarsi su questi linguaggi in mutamento, su questa comunicazione fluttuante. Ma nella nostra facoltà tutto ciò è ignorato, non si arriva neanche a cogliere i processi fondamentali della trasformazione. L’Italia è gretta e chiusa, le ultime scelte politiche lo dimostrano e la cosa triste è che le facoltà, seguendo semplici logiche di potere, di fatto si adeguano e chiudono il cerchio. Sarebbe meno triste se ci fosse un disegno preciso.”

    A questo articolo apparso su librazione voglio aggiungere qualcosa di mio.
    Che il corso di Antropologia Culturale del prof. Massimo Canevacci fosse assegnato a SdC piuttosto che a Sociologia mi sembrò cosa abbastanza ovvia qualche anno fa, mi pare il 2001, perché di fatto centrato sull’antropologia della comunicazione visuale. Ho comunque sostenuto la biennalizzazione con Massimo e mi sono laureata in Sociologia con tesi di laurea in Antropologia Culturale.
    Ma la molteplicità degli orizzonti teorici e di ricerca che un docente come Massimo sa e può offrire agli studenti che frequentano i suoi corsi mi ha consentito di elaborare un particolare percorso formativo che ha eroso i confini disciplinari tra antropologia sociologia e medicina e di approdare dall’antropologia del corpo all’antropologia medica della scuola di Harvard, poco tradotta anche se conosciuta come la più importante fucina a livello teorico ed empirico della medicina sociale, un ambito su cui sto lavorando in questi giorni e che spero di “importare”, rendere disponibile e divulgare in uno spazio on line in questi giorni.
    Essere docente nel senso pieno del termine vuol dire infatti portare ognuno sulla soglia della sua mente e indicargli infinite possibilità, percorsi, non chiuderlo dentro la scatola chiusa di un corso monografico e monotematico, vuol dire sollecitare nel discente accese illuminazioni a partire dai suoi particolari interessi di studio e ricerca, vuol dire, come Maxx sa fare, non impartire ex alto una retorica scientifica disciplinare caratterizzata unicamente dalla sua direzione verticale, top-down, ma fare della circolarità orizzontale e dialogica, della pratica democratica, metodo e didattica.
    Dunque lo ringrazio qui e ora per tutto quello che ha saputo e potuto darmi e che porterò con me per sempre, come dono, memoria indelebile, molteplicità di saperi, conoscenza.
    Mi auguro che si esca da questa logica burocratica e accademica che assegna improvvisate etichette a corsi e percorsi, snaturando il senso di un ambito disciplinare, l’antropologia culturale, della didattica e della ricerca sul campo.
    E mi pare assurdo e mi spiace molto che un docente che ho stimato e conosciuto per aver letto i sui testi come Mazzara si presti a questi giochi di prestigio del preside, che alterano e attaccano con leggerezza improbabili etichette a discipline e corsi universitari.
    Strane e inconsuete logiche o in alternativa più consuete e conosciute, purtroppo praticate logiche di assegnazione di cattedre a “figli di” e “raccomandati da”.

  4. Autore: Enzo. Data: 4 Luglio 2008 - 19:48   

    Carissimo Nichi, ho appena inviato al blog di Paolo Ferrero questa mia riflessione. Volevo condividerla con te.

    Caro Ferrero,
    la compravendita di tessere ed i congressi di partito truccati in Calabria - come in altre zone del Paese - appartengono alla storia di altri partiti e dei loro notabili, non alla storia del PRC e di Vendola.

    Quanto accade in questi giorni - scusami la franchezza - è francamente vergognoso. Si continua a gridare al lupo, si continua a seminare veleno e, sopratutto, si continua ad agitare il sospetto che i tuoi avversari stiano giocando sporco. Avvelenare la vigilia del Congresso per giustificare una tua probabile sconfitta - per quel poco del Ferrero che conosco dai giornali - non mi pare degno di te e della tua onestà intellettuale.

    In tante zone del Mezzogiorno c’è un tesseramento “esagerato”, ed in tante zone del sud vince la mozione numero 2. Quale lo scandalo? Se la mozione 2, la mozione Vendola, non vince nel Mezzogiorno, dove vuoi che vinca? Il tesseramento ti sembra gonfiato? A me non pare, e te ne spiego le ragioni. Quello meridionale è un popolo passionale e generoso. Dopo la disfatta alle elezioni politiche si è guardato intorno, e si chiesto da dove e da chi ricominciare. Ha capito che si ricomincia dalle sezioni, dal contatto con la gente, dalle feste in piazza, dalle fabbriche e dai cantieri. Ha intuito che si ricomincia da Nichi che tutti, almeno una volta, hanno incontrato e che a tutti, almeno una volta, ha stretto la mano. È uno che fa parte del popolo meridionale, e che il popolo meridionale sente come suo. É un popolo generoso e passionale. E se ricominciare significa fare un nuovo congresso, se in qualche modo vuol dire ripartire da Nichi, se ricominciare significa sperare che Nichi diventi segretario del Partito, se ricominciare significa sostenere la sua candidatura a segretario del partito, allora il popolo del mezzogiorno si mobilita, si iscrive, e convince gli indecisi ad iscriversi, a prendere la tessera. C’è in giro una gran voglia di esserci, di partecipare, di costruire, di ricominciare. Da quando la partecipazione non è più gradita? Da quando la partecipazione ha come sinonimo snaturamento?
    Se il gioco congressuale è legato al numero delle tessere, allora i pugliesi, i campani, i calabresi si mobilitano per far aderire al PRC il maggior numero possibile di persone. Non piace più il “sistema delle tessere”? Bisognava pensarci prima, o bisognava vincolare il voto ai tesserati dello scorso anno. Era semplice. Se si è deciso di allargare la platea, non si può gridare allo scandalo se la platea si allarga.

    In questa brutta vicenda c’è poi un altro aspetto che mi disturba e mi offende. Non sopporto più il pregiudizio che i meridionali siano furbi e malandrini, capaci di imbrogliare pur di raggiungere uno scopo. Basta, per favore, con lo stereotipo del meridionale mafiosetto e camorrista, maestro nell’arte dell’imbroglio e dello sgambetto sleale. Basta, per favore. Questi sospetti e questi ragionamenti lasciamoli alla Lega.

    Volevo, infine, contestare un’affermazione di Mantovani secondo il quale, in alcune sezioni, si assiste ad una sorta di primarie, ovviamente a favore di Nichi, e che le primarie non appartengono alla storia del partito. A noi, invece, le primarie piacciono, piacciono molto, al punto da crederci e da vincerle, consentendo ad un comunista di diventare candidato presidente di una Regione. Non c’è bisogno di dirti come sono finite quelle elezioni.

    Sottoscrivo, allora, l’editoriale di Liberazione. Smettiamola con gli annullamenti, i ricorsi, i boicottaggi e le polemiche. Siamo ancora in tempo per fare un Congresso vero, di discussione, di analisi, di rilancio della battaglia politica, e per non trasformare l’appuntamento di Chianciano in un gioco al massacro.
    Io ci spero, ci spero veramente.

  5. Autore: fabrizio. Data: 11 Luglio 2008 - 14:55   

    Caro Nichi, penso che tu sia l’unica persona capace di contrastare questa crescente antipolitica(pericolosa) che si respira nel nostro paese. Confido in te, tu puoi ridare la speranza a tanti disillusi, risvegliare le coscienze e la nostra immaginazione. grazie fabrizo

  6. Autore: costantino liquori. Data: 20 Luglio 2008 - 18:57   

    http://glialtrisiamonoi.blogspot.com/


6 Ottobre 2012 / autore: redazione

Post: Ercolano diretta streaming e tv

Oggi alle 18 al MAV di Ercolano prende il via la campagna elettorale di Nichi per le primarie del centrosinistra. Potete seguire la diretta streaming su nichivendola.it Molto probabilmente l'evento sarà trasmesso in diretta da Sky, Rai News24, Telenorba e TgCom24.

Il codice di embedding dello streaming è:

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5 Ottobre 2012 / autore: Nichi

Post: Studenti

Gli studenti che oggi hanno manifestato contro i tagli all’istruzione raccontano di un disagio diffuso che riguarda il futuro degli Istituti di formazione, strettamente connesso al lavoro quindi al destino del nostro Paese. [...]Continua >

5 Ottobre 2012 / autore: Nichi

Post: Insieme possiamo vincere

Ho inviato una lettera alle giovani donne e ai giovani uomini di FalloAncheTu, che nei giorni scorsi hanno lanciato un appello in sostegno della mia candidatura. Potete leggere il mio messaggio anche qui. Invadiamo il campo della politica, insieme possiamo vincere. [...]Continua >


4 Ottobre 2012 / autore: Nichi

Post: In un Paese civile…

Le parole con le quali la Cassazione spiega perché, il 5 luglio scorso, confermò le condanne agli ex funzionari di polizia colpevoli della mattanza alla Diaz, riescono a restituire giustizia e verità a una delle pagine più buie della storia del nostro Paese. [...]Continua >


4 Ottobre 2012 / autore: redazione

Post: Chi specula paghi!

Nichi Vendola ha firmato l'appello promosso da l'Unità per l'introduzione in Europa della Tobin Tax. Ecco la sua lettera apparsa oggi sul quotidiano fondato da Antonio Gramsci:
Cari amici e care amiche de l'Unità, 
aderisco all'appello lanciato dal giornale affinché il governo italiano porti una posizione a favore dell'introduzione della Tobin Tax nel prossimo vertice europeo
. [...]Continua >