nichivendola - 2013

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Predichiamo il cambiamento…

Autore: Nichi

Sarebbe bello poter compiere il nostro cammino dentro gli snodi delle odierne contraddizioni, facendo vivere un confronto aperto e coraggioso, una ricerca collettiva sulla traccia di lavoro che ci ha proposto su questo giornale Fausto Bertinotti. Rischiamo non solo di separarci tra noi, ma tutti noi, comunque collocati, rischiamo di separarci dal mondo, rischiamo di vivere lo spazio asfittico delle fissità politico-ideologiche senza più intendere il rumore e il senso di quel cambiamento che torna a scaldare i motori. Rischiamo di essere travolti persino dall’onda anomala che aspettavamo: dalle viscere della crisi della globalizzazione, dai luoghi frammentati e minacciati della formazione e della produzione, dalle crepe nella gerarchia dei poteri e dei valori, sgorgano rivolte nuove, protagonisti territoriali o tematici, linguaggi critici che sono quella “domanda sociale” di una sinistra che invece fatica a incarnarsi, che cerca di reclutare piuttosto che di capire e interloquire. Di questa sinistra che appare muta, muta perché priva di parole, orfana di vocabolario, capace solo di citarsi addosso. Non siamo personaggi in cerca d’autore: anzi, gli autori abbondano. Semplicemente non abbiamo più un teatro, il teatro. A meno che non si pensi che, con un po’ di restauri, copione e proscenio si rimettono a posto e siamo pronti per recitare una qualche rivoluzione. Il teatro del Novecento è stato raso al suolo.
La lotta di classe, il lavoro come principio di significazione sociale, la religione civile dell’antifascismo, l’auto-narrazione di un Paese immerso nelle acque di un Mediterraneo accogliente e plurale: tutto è entrato in una sorta di centrifuga storica, la memoria s’è mutata in fiction e caos pubblicitario, i corpi sociali si sono dispersi in mille rovinosi esodi dalla socialità e dall’impegno, il capitalismo ha aderito come una seconda pelle all’antropologia del post-moderno: capitalismo della finanziarizzazione, con i suoi mulini a petrolio che impastavano la farina del diavolo (il denaro e la guerra). Il comunismo delle oligarchie uccideva con i carriarmati la speranza planetaria del comunismo: l’Est rovinava come un castello di carta e senza troppi rimpianti. Spostamenti di punti cardinali (e di sogni popolari e di idee-forza) disegnavano una inedita geo-politica: e dentro questo nuovo e oscuro mappamondo, il lavoro veniva perdendo potere e valore, il suo novecentesco “assalto al cielo” si concludeva con uno schianto. Il profitto come paradigma di regolazione sociale si gloriava del suo carburante malato: il denaro ebbro della speculazione e del gioco d’azzardo. Ecco, avanzava il ciclo della produzione di “denaro a mezzo di denaro”, e il possedere, la patrimonializzazione della vita, il consumo predatorio, diventavano nodi psichici, contenuto delle relazioni tra le persone. E le nostre comunità si sono smarrite, disperdendosi nella dipendenza da merce effimera, ma talvolta rattrappendosi in forme comunitarie primitive, nevrotiche, direi modernamente tribali. Questo non ha ferito a morte la domanda di cambiamento, ha però colpito la radice delle risposte conosciute, ha travolto lo “stile” del cambiamento: siamo a cavallo di uno strano paradosso, noi predichiamo il cambiamento ma il cambiamento non ci riconosce, anzi ci scansa. Se crediamo di cavalcare la tigre ci illudiamo: prenderemo morsi, saremo subito disarcionati. Il mondo cambia a dispetto della nostra consueta depressione. Siamo noi che rischiamo di non cambiare: non sto pensando all’euforia del trasformismo, ai tanti cedimento alle lusinghe del potere, ma a una cultura politica che si libera dai paraocchi, che osserva con radicale schiettezza le cose della realtà, che si misura con i movimenti reali e con una devastante crisi di civiltà. La sinistra che è stata lungamente spogliata di identità e orgoglio, ma anche quella che è stata imbottita di pillole di anabolizzante identitarismo. Come ricominciare? questo rovello potremmo viverlo con intensità morale e intellettuale, piuttosto che usarlo come corpo contundente gli uni con gli altri, le une con le altre. La dimensione europea, anche in vista dell’appuntamento elettorale, può essere l’asse portante del pensare e dell’agire politico di una sinistra capace di parlare ai popoli e alle giovani generazioni: si può mettere questo al centro delle scelte necessarie a ridare fiato complessivamente alle forze della sinistra? Io credo che l’associazione per la sinistra possa rappresentare un luogo di ri-tessitura di relazioni socialmente e culturalmente necessarie a far vivere il “senso” della parola sinistra. Non è la sincerità della nostra passione che ci accredita come timonieri esperti del buon cambiamento: la gente non ti conosce, il corpo produttivo non capisce che tu lo difendi, la gioventù addirittura ti rimprovera un certo odore di naftalina. Bisogna avere l’umiltà e l’ardire di restituire un senso materiale alla trinità laica del “libertà/fraternità/eguaglianza”: qui, in questo punto della crisi che divora l’acqua e la terra, in quella teoria di crepe che succhiano il sangue dei produttori, in questa guerra naturalizzata ed eterna, qui il fischio del cambiamento torna a riecheggiare. Vorrei che imparassimo ad ascoltare quel fischio, e la smettessimo di vendere fischietti.

Nichi Vendola

17 Contributi (Positivo Positivo - Negativo Negativo - Proposta Proposta)

  1. Autore: sacha. Data: 17 Novembre 2008 - 10:29   

    Caro Nichi,
    spesso ti ho scritto duramente. Oggi invece volevo esprimerti la mia solidaietà di fronte agli attacchi di Stella e compagnia. E’ incredibile come il concetto di opposizione e di politica si sia rattrappito a pettegolezzo fiscale e giudiziario, e che facciano passare per casta uno come te, con tutto quello che fai ogni giorno, a fronte di un Di Pietro che si è arricchito con la demagogia. Ha rgione Sansonetti: la massima espressione del degrado della politica odierna.
    Purtroppo abbiamo perso un’egemonia che sarà difficile riconquistare, a fronte delle rappresentazioni semplicistiche dei vari Travaglio.
    Io e molti compagni del partito non siamo contro di te e la tua idea, siamo contro qualsiasi ipotesi di scissione.
    Grazie
    Alessandra

  2. Autore: Silvia. Data: 17 Novembre 2008 - 14:39   

    E’ vero, non si puo’ seminare odio e fomentare la violenza come fanno Rizzo e Stella. Per quanto riguarda l’Associazione andiamo avanti così. Silvia

  3. Autore: Mario. Data: 17 Novembre 2008 - 17:50   

    egregio nichi, se non ti muovi a rompere con rifondazione e a creare una nuova aggregazione di sinistra ora e ancora ora, sarai uno degli artefici della scomparsa storica della sinistra italiana. te lo dice un napoletano laureato in lettere con tesi sulla letteratura della resistenza che per anni è stato prima in rifondazione (senza iscriversi) e poi nei verdi (iscrivendosi), che è stato a genova nel 2001, che le ha prese ad Acerra, che ha fatto il volontario di Un ponte per . . . . che ancora oggi okkupa l’università di napoli. Ti dico queste cose perchè secondo me nn basta dire di essere di sinistra ma bisogna agire in un’unica direzione sempre e comunque. Le responsabilità sono dure ed anche le scelte non sono da meno ma quale tormento vuoi che diventi l’Italia se la sinistra fallisce l’appuntamento dell’unità? Io non credo che tu sia un salvator mundi nè per mia formazione culturale sono disposto a delegare tutto ai dirigenti, ma oggi nella minoritaria ecatombe culturale in cui versiamo abbiamo bisogno di coraggio ed io ce l’ho come credo lo abbia tu. La differenza è che io non sono “nichi vendola”, per cui il tuo coraggio deve interpretare il coraggio dei tanti me, che vogliono solo una speranza per ripartire. con affetto preoccupato. Mario

  4. Autore: Luigi Neroni. Data: 17 Novembre 2008 - 19:52   

    Guai a usare la tua ciclopica sensibilità culturale sociale politica e semantica come elemento
    di bassa propaganda per disegnarti come il compagno filosofo, quello lontano dai problemi reali della gente comune, quello che lavora solo di pensieri e parole, che vive nell’eden della cultura! E magari che fa incetta anche di danaro e benefici pubblici! Che desolazione! Ed è un peccato che la pensino così anche tanti compagni! Tu hai avuto il coraggio di gridare le contraddizioni e l’anacronismo di un certo modo di fare politica, sei riuscito a pentrare fin nelle viscere del male che sta consumando la sinistra, ormai condannata a vagare in un non luogo stretto tra quel fastidioso “odore di naftalina” e quel testardo, magari anche eroico ma inutile, arroccamento nel fort Alamo dell’identitarismo, addobbato ormai solo di bandiere e simboli che ancora ribadiscono il solito concetto del “contro tutto e contro tutti”! Tu più di ogni altro hai individuato il pericolo che stavamo correndo e quindi la necessità di una resa temporanea ma strategica, sincera e intelligente, l’unica che potesse recuperarci dall’inevitabile tonfo di un atteggiamento che predica la distinzione ad oltranza, la millimetrica definizione di un idioma ideologico senza il quale sei condannato al pubblico politico ludibrio. Ora basta, usciamo allo scoperto, possibilmente denudandoci anche dei percorsi mentali che molti di noi, purtroppo anche accecati dalla testardaggine, continuano a perpetrare. Impariamo, se possibile, qualcosa anche da Gino Strada, quando parla della Cambogia in “Pappagalli verdi”, per favore apriamo mente e occhi se vogliamo sopravvivere, non rischiamo anche di perdere quest’ultimo treno… o meglio, quest’ultima “marea”! Facciamo in modo che i nostri pugni finalmente si aprano e diventino mani che stringono altre mani, senza guardare da dove veniamo ma dove siamo diretti! Non bastano più occhi e orecchi per affrontare questa nuova ondata di protesta, occorre anche un’infinita dose di sensibilità per recuperare la fiducia di questo movimento di giovani. E’ nostro preciso dovere interpretarlo e supportarlo con tutta la nostra esperienza, con tutta la nostra modestia, con tutta la nostra voglia di costruire un mondo più giusto e nonviolento.
    Luigi Neroni di Spinetoli (AP)

  5. Autore: fregole. Data: 17 Novembre 2008 - 20:10   

    eh… dicono a napoli: tien e fregol?
    meglio preparare il terreno con una buona aratura e seminare bene, che rischare il raccolto

  6. Autore: Luigi. Data: 17 Novembre 2008 - 20:50   

    “Fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene, fino a qui tutto bene. Il problema non è la caduta… ma l’atterraggio!” Così cominciava un bel film di qualche anno fa, e questo è quello che mi ricordano alcuni compagni che non si rendono conto di andare incontro alla scomparsa. Non si rendono conto di essere simili a quelle patetiche figure che al Pantheon fanno la guardia alle spoglie dei Savoia.
    Allora coraggio Nichi, vai avanti. C’è tanta gente disperata. Abbiamo il dovere di riaccendere la speranza.

  7. Autore: tatiana. Data: 18 Novembre 2008 - 12:31   

    caro Nichi, pur non condividendo le basi del documento congressuale di cui anche tu facevi parte, spero che nessuna scissione avvenga dentro Rifondazione.
    E’ il nostro partito, il partito di tutti noi. Dentro Rifondazione devono convivere le diverse anime, o correnti che dir si voglia, perchè è nell’eterogeneità che sta l’arricchimento.

  8. Autore: claudia. Data: 18 Novembre 2008 - 21:19   

    Caro Nichi, sento molto vicine alle mie riflessioni di questo momento, che è un momento di grandi cambiamenti, le tue parole. Così come sento mie quelle di Mario, di quei “tanti me” tra i quali ci sono anch’io, con una tessera tra le mani che non sento più mia perchè voglio, meglio, perchè la realtà che vedo mi indica ormai da tempo una strada diversa: l’unica possibile per guardare avanti, a sinistra, in una nuova dimensione di crescita collettiva, plurale, articolata, accogliente, aperta, di ascolto.
    Anch’io sinceramente ho atteso in questi mesi, e continuo a farlo, un gesto di coraggio, di svolta vera, da parte dell’unica persona del panorama politico italiano che ritengo in grado di elaborare una lettura dei fatti che possa agganciare prospettive future di sviluppo.
    Non mi piacciono i personalismi ma ci sono dei momenti in cui sembra toccare a qualcuno fare grandi cose. Coraggio Nichi, io credo che saremmo in tanti: il presente è già quasi futuro, per favore non restiamo a guardare dalla finestra.
    Claudia

  9. Autore: Antonio Aghilar. Data: 19 Novembre 2008 - 4:36   

    Il cambiamento…
    The Wind of Change era (è) una bellissima canzone degli Scorpions che ha impazzato per tutti i primi anni 90′…
    Il Vento del cambiamento, allora, soffiò forte su tutta l’Europa, anzi, sul Mondo intero. Anche in Italia, dove ci fù Tangentopoli…Ricordo che a scuola avevamo la foto di Di Pietro sotto il crocefisso, con la scritta “Attento, lui ti guarda!”.. :) :)
    Poi però qualcosa si è inceppato. Qualcosa, nel passaggio (che sarebbe dovuto essere quasi indolore) , nell’EVOLUZIONE (che era necessaria) dalla Falce e Martello e dal Comunismo, a qualcosa di “meno identitario” si è rotto…
    Adesso, a distanza di 14 anni da quegli eventi, Nicky, forse è il caso di fare due conti. Perchè a me, come credo a molti, i conti non tornano.
    Non torna per esempio come mai, si andò alla scissione con D’Alema%Co, quasi immediatamente dopo tangentopoli….
    Non tornano perchè siamo Governati quasi inintterrottamente da 10 anni dalla destra corporativista (finto liberista, anzi: tutta finta) di Berlusconi e con “LA SINISTRA” ridotta ai caprici, ai “vaneggiamenti anglofoni” di quella parte del P.C.I. che all’indomani della caduta del Muro decise di “cambiare veste”, finendo con l’assomigliare alla Destra…più della destra stessa…

    Lo sdoganamento del lavoro precario, gli sberleffi ai giovani e le finanziarie quasi criminali di Tommaso Padoa Schioppa, (un Uomo dal doppio cognome: sicuramente un proletario, vero?) il tutto “cementificato” dall’ indimenticabile leadership… dell’Ex Presidente dell’IRI.

    Mi Zio Peppino la “buonanima”, rude contadino terrone (e partigiano), sarebbe stato mediaticamente molto più efficace…
    La Sinistra al Governo…”Oh, che bello” ci dicemmo tutti nel 1994: poi la sconfitta…
    Poi, di nuovo, la possibilità di “redenzione” con il Governo D’Alema….che baratto però la Legge sul Conflitto d’Interessi con tentativo (inutile e dannoso) di riformare una Costituzione che a ben guardare è forse l’unica cosa di buono che questa Repubblica abbia mai avuto…

    Poi nel 2001 la Destra iper-corporativista-finto-liberist-pro-petroleum al Governo…
    E dopo 5 anni di totale immobilismo economico e sociale ecco nel 2006 la tanto agognata “rivncita”…
    Ma subitro arrivano le finanziarie di Padoa Schioppa… a gelare gli animi. Poi “le batoste”", ai giovani, ai precari, ai più deboli….una dopo l’altra, a raffica, senza pudore…
    Senza pudore anche quando, (ancora!) a Marzo, si aumentava l’aliquota contributiva sui contratti a progetto…

    Adesso, a benguardare, penso che la caduta di quell governo è stato un bene….Almeno possiamo tornare a manifestrare il dissenso senza sentirsi a “disagio”…

    Altro che “identità di sinistra”. Qui ci sono delle responsabilità pesanti (e gravi) di tutto l’establishmént di Sinistra, Bertinotti compreso (su Pd è ovviamente supefluo pronunciarsi..). Responsabilità pesanti perchè nel tentativo di “guadagnare autorevolezza e credibilità” nei confronti degli Italiani (o meglio: delle varie corporazioni in cui questi si coalizzano) si tiravano fuori le teorie più strampalate… per giustificare dei provvedimenti degli della peggiore Tatcher…

    Costruire, certo.
    Ma Costruire dove, Nichi??
    A Sinistra non ci sono, a mio avviso, (ancora) solo macerie. Ma ruderi. A volte iingombranti. E fichè i ruderi non saranno completamente abbatutti sarà impossibile dare solide fondamenta al nascente edificio…

    L’autocritica della Sinistra è una cosa che ancora non si vede. Ed è un peccato. Perchè non c’è costruzione, senza distruzione…

    Oggi, nonstante la batosta elettorale, ci sono molti compagni (alcuni anche amici :) ) che parlano di “popolo imbecille” (cosa non vera: forse ignorante si, ma imbecille il popolo italiano non lo è mai stato) e di Berlusconi così e di D’Alema e Veltroni colì….
    Ma l’Autocritica vera dovìè??
    Non c’è (ancora?!). Ecco la verità.
    Perchè non basta dire “abbiamo ragione”. Non basta neanche constatarlo…(da ragazzino ero il “ribelle comunista”)….ora da grande, da economista, sono il “keynesiano”. I fattori cambiano, ma il risultato non cambia…. Non basta “sapere di avere ragione”.

    Non basta perchè per vincere la battaglia politica bisogna attirare più energie…più forza e freschezza, anche nel linguaggio, nel “modus comunicandi”.

    L’Italia è uno dei Paesi OCSE il cui lo “scontro politico” è più duro ed acceso: chissà, forse sono gli strascichi di una “guerra civile” mai conclusa del tutto, con reduci che (da una parte e dall’altra) continuano tutt’ora a combattersi e ad ideologizzare lo scontro, tenendo in pugno, di fatto, i destini di una Nazione.
    Una Nazione, un Paese, che data la Paura, la debolezza, la pigrizia e, sopratutto, l’incapacità (nel caso della sinistra) o la ovvia e razionale non volontà (nel caso della destra) di cambiare davvero, trova in fondo ancora comdo lasciare tutto così comè…

    Qualcuno parla dell’Antifascismo come “un valore”. Si certo. A patto però di capire (bene bene) cosa sia stato il Fascismo. O meglio: perchè ci fù , il Fascismo. E perchè ancora, in parte, c’è…se non altro come “atteggiamento mentale” dell’italiano medio verso la società che lo circonda.
    Insomma, non solo cambiamento (che sò io di Leader o di “simbolo”) è quello di cui la sinistra ha bisogno. Ma di EVOLUZIONE. In tutti i sensi.
    Evoluzione rispetto ad uno stato mentale di auto-esaltazione dei “valori ” (a proposito decidiamoci: o siamo Laici e quindi conta solo la ragione, ovvero la morale resta fuori dall’agire politico, oppure non siamo Laici e allora per noi contano “i valori”..).
    Evoluzioine in merito all’auto-assoluzione ripsetto alle nostre “colpe” di “occidentali” (perchè non basta dire “No alla guerra in Iraq” per esser “puri e senza peccato: bisogenrebbe evitare di usare l’auto, i pullman, i treni….persino di accendere la luce…Perchè non ha senso esser “contro la guerra”…se poi ci si divora avidamente l’energia di quello sporco petrolio…
    E non ha senso (sopratutto) dire “in Italia siamo a rischio Dittatura”. Non ha senso perchè, in un senso molto più esteso (e palese) l’Italia è già (ancora? O di nuovo? queste le domande cui dovremmo tentare di rispondere…) in Dittatura. In quella delle Lobbie e delle Corporazioni (Notai, Giornalisti, Tassisti,Avvocati, Farmacisti, Ingegneri, Forze Armate, Docenti, Chiesa, Dipendenti pubblici, Operai, Colletti Bianchi e ultimi, ma solo per “licenza poetica” i Politici…).

    Ecco il compito (arduo) della Sinistra che verrà. Il superamento del Corporativismo. Che può avvenire solo attraverso la predisposizione di un’attegiamento mentale “aperto”, franco, intellettualmente leale, onesto e rigorso. Non quindi un “antifascismo” ottuso, buono solo a radicalizzare lo scontro e a mantenerci prigionieri del nostro passato in una prerenne “guerra civile”. Ma un antifascismo più maturo, in grado cioè di pensare ai modi (teorici prima e pratici poi) per estripare la piaga del Corporativismo, fonte di tanto male (e malessere) nella nostra società cristallizzata.

    Il tutto ricordando, “semplicemente”, che alla Desra del Presidente dell’Assemblea siedono i sostenitori del Re, del Clero e della Nobiltà 8conservatori)Mentre alla Sinistra del Presidente dell’Assemblea siedono, i rappresentanti…degli interessi del popolo (progressisti: si lo sò..il termine è stao inflazionato da D’Alema…ma cosa dovremmo fare? Cambiare il vocabolario?No. Perchè il significato è sempre quello….sempre lo stesso….da quel lontano 1789…Del resto, non è certo un caso se al Presidente del Consiglio piace tanto parlare dal Palazzo Reale di Napoli…

    Saluti

  10. Autore: Maurizio. Data: 20 Novembre 2008 - 17:46   

    Caro Nichi, ora è l’ora.

    Hai colto a fondo la questione, qui la scissione che si rischia è quella con il mondo.

    Si teme la tua forza di persuasione, la tua “retorica”.

    Ma la tua “retorica” persuade, ha una forza costituente, e la retorica diceva il vecchio Stagirita è in fondo una forma della logica, e la Politica in fondo è logica.

    Ora incarni questa possibilità , ma domani tutto passerà.

  11. Autore: annaD. Data: 21 Novembre 2008 - 15:47   

    caro maurizio, com’è vero
    la nuova retorica afferma Umberto Eco si caratterizza come ragionamento che non muove da principi primi e non procede per sillogismi apodittici, muove invece da premesse probabili e si sviluppa su argomentazioni relativizzate, da asserzioni e valori non assoluti, eterni, inconfutabili, bensì storicizzati e compromessi con componenti affettive, emotive, perde la sua aura di fraudolenza per farsi tecnica dell’interazione discorsiva soggetta a revisione, al dubbio, alla parzialità, è parola data e scambiata nel dialogo e nel confronto
    la sua forza non sta in principi, asserzioni e valori assoluti, inconfutabili, naturalizzati e fuori dalla storia, ma nella forza della parola come capacità e possibilità di raggiungere, comunicare nel senso più letterele del termine, mettere in comune, condividere, dividere con, appunto

  12. Autore: chiarA. Data: 21 Novembre 2008 - 16:05   

    vai nichi

  13. Autore: Silvia. Data: 21 Novembre 2008 - 17:23   

    Complimenti per il premio sulla legge sul lavoro nero. Continuate così!!!

  14. Autore: Domenico. Data: 22 Novembre 2008 - 2:35   

    Ciao Nichi, meno male che ci sei tu e la forza delle tue parole…non posso che condividere le tue ansie e la tua voglia di rinnovamento di una sinistra seria, sincera, attendibile e attesa da una stragrande maggioranza di persone che hanno il coraggio di guardare oltre gli spettri del novecento per affrontare le paure, le ingiustizie e le sofferenze del nuovo secolo…
    sbrighiamoci a cambiare o sarà troppo tardi per tutti…facciamolo però con coscienza e lungimiranza, a costo di sacrificare la prossima tornata elettorale…

    con affetto,

    un compagno

  15. Autore: Eugenio. Data: 23 Novembre 2008 - 12:09   

    Perchè non siano esercizi di oratoria, retorica portata a livelli eccelsi, raffinate costruzioni grammaticali.

    In questi giorni nella mia terra, l’Abruzzo, è in corso una campagna elettorale dove una parte politica, decisamente non minoritaria, propone la privatizzazione dell’acqua, dei trasporti, della sanità (oltre quanto lo sia già), il lavoro garantito dalla politica (i curriculum da portare ai gazebo di partito), lo sfruttamento del territorio per l’estrazione di risorse energetiche, la realizzazione di inceneritori, le mani libere per affaristi, imprenditori senza scrupoli, palazzinari, amici degli amici. Chi ascolta sono cittadini disorientati, disgustati da vicende di cattiva gestione delle risorse pubbliche, di una classe politico-amministrativa pessima, vergognosa; gente che si dibatte nel presente di una crisi che morde qui più che altrove e prospettive di un futuro a tinte fosche, foschissime. Eppure nel mezzo di questa cementificazione sociale, morale, culturale qualche segno di speranza si scorge, piccoli segnali di vita, di voglia di ripartire. Leggendo il programma del candidato presidente di tutto il centrosinistra, un Onorevole dell’IDV, un uomo semplice e perbene prima di tutto, io non vedo differenze o grandi dissonanze da quel che Lei, Presidente della Regione Puglia afferma, non vedo distanze irragiungibili o barriere insormontabili nella ricerca di soluzioni, nel concreto delle proposte, nel come e cosa fare. Allora Presidente Vendola, perchè i suoi non siano esercizi di oratoria, eccelsa retorica, perchè non si costruiscano barriere dove non ci sono, barriere dove queste non hanno ragione di esistere, perchè quei piccoli segnali di speranza che nella mia terra flebilmente si scorgono possano rafforzarsi e diventare realtà condivisa da tanti la invito a venire in Abruzzo, la invito a venire a parlare qui, la invito a venire a dimostrare che un’altro modello, un altro modo di essere e di sentire è possibile nei fatti, per davvero. La chiami Rifondazione Comunista, la chiami Sinistra, la chiami centrosinistra, la chiami con le parole che più le aggradano, come preferisce; per molti trattasi semplicemente di possibilità di vita.
    Grazie

  16. Autore: Gianfranco Pazienza. Data: 26 Novembre 2008 - 21:53   

    IN ALTO, A SINISTRA.

    Ciao a tutti, mi intrometto nel dibattito dell’associazione per la sinistra barese, non potendo seguirlo da vicino, e non potrò partecipare all’iniziativa del 28 P.V. a Bari, a cui Christine e Rossana mi hanno gentilmente invitato. Per quello che vi è possibile, quindi, scusate questo contributo da lontano.
    Ho lasciato l’Italia dopo i risultati delle elezioni americane di Obama, con una sensazione di piacevole ricordo di quel sogno americano, tutto pugliese, del successo alle elezioni il 5 aprile 2005. Quando la vittoria di Nichi Vendola aveva fatto gioire tutti noi, con lo stesso entusiasmo del popolo americano visto in televisione, liberati da un destino a cui sembravamo rassegnati, finalmente protagonisti della vera stagione della “Primavera Pugliese”.
    Abbiamo voluto quelle Primarie entusiasmanti, con esse costruito il nostro modello di Puglia e di sinistra al governo, nel corso di un inverno rigido - soprattutto sul Gargano l’Appennino Dauno. A gestirle, senza grandi mezzi, solo due piccole forze della sinistra, e i comitati Vendola, impegnati a trainare la slitta del cambiamento. Su un piano molto scivoloso del sistema politico pugliese: voltare pagina in una regione completamente ingessata nel tradizionale sistema burocratico e clientelare, a cui tutti i partiti sono ancora inesorabilmente uniformati. Gli stessi comitati Vendola, forse, ne hanno assaggiato la velenosità e l’effetto soporifero a sinistra. Per cui, e molti lo hanno avvertito, la forza del cambiamento è sembrata sterilizzata nel suo potenziale dirompente, nel momento stesso in cui si è messa in movimento l’azione dei partiti tradizionali. Ma, come dicono in Madagascar: “Mora Mora”, piano piano, il cambiamento può arrivare, forte delle nostre differenze. Sicché, grazie alla slitta e alla capacità tutta sua, di Nichi, il nostro sogno si è avverato, riuscendo a far sognare quella “Puglia migliore”, svegliarla dal torpore, dall’impotenza e a reagire, mettendo in movimento le risorse e le energie sane e giovani (non solo dei bollenti spiriti) di questa nostra straodinaria - e non più rassegnata - Regione. E adesso? A quasi due anni dalla prossima campagna elettorale, i risultati ci sono, e sono più convincenti delle nostre stesse (per alcuni anche motivate) perplessità o semplici rancori.
    Più volte ho avanzato la mia urgente necessità di rimettere in corto circuito quella stagione - favoloso sogno nostrano - con tutti i pugliesi disseminati su una terra stretta e lunga, un territorio immenso e difficile da esplorare. Difficile da convincere delle buone pratiche e dei successi del governo Vendola, se questo si ridurrà alla sola vigilia della prossima campagna elettorale. Con tutti noi stremati dalle insostenibili beghe della politica, e litigati per i posti in lista. Come se tutto il nostro elettorato, credo neppure quello più strettamente militante, viva di questo inutile rituale, e del suo insopportabile linguaggio. Con tutti i dirigenti pronti a fare, poi, a giochi fatti, appelli alla trasparenza e alla pratica della partecipazione. Quindi rimettiamo in pista la possibilità delle primarie; niente panico, semplicemente aiutiamo Nichi a misurarsi con tutto l’elettorato invitando tutti a misurare le cose fatte e le cose da fare. Per esempio, per il prossimo governo regionale cosa ci proponiamo in favore della produzione agricola, della sua qualità, del suo bilanciamento rispetto al consumo di territorio in favore delle fonti rinnovabili. Un misero esempio. Se poi c’è qualcuno che voglia sfidarlo, tanto meglio; saranno primarie più vere e avvincenti.
    Ho lasciato l’Italia il giorno dopo la manifestazione dell’Università e Ricerca del quattordici novembre, travolto da quell’onda; io stesso, precario della ricerca, ho vissuto quella giornata con un lungo silenzio interiore. Contento che su quest’onda non ci sono per davvero i surfisti della sinistra travolti dallo tzunami elettorale. Per la prima volta, dopo tanti anni di movimenti vissuti, avverto che il silenzio, senza parole ne i dee della sinistra, sia davvero utile a capire il sentimento e il linguaggio vero del paese reale, del nostro elettorato, forse. Per la prima volta un movimento esprime la sua reale autonomia, e si esprime come la futura generazione che sarà investita della responsabilità di gestire il nostro Paese. Senza doversi genuflettere nelle segreterie dei partiti. Una generazione che dovrà farsi carico della povertà di futuro a cui si è condannata l’Italia, che perde i suoi giovani e perde i suoi saperi, senza recuperare i ritardi in cui si è cacciato il sistema, senza innovazione ne ricerca. La Puglia nel prossimo futuro, nel quadro desolante della crisi finanziaria, sul piano regionale può avvantaggiarsi dei futuri fondi strutturali. Possiamo articolare un modello di sviluppo valido, ed esemplare, per l’intero Paese. Le future “primarie”, anche per questo, oltre a saper proporre una idea di futuro con l’associazione per la sinistra, e a sinistra, dovrebbero sapere parlare a tutti e a tutte. Non solo ai pugliesi. Settimane fa, tornato a salutare amici di un mio vecchio ambiente di lavoro, parlando della mia vita in Puglia, mi chiedevano di Vendola, del suo governo regionale; ne parlavano come dell’unico esponente di sinistra che goda attualmente di una sua credibilità vera. Erano persone non di sinistra. Rare volte, a sinistra, ho ascoltato altrettante parole di stima e di appoggio a questa nuova esperienza della sinistra pugliese. Riproviamoci. Con lo stesso entusiasmo. Servirà a noi e alla democrazia in Italia.

    Gianfranco Pazienza

    Antananrivo 26 novembre 2008

  17. Autore: benedetto da palermo. Data: 1 Dicembre 2008 - 22:22   

    Ciao nichi,
    sono benedetto da palermo.
    Volevo ringraziarti per l’iniziativa che ti vede protagonista nella rifondazione e rivalutazione della sinistra italiana.
    Colgo l’occasione per dirti che a me l’arcobaleno non suscitata tanto stupore, più che altro è un felice fenomeno naturale.
    Non di meno l’ho appoggiato, per quanto potevo, ma zio lombardo (alias cuffaro) ha preso quelle preferenze che tutti ci aspettavamo, dato il solito atteggiamento di rassegnazione in uso (come i cannoli o la coppola), qui in sicilia.
    Qui ormai il problema non è tanto se sei di destra o di sinistra e quanto lo sei, ma se sei siciliano e quanto lo sei.
    Apparte i provincialismi genetici, non certo solo in uso in sicilia, ma radicati quasi in tutta italia, volevo capire quale sia l’esatta collocazione della sinistra, di cui tu parli, in italia e se la tua iniziativa, a tuo avviso porterà giovamento alla politica italiana… mi correggo, al popolo italiano.
    Vedi, a parte l’attuale ventata ottimistica che aleggia nel mondo occidentale con l’avvento di Obama, personalmente pensavo già da tempo che dalle nostre parti bisognava fare un operazione di svecchiamento nella politica italiana, cosa che è stata pubblicizzata in parte da veltroni, ma partendo da lui la novità dov’è? E’ sinceramente pensavo ad un personaggio come Nichi Vendola… (adesso non credere che dica ciò per leccarti il culo), ma… sono un precario di terza fascia dell’istruzione; ho un età non tanto giovane; per di più comunista in terra sicula, dimmi tu se posso ancora sperare in gente che litiga con gli avversari dalla mattina alla sera e poi si fanno assieme i giri in barca. Capisco , c’è il dialogo, ma perchè non ce in parlamento ed invece esiste solo in costa azzurra?
    Vorrei, dal basso della mia esistenza qualcuno che mi faccia sperare in un futuro più roseo, che dia freschezza all’ambiente sociale e culturale, e non una rinfrescata. Pretendo troppo se voglio tornare ad insegnare ai miei ragazzi, nella mia piccola isola rossa e felice nel centro italia dove ho prestato servizio.
    Spero che tu possa riuscirci, in attesa ti porgo il mio saluto ed il mio appoggio; sono pronto ad espormi qui a palermo per te…, anche se questo posto ormai mi sta tanto stretto.
    Buona giornata… benedetto


6 Ottobre 2012 / autore: redazione

Post: Ercolano diretta streaming e tv

Oggi alle 18 al MAV di Ercolano prende il via la campagna elettorale di Nichi per le primarie del centrosinistra. Potete seguire la diretta streaming su nichivendola.it Molto probabilmente l'evento sarà trasmesso in diretta da Sky, Rai News24, Telenorba e TgCom24.

Il codice di embedding dello streaming è:

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5 Ottobre 2012 / autore: Nichi

Post: Studenti

Gli studenti che oggi hanno manifestato contro i tagli all’istruzione raccontano di un disagio diffuso che riguarda il futuro degli Istituti di formazione, strettamente connesso al lavoro quindi al destino del nostro Paese. [...]Continua >

5 Ottobre 2012 / autore: Nichi

Post: Insieme possiamo vincere

Ho inviato una lettera alle giovani donne e ai giovani uomini di FalloAncheTu, che nei giorni scorsi hanno lanciato un appello in sostegno della mia candidatura. Potete leggere il mio messaggio anche qui. Invadiamo il campo della politica, insieme possiamo vincere. [...]Continua >


4 Ottobre 2012 / autore: Nichi

Post: In un Paese civile…

Le parole con le quali la Cassazione spiega perché, il 5 luglio scorso, confermò le condanne agli ex funzionari di polizia colpevoli della mattanza alla Diaz, riescono a restituire giustizia e verità a una delle pagine più buie della storia del nostro Paese. [...]Continua >


4 Ottobre 2012 / autore: redazione

Post: Chi specula paghi!

Nichi Vendola ha firmato l'appello promosso da l'Unità per l'introduzione in Europa della Tobin Tax. Ecco la sua lettera apparsa oggi sul quotidiano fondato da Antonio Gramsci:
Cari amici e care amiche de l'Unità, 
aderisco all'appello lanciato dal giornale affinché il governo italiano porti una posizione a favore dell'introduzione della Tobin Tax nel prossimo vertice europeo
. [...]Continua >