nichivendola - 2013

Rassegna stampa

Intervista a Nichi

Autore: redazione

“Nel Prc siamo separati in casa, congresso per dialogare col Pd” da La Repubblica del 6.11.08. Di Umberto Rosso Rep - Formato: application/pdf

36 Contributi (Positivo Positivo - Negativo Negativo - Proposta Proposta)

  1. Autore: pugliese. Data: 6 Novembre 2008 - 11:11   

    Forza Vendola

  2. Autore: Michele. Data: 6 Novembre 2008 - 11:12   

    forza nichi

  3. Autore: Silvia. Data: 6 Novembre 2008 - 11:16   

    Questa volta non dobbiamo davvero avere paura! La gente ha bisogno di una sinistra utile, non di stendardi sterili. Buona fortuna

  4. Autore: pugliese2. Data: 6 Novembre 2008 - 11:38   

    Forza Vendola

  5. Autore: Pugliese3. Data: 6 Novembre 2008 - 11:40   

    Forza Nichi. Yes we can!

  6. Autore: Pugliese4. Data: 6 Novembre 2008 - 11:43   

    Speriamo bene…

  7. Autore: Luigi. Data: 6 Novembre 2008 - 17:00   

    E’ ora di rompere gli indugi

  8. Autore: dedalus. Data: 6 Novembre 2008 - 18:21   

    Forza Nichi! la via è quella giusta!

  9. Autore: Giuseppe. Data: 6 Novembre 2008 - 18:28   

    Caro Nichi,
    sono molto preoccupato dell’accelerazione che vive la nostra aree, si nostra, la sento pure mia e vorrei essere partecipe alle scelte che si fanno. Le dichiarazioni di Migliore sulle europpe e la tua intervista su repubblica mi trovano daccordo sull’analisi ma non sul percorso futuro. Rifondazione per la Sinistra non può e non deve essere l’anticamera di un partitino marginale e senza progetto ma il “luogo” dove costrure il progetto e il percorso comune da far germinare in Rifondazione Comunista (il mio e il tuo Partito) e in una sinistra diffusa che non si riconosce più in quest’ultimo. Molte compagne e compagni, di altre mozioni, dal congresso a oggi, cominciano ad avvertire i limiti di quella scelta ma, la nostra accelerazione li porterebbe a un barricamento protettivo di un patrimonio e una comunità a cui non rinuncerebbero. Per primo io, dalla provincia di Palermo, dalle Madonie che tu ha più volte percorso, avverto questo timore. Le lunghe discussioni con i giovani compagni che per spirito identitario hanno scelto la prima mozione, ricche di dubbi sulle scelte fatte, si svuotano all’idea di questa forzatura, in luoghi, e sono tanti, dove oltre Rifondazione comunista c’è ben poco. La stessa Federazione di Palermo non comprenderebbe alchimie di ceto politico romano. Nessuno più di me è convinto dei limiti che il Partito oggi accentua con le uscite del Segretario e dirigenti vari, sbattendolo fuori dalla storia presente oltre anche la mera testimonianza. Nemmeno quella riescono a garantire! Ma ti invito a riflettere. L’attuale pseudo maggioranza che oggi gestisce il partito mostra già segni di forte cedimento, spiazzata dagli eventi, incapace di leggere l’attualità, di prevenirla di organizzarla…. è inadeguata. Credo che la pazienza, l’attesa militante sia uno strumento fondamentale adesso, precipitare vuol dire fallire e, non credo possiamo permettercelo in questa fase politica.
    Io non ho dubbi su dove andremo, su qual’è l’orizzonte, sulla validità del nostro disegno ma voglio venirci con le mie gambe, con il mio cuore e non perchè una mattina svegliandomi dovrò leggerlo da un giornale o sentirlo da una radio e facendo spallucce immettermi nella corrente.
    Con stima,
    un compagno delle Madonie

  10. Autore: Ivano Scotti. Data: 6 Novembre 2008 - 20:13   

    Accelerare, certo bisogna avere coraggio, ma io ho paura… andiamo avanti… io avanzo con il cuore che batte a mille, con la fatica di chi non sa che cosa cavolo si troverà avanti…
    Ora, Nichi, io penso che via una cosa giusta l’unità a sinistra, la necessità di costruire, magari un congresso straordinario, sì, ma quanta lacerazione ancora dobbiamo vedere, quante ancora… sono giovane, ma sono così stanco…

  11. Autore: arcangelo. Data: 6 Novembre 2008 - 21:33   

    Caro Nichi;
    Lascia perdere quel partito cieco e sordo e ascolta il popolo di sinistra. Ascolta quei milioni di studenti che non accettano di essere strumentalizzati perché sanno bene che nessuno li rappresenta. Ascolta il malessere della società Italiana e l’esigenza di un cambiamento nella politica di sinistra; l’esigenza di un partito che non propone politiche ideologiche (che poi rappresenta la causa del distacco tra sinistra e società), ma che si serve di un’ideologia (comunista) per fare POLITICA. Vedi la mattina del 5 novembre quando ho visto le strade di Chicago invase di persone che piangevano di gioia per l’elezione di Obama ho capito la grandezza della sua opera. A differenza di quello che è stato detto (questo soprattutto in Italia perché come sempre noi siamo degli analisti che sanno analizzare tutto ma che poi non capiamo niente), Obama non è stato eletto per via della crisi economica o per l’efficienza della macchina elettorale di cui si era dotato. Lui è un afroamericano e in un’America tendenzialmente razzista questo vale più di qualsiasi crisi e macchina elettorale. Obama è stato eletto perché è riuscito a parlare di qualcosa di nuovo, di un sogno, di un cambiamento che ha risvegliato nella gente un’emozione ormai assopita (non ho mai visto in Italia elettori così entusiasti di partecipare, elettori che veramente credevano di contribuire al cambiamento). Queste sono le cose di cui una forza di sinistra dovrebbe parlare, perché noi gente di sinistra siamo dei sognatori degli ideologici ottusi che non si arrendono allo status quo, ma che credono sempre che qualcosa di migliore è possibile. Impariamo da Obama. Ricominciamo a parlare al cuore degli elettori, non prospettandoli paure che sono terreno fertile per il populismo, ma riaccendendo in loro la speranza che insieme ce la possiamo fare. La speranza che una società più giusta è possibile. Si coinvolga la società civile per la scelta del documento programmatico (invece di elezioni “ truccate” tra delegati) e vedrai che la richiesta di una scissione e di una nuova sinistra trionferà. Il tuo operato nella nostra Puglia dimostra che qualcosa di alternativo è possibile ed è per questo che TU rappresenti la speranza di noi gente di sinistra.

  12. Autore: Manuel. Data: 6 Novembre 2008 - 23:01   

    Coraggio,
    dai finalmente la svolta al partito…separati da Ferrero ed unisci tutti i partiti della SINISTRA italiana…serve un partito NUOVO, davvero EUREPEO e di SINISTRA, non più semplicemente ed anacronisticamente comunista…
    …ne abbiamo tutti bisogno!!!

  13. Autore: sacha. Data: 7 Novembre 2008 - 10:36   

    sIETE DEGLI IRRESPONSABILI, UN RIDICOLO ARCOBALENO BONSAI. gLI ELETTORI NON VI SEGUIRANNO E SARETE POLITICAMENTE MORTI. aVETE PERSO IL CONGRESSO, RASSEGNATEVI ALLE REGOLE DELLA DEMOCRAZIA E SE CREDETE, FATE OPPOSIZIONE INTERNA.
    lA VOSTRA LISTA SARA’ UN GIGANTESCO FLOP, FAVA FA SEMPRE FLOP, DIETRO DI LUI NON C’E’ NIENTE. IL POPOLO DI SINISTRA NON NE PUO’ PIU’ DELLA VOSTRA AZIONE DISTRUTTIVA, CIECA, IRRESPONSABILE. IO TI STIMAVO NICHI, INVECE ADESSO NON TI CAPISCO PIU’.

  14. Autore: Sara. Data: 7 Novembre 2008 - 11:00   

    Irresponsabili di cosa? Si parla, Rif per la Sinistra parla, di liste unitarie e non di scissione.

  15. Autore: Trick. Data: 7 Novembre 2008 - 11:08   

    intanto diamo il via all’associazione per la sinistra, finalmente

  16. Autore: moderato. Data: 7 Novembre 2008 - 12:26   

    sono sconcertato per come si usino belle parole per fare una vecchissima cosa di sapore stalinista come quella di parlare di unità mentre si pratica la divisione !!!!!!!!!
    vergognatevi !

    uno che si era “innamorato” di nicki il “parolaio”

  17. Autore: sacha. Data: 7 Novembre 2008 - 12:33   

    ma che dici, guarda che questa è l’anticamera della scissione, c’è già la data (metà dicembre) e la richiesta del 47% dei beni, con tanto di minaccia di occupazione fisica delle sedi, visto che siete voi i nonviolenti. Voi state distruggendo la sinistra per rincorrere un accordo col PD. Perché è chiaro che nessuna unità può essere costruita su una scissione.
    Queste sono decisioni drammatiche, sono queste persone a decretare la morte della sinistra con il loro improvviso odio per la falce e martello, che evidentemente a Casini non potrebbe mai andare giù. Ma dove pensate di andare con metà arcobaleno, e le primarie perfare gli americani piddini fino in fondo?
    Vendola sta coltivando la vaghezza fin dal giorno del congresso, quando misteriosamente la parola costituente scomparve. E adesso nasconde i suoi propositi di scissione.

  18. Autore: Redazione. Data: 7 Novembre 2008 - 13:01   

    Come si evince dalla lettura di tutte le interviste e dichiarazioni rilasciate da compagn* di Rifondazione per la sinistra, si parla di altro. Ovvero della necessità di ricostruire la sinistra e le ragioni di una sua utilità politica e sociale. La proposta di una lista unitaria nelle prossime competizioni elettorali è una proposta che non divide ma unisce. Viene proposta a tutti i soggetti della sinistra a partire naturalmente dal Prc. Il mondo è totalmente mutato dal congresso di Chianciano: la crisi finanziaria planetaria e con essa la crisi del capitalismo, l’aggravarsi della crisi energetica, l’affermazione di Obama negli Usa, l’emergere con forza di nuovi e inediti movimenti, ci chiamano a diverse responsabilità per esistere ancora e incidere. Non è dunque questa né una proposta velleitaria né la riproposizione di un arcobaleno in sedicesimo.
    In campo c’è anche la costituzione di un’associazione: Per la sinistra che si presenterà il 13 dicembre in una assemblea nazionale a Roma e che vive già in molti territori. Un’associazione che nasce con l’intento di favorire un luogo e uno spazio comune per tutti coloro che sono interessati alla costruzione della Sinistra, dentro il conflitto sociale, agendo nuove pratiche per l’alternativa.
    La redazione

  19. Autore: sacha. Data: 7 Novembre 2008 - 14:11   

    Spero tanto che sia vero, che non ci saranno scissioni, né occupazioni di sedi. Sono le voci che circolano.
    Faccio solo notare che la proposta sulle liste è insensata, in quanto un congresso di pochi mesi fa si è democraticamente espresso in altro modo, quindi questo più che portare acqua all’unità della sinistra (che come dimostra l’esperienza dell’arcobaleno non è un valore in sé), scava solchi troppo profondi nell’unico partito importante della sinistra italiana.
    Il mondo è cambiato per Obama? Suvvia…
    Siamo stanchi di questa intollerabile guerra di nervi. Chi ferisce rischia di fare danni irrimediabili e sinceramente rende la sinistra sempre più debole ed esangue. Altro che unità della sinistra, questa faida continua è la sua morte.

  20. Autore: shumy74. Data: 7 Novembre 2008 - 18:55   

    vai nichi essre comunisti signifca anche avere coraggio di affrontare la realta’ del sistema che ci affronta..noi siamo pronti con te da ffrontare questa sfida….saluti comunisti da shumy74.

  21. Autore: lorenzo. Data: 7 Novembre 2008 - 23:39   

    secondo me oggi bisogna prima di tutto pensare ad un soggetto che unisca tutta la sinistra,visto che una sinistra così brutta non si era mai vista,non capisco l’utilità di tanti partiti comunisti.
    Credo che non sia completamente sbagliato avvicinarsi al pd,purchè non si perda la propria identità comunista,anche Marx nel manifesto ha detto che è giusto unirsi ad altre forze per raggiungere gli scopi prefissati,scegliere il male minore perchè solo con l’opposizione l’Italia non migliora,la maggioranza impera e si torna al fascismo.
    Con questo voglio dire che è giusto parlare e accordarsi con le altre opposizioni se no si perde e si perderà sempre!ma bisogna stare lostesso attenti a non dividerci ancora e a non spostare il baricentro di rifondazione verso destra.
    vai Nichi!

  22. Autore: Marco. Data: 8 Novembre 2008 - 13:52   

    ormai rifondazione comunista è giusto che si presenti alle europee col proprio simbolo, è quello che ha stabilito l’ultimo congresso. ma per la miseria…. facciamo un’altra assemblea a dicembre come l’anno scorso per la sinistra arcobaleno?? buttiamo su un cartello elettorale in 3 mesi e facciamo un’altra figuraccia?? ripartiamo col soggetto unico dopo le europee e nel frattempo sosteniamo la campagna elettorale di rifondazione in vista della prossima primavera

  23. Autore: ELSY. Data: 8 Novembre 2008 - 17:58   

    evvai!!! l’unico politico che sa di Politica da Polis!non demordere mai! sii sempre te stesso e non dimenticarti di noi !siamo alle strette veramente!Vendola: “Norme anti maestro unico”
    Puglia studia alternative a Dl Gelmini

    Purtroppo non viviamo in un paese sensibile ai bisogni dei bambini , o meglio la gente comune lo è, chi ci comanda no!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!loro non appartengono alla razza umana !

    Agli scioperi portate gli striscioni con le firme delle petizioni, vi prego. Sono le firme di chi non si puo’ muovere da casa per assistere i propri figli!!!e se pensate che alle ns lettere il Provveditorato nemmeno risponde….se pensate che tagliano sempre sui bambini e sulle fasce deboli perche’ sanno che non possiamo muoverci da casa perche’ abbiamo da assistere chi non e’ autonomo!da giorni mi afigli ami dice di non voler andare a scuola perhce’ si annoia, non e’ giusto imparare solo 9 ore a settimana e non integrarsi nelel altre ore! non e’ giusto cheio , gia’ allo stremo economicamente, debba anche trovare un avvocato che difenda mia figlia e le garantisca il diritto alalo studio!!

    petizioni.tiscali.it/sign/list/bastaaitaglisulsostegno

    http://www.santeramolive.it/news/news.aspx?idnews=1559

    Con preghiera di sottoscrizione e diffusione della ns petizione.

    Grazie di cuore

    Isabella Difonzo

  24. Autore: ELSY. Data: 8 Novembre 2008 - 18:05   

    Andrea Camilleri sul ministro dell’Istruzione davanti agli studenti del liceo classico Mamiani di Roma ha scatenato numerose polemiche. Unanime il giudizio, anche da parte di molti esponenti dell’opposizione, raccolto dal Corriere della Sera: quelle delle’83enne Camilleri sono state parole troppo pesanti.
    “Chi non rispetta la dignità delle persone o declina quel rispetto solo in base alle simpatie, anche politiche, si comporta in modo grave. - sostiene l’ex ministro dell’Istruzione Giuseppe Fioroni - Soprattutto se si pensa che il nostro Paese vive da decenni un’emergenza educativa”.
    “Quelle parole sono gravi in sé, ma soprattutto perché sono state pronunciate davanti ai giovani. - sottolinea Giorgio Tonini, senatore del Partito Democratico - Per diventare cattivi maestri basta un attimo e guai se ci si spinge nel campo dell’intolleranza. Chi è più anziano dovrebbe capire che le parole sono come pietre”.
    “La radicalità dei giudizi politici, che possono essere anche aspri e duri, non deve mai essere confusa con la semplice offesa personale”, dice Giovanni Russo Spena di Rinfondazione Comunista.
    Fa un discorso più ampio il consigliere Rai Sandro Curzi. “Certo è uno scrittore e bisogna vedere in che contesto ha detto quelle frasi. - dice - Ma senza dubbio gli eccessi che ha espresso sono l’effetto di un netto deterioramento del linguaggio nel mondo della politica. Se un presidente del Consiglio arriva a dire certe cose, se parla di persone ‘appecoronate’ e di presidenti ‘abbronzati’ si capisce che anche altri possano prendersi qualche licenza”.
    ANCHE IO LO SCRIVO DA GIORNI CHE NONSONO ESSERI UMANI! EMBEH? ME NE VADO IN GALERA OCN CAMILLERI???DA QUANTO TEMPO PROPONGONO TV IMMONDIZIA DISEDUCATIVA? DA QUANTO TEMPO BERLSCA DICE SPROLOQUI , MINACCI APOLIZIA EPOI SMENTISCE, SIAMO TUTI IMBECILLI??DA QUANTO TEMPO SEI TV SONO MONOPOIZATE DA REALITY SHOW, GOSSIP? DA QUANTO TEMPO AL PARLAMENTO SIA AZZUFFANO? E COTA CHE CI ODIA?
    LORO SE LOPOSOSNO PERMETTTERCI DI MALTRATTARCI, DI LEGIFERARE SENZA CONFRONTO E POI TEMONO REAZIONE E GIUDIZI?

  25. Autore: Claudio. Data: 10 Novembre 2008 - 0:47   

    Nichi non mollare. Ti prego, non mollare. José Martì diceva “per fare una rivoluzione ci vogliono il popolo e un leader”. Nichi, il popolo ti sta aspettando.

  26. Autore: ELSY. Data: 10 Novembre 2008 - 8:45   

    08 novembre 2008
    “La scuola non va anche per colpa del ‘68″
    Le dichiarazioni del provveditore Giovanni Lacoppola scatenano l’ira dei sindacati: “Il suo è un progetto politico”
    I rappresentanti sindacali - settore scuola - di Bari

    di Antonio Scotti

    “La scuola così com’è non va, si studia poco e male, colpa anche della passata contestazione sessantottina, episodio di quarant’anni fa, che ha fatto dell’attuale scuola un porto franco di fannulloni, somari e bulli”. Parola del dirigente dell’ufficio scolastico provinciale Giovanni Lacoppola. Che dopo l’invito a disertare le manifestazioni di piazza rivolto a studenti, famiglie, docenti e presidi, in una nota rivista di destra della città si è lasciato andare in considerazioni che stanno scatenando il disappunto di insegnanti e organizzazioni sindacali.

    Lo stesso provveditore ha dichiarato di apprezzare i contenuti della riforma Gelmini, accusando la “sinistra di strumentalizzare gli studenti” facendo credere “che il ministro voglia chiudere scuole di montagna e nelle isole” quando in realtà “vuole solo accorpamenti amministrativi per ridurre gli sprechi”.

    Le parole di Lacoppola arrivano, come detto, a pochi giorni da una comunicazione che se da una parte invitava tutti ad utilizzare buon senso allorquando si sciopera, dall’altro, secondo anche il parere dei sindacati, non chiariva il con precisione i veri destinatari della missiva. Ora le parole stanno scatenando una polverone di polemiche mettendo uno contro l’altro provveditorato e sindacati. “Con noi sono irritati i dirigenti, i docenti e il personale ATA che hanno espresso la loro preoccupazione telefonandoci in maniera massiccia” spiegano Claudio Menga, Maddalena Gissi, Franco Rafaschieri e Vitofrancesco Lozito, per Cgil, Cisl, Uil e Snals.

    “Dietro le libere associazioni mentali delle dichiarazioni di Lacoppola - continuano i rappresentanti sindacali - si nasconde, di fatto, un preciso progetto politico che si traduce in richiesta di ordine e disciplina da praticare con spirito soldatesco e militaresco, prima ancora che scolastico”.

    L’irritazione cede il passo anche alla preoccupazione che i docenti avrebbero espresso ai sindacati circa la necessità di salvaguardare la neutralità delle pubbliche istituzioni “dalla competizione politica cui il sistema dello spoil-system le ha destinate”.
    “Siamo preoccupati - concludono - perché quando un dirigente dello Stato scende nell’agone politico mediatico augurandosi che il centrodestra tenga duro e non decida di lasciar libera ogni scuola in nome del federalismo e dell’autonomia scolastica, vuole dire che il suo ruolo istituzionale è inficiato e che deve risolvere questa ambiguità”.
    La bagarre tra il provveditorato e sindacati sembra destinata a perdurare. Non di certo una bella notizia, in un clima dove lo scontro tra Governo e mondo della scuola appare sempre più dilaniato da richieste e rivendicazioni che attendono ancora di essere ascoltate e risolte.

    Caro NICHI SON DUE VOLTE CHE LACOPPOLA SI DICHIARA CONTRO GL STUDENTI E LA SCUOLA. CI CREDO CHE POI DAL PROVVEDITORATO CI RITROVIAMO CON I TAGLI AL SOSTEGNO. MA SI E’ RESO CONTO CHE TUTTA LA PUGLI A CONTESTA IL DECRETO GELMINI? BEH FACCI TU UNA CHIACCHIERATA! IO INTANTO PROCEDERO’ LEGALMNETE CONTRO I TAGLI AL SOSTEGNO! E LE PETIZIONI VANNO AVANTI:
    E CONTESTEREMO NACHE L’AVER APPROFITTATO DEL FATTO CH EI BAMBINI E SPECIALMENE I DISABILI SONO I PIU’ INDIFESIE CHE NOI MAMAME DOVENDO ASSISTERLI NON POSSIMAO SCENDEREIN PIAZZA! ALL’UNIVERSITA’ FRAGLI STUDENTI CHE SCENDONO E TANTI PROFESORI CHE LI APPOGGIANO TEMENDO DI PERDERE ALCUNI PRIVILEGI , SI STA FACENDO IL CONFRONTO E UN PASSO INIDETRO! PERCHE?PROPRIO LI’ CHE GLI SPRECHI INVECE CI SONO, LE DISCRIMINAZIONI FRA RICCHI E POVERI CHE NON POSSONO ACCEDERE AD ALCUNE FACOLTA’ A NUMERO CHIUSO PRIVILEGIO SEMPRE DELLE STESSE PERSONE !

    Purtroppo non viviamo in un paese sensibile ai bisogni dei bambini , o meglio la gente comune lo è, chi ci comanda no!!!!!!!!
    Agli scioperi portate gli striscioni con le firme delle petizioni, vi prego. Sono le firme di chi non si puo’ muovere da casa per assistere i propri figli!!!e se pensate che alle ns lettere il Provveditorato nemmeno risponde….

    http://petizioni.tiscali.it/sign/list/bastaaitaglisulsostegno

    http://www.santeramolive.it/news/news.aspx?idnews=1559

    Con preghiera di sottoscrizione e diffusione della ns petizione.

    Grazie di cuore

    Isabella Difonzo

  27. Autore: Trick. Data: 11 Novembre 2008 - 11:49   

    inutile vivere nell’attesa di rimettere insieme i vertici dei partiti a sinistra del
    pd
    io direi di partire con consultazioni massa per la costruzione del nuovo
    soggetto politico, verificare la risposta, i vertici vengono dopo

  28. Autore: annaD. Data: 11 Novembre 2008 - 15:33   

    la partecipazione politica, si sa, negli ultimi tren’anni si è ridotta all’unico evento, il voto, unica forma di partecipazione
    dall’altra parte abbiamo sperimentato come le forme di partecipazione dei movomenti sociali, giovanili, e non, di protesta siano difficilmente incasellabili, inquadrabili nelle forme tradizionali dei partiti, che sono strutture rigide, mentre quelli sono fluidi, in movimento, irriverenti, scorniciati, direi anomici, evviva l’anomia…
    tempo fa ho incollato altrove, ma ho inviato anche alla redazione di questo sito, una sintesi, una rielaborazione da un testo di Morgan, la sinistra come un cervello, in cui ipotizzavo una struttura di partito diversa da quella fino ad ora conosciuta, fluida e decentrata come le funzioni del cervello appunto, ma estendibile a tutto il corpo sociale, perchè ogni parte del cervello sinistra è un nodo della rete, e la rete siamo noi
    allora se i movimenti non sono incorniciabili, dobbiamo scorniciare la Sinistra, per ri-comprenderli,
    e ripartire magari dalle consultazioni di massa per le nuove forme che essa deve assumere, “attorno a una carta d’intenti, un nome, un simbolo, regole condivise” come ho già letto da più parti
    è una possibilità, ma vale la pena provare

  29. Autore: embodiment. Data: 11 Novembre 2008 - 21:40   

    ecco. consultazione di massa su pochi punti ma essenziali della Sinistra, subito

  30. Autore: corpo danza e vita. Data: 12 Novembre 2008 - 11:29   

    vai nichi, guerra alla diossina

  31. Autore: annaD. Data: 12 Novembre 2008 - 11:59   

    mettiamo un banchetto ogni sera nell’isola pedonale per la raccolta di adesioni alla Sinistra, con manifesti, volantini, documenti….
    vale di più che riunirsi ogni sera e arrotolarci in interminabili discussioni che non portano a nulla
    facciamo non tutto, una cosa soltanto, ma quella giusta

  32. Autore: anna maria di miscio. Data: 13 Novembre 2008 - 9:25   

    questo è il testo che ho elaborato per la riunione di domani in federazione, rimmettendo insieme i pezzi delle mie riflessioni in questo blog e in altri della sinistra e ve lo propongo per una condivisione (spero)
    Cari compagni, vi invito a saltare fuori e dentro la cornice di osservazione di quello che sta accadendo, per riuscire contemporaneamente a vedere e a vedersi.
    A chi entra nei circoli e sedi del partito e pensa di entrare nella “isola felice” della sinistra, democratica, radicale, oltre le dicotomie di genere, razza, status, disilluso, gli basta poco per uscire definitivamente da questi luoghi.
    Guadagnare lo spazio della parola per una donna è come scalare una montagna, saltare un percorso a ostacoli, e cadere ogni volta.
    Avere un incarico di rilievo per un compagno immigrato è una chimera.
    L’ironia non sulle riflessioni politiche, ma sulle caratteristiche peculiari della persona una pratica diffusa.
    Tutto questo accade mentre contemporaneamente avanziamo istanze per forme di maggiore giustizia sociale nei luoghi di lavoro, nell’accesso ai servizi sanitari, all’istruzione, universalismo ed equità nei diritti alla salute, al lavoro, nel rispetto per la dignità dell’essere umano in quanto tale, indipendentemente dalla sua collocazione geografica, culturale, etnica, di genere.
    Il/la simpatizzante medita, poi riassorbito/a dai riflussi del quotidiano rientra nei più angusti spazi del “mi arrangio da sola/o”.
    Il militante preso tra le lacerazioni del nuovo che avanza e i più sicuri spazi delle stanze di partito, paralizzato sta a guardare.
    E io faccio fatica a capire chi e dove, a leggere le ambiguità di questo e quello.
    Cosa resta?
    Il nulla.
    Allora cari compagni, penso una cosa: se non ci diamo una mossa a cambiare modalità di interazione, a riaffermare a partire da noi, nella pratica quotidiana del vivere insieme, nelle sedi e nei circoli, gli assunti di base di una sinistra anticapitalista, democratica, radicale, che promuove l’eguaglianza di genere, oltre il genere, che promuove forme di cittadinanza allargata oltre le dicotomie di razza, appartenenza etnica, status, oltre le gerarchie dei ruoli dentro e fuori dai partiti, se non promuoviamo il cambiamento qui e ora un secondo 14 aprile seppellirà definitivamente la Sinistra, e non ci sarà altra terapia per farla rivivere una seconda volta.
    E di fatto la partecipazione politica, si sa, negli ultimi trent’anni si è ridotta all’unico evento, il voto, unica forma di partecipazione.
    Dall’altra parte abbiamo sperimentato come le forme di partecipazione inaugurate dai movimenti sociali, giovanili e non, di protesta siano difficilmente incasellabili, inquadrabili nelle forme tradizionali dei partiti, che sono strutture rigide, mentre quelli sono fluidi, in movimento, irriverenti, scorniciati, direi anomici, cioè sregolati, e io dico allora evviva l’anomia.
    Tempo fa ho elaborato una sintesi, una rielaborazione da un testo di Gareth Morgan, la sinistra come un cervello, in cui ipotizzavo una struttura di partito diversa da quella fino ad ora conosciuta, fluida e decentrata come le funzioni del cervello appunto, ma estendibile a tutto il corpo sociale, perchè ogni parte del cervello sinistra può essere un nodo della rete, e la rete siamo noi.
    La metafora del cervello che ho selezionato è a mio avviso senz’altro quella più idonea alla riprogettazione delle strutture dei partiti storici così come noi li abbiamo conosciuti e che ancora sopravvivono nonostante abbiano manifestato tutta la loro inadeguatezza a rispondere alla trasformazione del tessuto sociale e alla domanda diffusa di partecipazione attiva ai processi che emerge dai movimenti sociali e dall’associazionismo.
    L’idea ruota intorno alla possibilità di costruire organizzazioni che riproducono le strutture e le funzioni del cervello umano, in cui l’intelligenza distribuita e diffusa in modo uniforme sviluppa in modo autonomo e spontaneo risposte a problemi.
    La memoria è distribuita ovunque in modo da poter essere ricostruita a partire da ogni singola parte, e l’intelligenza è distribuita e decentrata, non esiste un centro in cui converge tutta l’informazione, piuttosto è immagazzinata ed elaborata in punti diversi. I modelli elaborati dal cervello a partire dalla percezione e dagli stimoli ambientali non sono il risultato di un sistema centralizzato e gerarchicamente sovraordinato.
    Il funzionamento del cervello ha un carattere decentrato e distributivo.
    In sintesi la metafora del cervello suggerisce la messa al bando, l’abolizione della distinzione tayloristica, come era nelle fabbriche a partire dalla prima rivoluzione industriale, tra progettazione ed esecuzione, suggerisce la diffusione e la valorizzazione della intelligenza collettiva, la diffusione dei saperi, dei poteri e della conoscenza alle periferie dell’organizzazione.
    In questa particolare forma organizzativa il leader non è più l’autorità che dall’alto fa discendere obiettivi, atti d’imperio, è un leader socio-emotivo per un buon equilibrio del sistema cooperativo deve garantire partecipazione democratica, promuovere nell’apprendimento organizzativo, l’agentività di soggetti che concorrono attivamente a modificare l’organizzazione, con conseguente ampliamento della responsabilità e dell’autonomia dei gruppi.
    Un leader socio-emotivo è caratterizzato da una competenza espressiva e relazionale, ha un ruolo di coordinamento, si limita ad indicare un minimo di regole, ha funzione di orchestrazione, favorisce la creazione di condizioni abilitanti per l’azione responsabile, fornisce indicazioni piuttosto che imporre regole ex alto, promuove l’autocritica, la formazione e l’apprendimento.
    Allora se i movimenti sociali non sono incorniciabili, dobbiamo scorniciare la Sinistra, per ri-comprenderli, dobbiamo ripensare la forma partito, meno militarizzato, perché già dire militante vuol dire obbedienza, eterodirezione, impossibilità di deviare e forzare verso direzioni non imposte, ma concordate, condivise dal basso, dal sentire condiviso, vuol dire restituire al temine democrazia il suo pieno significato, il suo valore fondante di comunità, di società.
    E ripartire magari dalle consultazioni di massa per le nuove forme che la Sinistra deve assumere, attorno a una carta d’intenti, un nome, un simbolo, regole condivise come ho già letto da più parti. È una possibilità, ma vale la pena provare.
    Mettiamo un banchetto ogni sera nell’isola pedonale per raccogliere adesioni alla Sinistra, con manifesti, volantini, documenti….
    Vale di più che riunirsi ogni sera e arrotolarci in interminabili discussioni che non portano a nulla.
    Facciamo non tutto, una cosa soltanto, ma quella giusta.

  33. Autore: anna maria di miscio. Data: 14 Novembre 2008 - 22:37   

    il primo discorso, sono felice perchè i compagni stasera in fedrazione mi hanno regato un applauso, avevo tanta paura e invece…

  34. Autore: anna maria di miscio. Data: 16 Novembre 2008 - 20:42   

    riflessioni sull0articolo di Nichi
    Predichiamo il cambiamento
    ma il cambiamento non ci riconosce

    ecco, io penso leggendo questo testo di nichi, che curiosamente dalle ceneri del Novecento, non possa che risorgere una nuova ortodossia come richiamo alle radici più profonde della sinistra, libertà fraternità e uguaglianza, non mi viene in mente altro pensando a qeulle ceneri e al nuovo millennio
    ascoltare quel fischio, quella eco, e non vendere più fischetti
    curiosamente di fornte all’identitarismo non incarnato, ma incarnito come l’unghia che fa il pus nella carne viva appunto,
    di fornte al richiamo nostalgico delle radici del comunismo, della sua storia più recente e meno recente , dobbiamo non recidere quelle radici, ma scendere verso quelle radici profonde, quelle che ci restituiscono il senso della nostra umanità, della nostra antropologia appunto
    nichi quanto a radici superi ferrero :-)
    però ecco, con un’avvertenza, non c’è nulla di dato, di naturale nella natura umana, ma tutto di costruito, e con fatica, e dunque per quella eco o quel fischio da ascoltare e penetrare come un nuovo vecchio verbo, non ci resta che rimboccarci le maniche, e allora buon lavoro a me e a tutti

  35. Autore: carmine. Data: 17 Novembre 2008 - 10:10   

    Manifesto per la Sinistra.

    Sinistra svegliati, Napoli e la Campania hanno bisogno di te,
    hanno bisogno di una forza che rompa con l’assuefazione al quotidiano, al lento ma inesorabile decadimento della città, alla sconfitta delle forze del lavoro, al “nonsipuotismo” delle classi dirigenti.

    Dopo quindici anni di Centro Sinistra e di fronte alle ricette della Destra al governo, la gente di Napoli, della Campania e del nostro paese non può ridursi all’alternativa tra la Casa delle Libertà e il Partito Democratico, troppo simili, troppo uguali.

    Napoli e la Campania hanno bisogno di una forza di sinistra, modernamente riformatrice e per questo radicale, che chiuda un ciclo e riprenda a cimentarsi con il cambiamento e con l’innovazione, che ritorni a pensare alla politica come strumento per cambiare la qualità della vita della nostra gente.

    La situazione della nostra città è difficile, la deindustrializzazione dello scorso secolo è stata assurdamente assecondata da una classe dirigente che si è illusa che il turismo da un lato, la virtù salvifica del libero mercato dall’altro, potessero ricreare un tessuto produttivo capace di dare reddito ad una città di 1.000.000 di abitanti e che con il suo hinterland ne conta oltre 3.000.000.
    Il Centro Sinistra, e con esso tutto il sistema politico ed economico campano e, tranne rare eccezioni, il mondo dei saperi, ha la grande responsabilità di avere scommesso su un’idea dello sviluppo che ha scambiato la riconversione ecologica dell’economia per una politica di parchi, giardini e spiagge.

    I frutti di tale abbaglio oggi sono chiari e sono emblematici e la crisi dei rifiuti – nella sua spettacolarità – rappresenta solo la punta più visibile dell’iceberg: nonostante la pioggia di denaro proveniente dall’Europa e gli oggettivi processi di modernizzazione delle infrastrutture avviati nella nostra città, gli indici di povertà vedono ben 75.000 famiglie sotto la soglia di povertà nella città di Napoli e un tasso di disoccupazione che in Campania tocca oltre il 14% della forza lavoro.
    A questi dati va aggiunto il peso drammatico del lavoro nero e sommerso, dei morti sul lavoro, dei poteri criminali, dell’illegalità diffusa, della mancata integrazione dei migranti, dell’evasione scolastica.
    La città, nel frattempo, è passata dai circa 1.250.000 abitanti degli anni ’80 ai quasi 950.000 abitanti di oggi.
    Insomma, in quindici anni di governo, il Centro Sinistra, nonostante le tante cose fatte e i tanti successi ottenuti, non è riuscito ad invertire la tendenza al decadimento della nostra metropoli.

    Del resto, in una fase storica che vede l’economia mondiale crollare, come poteva una città debole, parte significativa di una nazione che da anni non cresce, uscire da sola dal vecchio pantano della questione meridionale?
    Napoli e la Campania hanno bisogno che la Nazione le si stringano intorno, ma devono trovare al loro interno gli anticorpi contro il cesarismo dei suoi leader politici, l’individualismo sociale, la corruttela diffusa, l’incapacità della maggioranza della sua borghesia di promuovere buona impresa, sviluppo e posti di lavoro.
    Napoli e la Campania, per farcela, devono imparare a guardare a quella parte di economia che funziona, che produce ed esporta, ai centri di ricerca e di cultura, alle Università, al sistema di trasporto e di logistica (porto, aeroporto, metropolitana), all’arte e alle risorse non espropriabili, ai suoi beni comuni.
    Napoli in particolare deve divenire una città “normale” e deve lavorare per cambiare il suo volto senza perdere il fascino della sua tradizione.

    Napoli e la Campania ha bisogno che nuove forze sociali irrompano sulla scena politica, che i giovani, il mondo del lavoro dipendente e dei saperi, chi lavora nella nuova e nella vecchia economia, gli immigrati e i poveri, i tanti che sono in silenzio, ricomincino a parlare e a sentirsi soggetti collettivi.

    Una fase si è chiusa, di fronte a noi si presenta un ciclo elettorale di tre anni e se la Sinistra non vuole soccombere ad una Destra senza idee ma famelica o ad un Partito Democratico che appare un soggetto indistinto e incapace di decidere – come dimostra la sua subalternità al Vaticano, che è ben altro dal dialogo col mondo cattolico – ha bisogno di un nuovo inizio.

    Un nuovo patto sociale, un grande programma di cambiamento, che corregga gli errori commessi e che valorizzi il buono che si è fatto. È questa una sfida anche per la Giunta campana e per quella napoletana. La Sinistra non deve abbandonare la nave che può affondare, ma non può restare spettatrice, in attesa di un risultato annunciato, deve promuovere una nuova fase riformatrice .

    La Sinistra deve fare tesoro delle culture comuniste, socialiste, ambientaliste da cui proviene e deve inverarle, non con un nostalgico sguardo al passato, ma nella lettura e nel cambiamento del mondo che abbiamo di fronte.
    Rivoluzionaria perché davvero riformatrice, la Sinistra deve essere una forza morale che rompa con il clientelismo in cui è ripiombata la nostra Regione dopo le speranze degli anni ’90; una forza sociale capace di dare voce al mondo del lavoro colpito e marginalizzato da deindustrializzazione, licenziamenti, morti sul lavoro. Una forza che valorizzi le competenze, il merito e le capacità dei singoli.
    Una forza capace di combattere vecchie e nuove povertà, vecchie e nuove discriminazioni, una forza di legalità che combatta sempre più la camorra, la criminalità e tutte quelle forme di violenza che vogliono imporre la volontà di pochi ai molti.
    Una forza che – traendo forza e ispirazione, tra l’altro, dalle lotte di queste settimane degli studenti universitari, dei ricercatori, delle famiglie – si muova decisa per riaffermare il significato della conoscenza e della formazione, contro lo smantellamento dell’Università e della scuola pubblica.

    Napoli, la capitale morale del mezzogiorno, è una città con indici di esclusione sociale fuori da ogni livello di sostenibilità. Ed è per questo che la città ha il diritto che non si faccia confusione tra le politiche di assistenza, che devono essere universali e a carico dello Stato, e le politiche del lavoro, che spettano alle imprese anche in sinergia con i piani di sviluppo industriale delle città, della Regione e dello Stato.
    Vogliamo una Sinistra capace di non inseguire i mille rivoli di chi protesta, alla ricerca di un illusorio ed effimero consenso elettorale. La Sinistra che vogliamo deve stare attenta a non ridursi a rappresentare sacche clientelari e gruppi di pressione; deve dire basta alle pratiche violente dei cosiddetti “disoccupati organizzati”, contrabbandate come “conflitto sociale”.
    Quella dei “disoccupati organizzati” è una pagina equivoca che deve chiudersi, perché tiene in scacco la città ed ha come sbocco la ciclica assunzione in posti pubblici. La conseguenza è che, da decenni, i servizi sociali decadono, tanti giovani che hanno studiato e si sono preparati per quei mestieri restano disoccupati e i cittadini più poveri devono accettare servizi sociali dequalificati.

    Napoli e la Campania hanno bisogno di una Sinistra capace di tornare a rappresentare il mondo del lavoro dipendente e le classi subalterne e, nel contempo, rappresentare chi opera nel mondo del sapere, della scienza e della tecnologia. Una forza di cambiamento e di innovazione, parte della nuova Europa che dobbiamo costruire e aperta alla cooperazione con le forze che si affacciano sul Mediterraneo.

    Di questa Sinistra abbiamo bisogno con urgenza, proprio oggi che la crisi dei mercati internazionali dimostra che è finita la favola del “ricchi tutti”, che il tempo degli esclusi non verrà.
    La crisi delle borse di queste ultime settimane impone a tutta la Sinistra italiana, quella meridionale e quella nazionale, di interrogarsi sul che fare, ci obbliga ad uscire dallo sconfittismo di questi ultimi anni così come dalle culture protestatarie e resistenziali, dalle piccole rendite di posizione e riprendere a pensare ad un nuovo protagonismo delle classi subalterne, alla costruzione di un nuovo grande partito. Ma anche ad una nuova alleanza, di pari dignità, con il Partito democratico, per sconfiggere la Destra di Berlusconi e Fini.

    Il mondo che la crisi del modello americano ci fa scoprire è un mondo nuovo, e quando si sarà diradata la polvere che segue ogni crollo, ci mostrerà nuovi attori, nuove povertà, nuove opportunità. E soprattutto ci ricorda che il modello di sviluppo attuale non è sostenibile con la vita sul pianeta.

    La società della conoscenza ha definito un nuovo modo di produrre, ma la crisi in atto dimostra che sta alla politica il compito di decidere che segno prenderà il nostro pianeta. La scienza e la tecnologia ci danno grandi opportunità e ci possono permettere di migliorare la qualità della vita, oppure possono continuare ad essere al servizio di pochi gruppi di multinazionali per decidere del destino comune.

    La globalizzazione si è incagliata e il crollo del capitalismo finanziario di questi giorni ha sconvolto mercati, credenze, modelli politici e culturali. Improvvisamente le stesse forze sociali che fino ad ieri avevano magnificato la forza creatrice del libero mercato e dell’economia globale, e si erano enormemente arricchite con essi, scoprono il terrore della crisi, evocano scenari catastrofici e riparlano della virtù dell’economia sociale di mercato, richiedono a gran voce il ruolo dello Stato nell’economia, implorano di ritornare all’economia reale.

    Questa richiesta di “nuovo socialismo”, di un nuovo intervento dello Stato nell’economia, avviene mentre le forze che sono nate dal socialismo, dal comunismo e dall’ambientalismo sono allo sbando nel nostro paese; vittime – anche – della propria subalternità culturale.
    Ma questa crisi dimostra che non c’è tempo da perdere, che bisogna unirsi, che c’è bisogno di mettere in campo un nuovo soggetto politico che riparta dai territori e dai luoghi della produzione, dai luoghi del sapere, come la scuola e l’Università, e dalle grandi questioni etiche e dei diritti civili.

    Ed è per questo che vogliamo provarci anche noi, da Napoli e dalla Campania.
    La nuova Sinistra che vogliamo costruire deve essere quindi locale, ben radicata nella realtà dei nostri quartieri, nei luoghi di produzione di merci e saperi, nel gorgo delle nostre città e nel contempo deve ricominciare a parlare con voce internazionalista, sapendo che il pianeta è piccolo e ci appartiene.

    Il terremoto elettorale che ha portato la Sinistra, nel nostro paese, fuori delle istituzioni è un segnale che dobbiamo leggere, poiché crediamo che lo sciopero del voto o il cosiddetto “voto utile” dato al Partito Democratico siano anche una critica alla Sinistra e alle sue forme organizzate, troppo uguali a quelle degli altri, troppo ceto politico, troppo autoreferenziali e chiuse in se stesse.
    Noi vogliamo che la Sinistra riempia il vuoto lasciato in questi mesi, dando un segno di discontinuità e di unità.
    Come uomini e donne della Sinistra, ci aspettiamo atti politici da chi è stato eletto nelle istituzioni e nel contempo riteniamo fondamentale iniziare ad organizzarci nei quartieri e nei luoghi della produzione e dei saperi, in modo unitario, senza disconoscere identità, ma provando a parlare un linguaggio comune e praticare un cammino comune.

    È su questa base che i firmatari del presente manifesto si autoconvocano per costruire un momento di riflessione collettiva, non un’assemblea, ma un seminario che, partendo da una prima lettura della crisi internazionale e da una riflessione sul Mezzogiorno d’Italia, sul Mediterraneo e sulla necessità di una dimensione e di una cittadinanza europea, confronti idee e proposte e discuta anche di comportamenti e pratiche per costruire una Sinistra che aspiri a cambiare Napoli, la Campania e l’Italia.
    Un’occasione per incontrarci, capire, agire insieme.

  36. Autore: Ey.Ma. Data: 27 Novembre 2008 - 23:40   

    La sto guardando su M Tv in questo momento.
    Fantastico come sempre.
    Non ho mai visto un politico più comunicativo senza essere studiato.
    Sincero, colto, simpatico, coerente ….
    Complimenti!


6 Ottobre 2012 / autore: redazione

Post: Ercolano diretta streaming e tv

Oggi alle 18 al MAV di Ercolano prende il via la campagna elettorale di Nichi per le primarie del centrosinistra. Potete seguire la diretta streaming su nichivendola.it Molto probabilmente l'evento sarà trasmesso in diretta da Sky, Rai News24, Telenorba e TgCom24.

Il codice di embedding dello streaming è:

embed code


5 Ottobre 2012 / autore: Nichi

Post: Studenti

Gli studenti che oggi hanno manifestato contro i tagli all’istruzione raccontano di un disagio diffuso che riguarda il futuro degli Istituti di formazione, strettamente connesso al lavoro quindi al destino del nostro Paese. [...]Continua >

5 Ottobre 2012 / autore: Nichi

Post: Insieme possiamo vincere

Ho inviato una lettera alle giovani donne e ai giovani uomini di FalloAncheTu, che nei giorni scorsi hanno lanciato un appello in sostegno della mia candidatura. Potete leggere il mio messaggio anche qui. Invadiamo il campo della politica, insieme possiamo vincere. [...]Continua >


4 Ottobre 2012 / autore: Nichi

Post: In un Paese civile…

Le parole con le quali la Cassazione spiega perché, il 5 luglio scorso, confermò le condanne agli ex funzionari di polizia colpevoli della mattanza alla Diaz, riescono a restituire giustizia e verità a una delle pagine più buie della storia del nostro Paese. [...]Continua >


4 Ottobre 2012 / autore: redazione

Post: Chi specula paghi!

Nichi Vendola ha firmato l'appello promosso da l'Unità per l'introduzione in Europa della Tobin Tax. Ecco la sua lettera apparsa oggi sul quotidiano fondato da Antonio Gramsci:
Cari amici e care amiche de l'Unità, 
aderisco all'appello lanciato dal giornale affinché il governo italiano porti una posizione a favore dell'introduzione della Tobin Tax nel prossimo vertice europeo
. [...]Continua >


SOSTIENI

Sostieni il sogno.



ISCRIVITI ALLA
NEWSLETTER

Inserisci il tuo indirizzo email

CONTATTI

Ci trovi così