nichivendola - 2013

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Spazio e tempo per la sinistra

Autore: Nichi

Carissim*,
avete scritto in tanti e proverò in queste poche righe a dare risposta alle domande più urgenti. Intanto è pregevole e mi dà ossigeno il desiderio diffuso e forte di ricostruire, la disponibilità a dedicare il proprio tempo, pezzi di vita quotidiana per restituire voce e volto a quella sinistra che, benché battuta, esiste aldilà di chi ha tentato di rappresentarla politicamente.
Quando mi si chiede che cosa faremo se il progetto della mia mozione non dovesse essere maggioritario al congresso rispondo che sarebbe grave la cristallizzazione di questa frattura perchè la diversità delle opinioni dovrebbe rappresentare una ricchezza e avere un carattere propedeutico alle decisioni. Credo che la scissione peggiore sia quella dalla vita reale e immaginare che un partito debba essere un piccolo gruppo è una scissione dalle necessità sociali.
Quindi abbiamo bisogno di un grande partito, di una rifondazione che rimetta in campo se stessa come un cantiere dell’innovazione e avverta come preminente la necessità di contribuire a ricostruire il campo largo della sinistra.
A chi mi accusa di voler sciogliere il partito rispondo che bisognerebbe avere più rispetto per le storie personali: io ho fondato il Partito della Rifondazione Comunista, tengo tantissimo alla comunità che al mio partito fa riferimento, e se c’è qualcosa che mi piacerebbe sciogliere sono le dinamiche di corrente che talvolta corrodono elementi fondativi, di solidarietà, dentro una comunità politica. Noi invece, come è noto, proponiamo un processo costituente. Processo nel senso di cammino, perché abbiamo la necessità di sperimentare luoghi nuovi nei quali restituire senso al fare politica.
E costituente perché abbiamo di fronte una radicale desertificazione sociale e culturale della sinistra. Si tratta di rimettere radici nella società. E mi sentirei eccessivamente bizzarro se, dopo 37 anni di militanza comunista in cui ho fortemente criticato la forma partito, volessi costruire tutto questo soltanto nel recinto di quella forma partito. Niente di più.
Buona navigazione. Ancora una volta.

15 Contributi (Positivo Positivo - Negativo Negativo - Proposta Proposta)

  1. Autore: Massimo Lizzi. Data: 20 Giugno 2008 - 23:08   

    Il partito è una comunità, ma anche una organizzazione transitoria, uno strumento, che ha un inizio e può avere una fine. Se vogliamo fare una costituente per un nuovo soggetto politico della sinistra e investire Rifondazione in questo progetto, è naturale che dopo, Rifondazione non ci sarà più. E questo, in sè, non ha nulla di male. Non può essere una accusa, nè ha senso negarlo come fosse un delitto. E’ una evoluzione. Che si può non condividere e allora si indica un’altra prospettiva. Questo dibattito per certi aspetti ricorda quello della Bolognina, nel 1989-91. Anche allora c’era l’accusa di scioglimento da parte del fronte del No e la negazione da parte di Occhetto. Nel 1991, si sciolse Democrazia Proletaria, per confluire in Rifondazione Comunista, e artefici ne furono Giovanni Russo Spena e Paolo Ferrero. Sciolsero il loro partito, per un progetto più grande e fecero benissimo.
    Oggi, il punto è questo: dopo il fallimento elettorale della Sinistra Arcobaleno è realistico immaginare un progetto più grande che riguadagni un’alleanza diversa con il partito democratico? Mi sembra arduo immaginarlo e sarebbe un bel disastro se il tentativo nell’immediato comportasse la scissione di Rifondazione Comunista. Ho letto su Repubblica oggi che si parla di ricorso alla magistratura, di congressi truccati, sospesi, di interrogati dei nuovi iscritti, di iscritti falsi. Tutto questo è molto deprimente, per quanto fisiologico nella storia dei partiti.
    Nichi Vendola, Paolo Ferrero, Franco Giordano, non sarete il gruppo dirigente di Togliatti o quello di Berlinguer, e nessuno lo pretende, ma siete persone per bene, siete, potete essere i dirigenti e i rappresentati della sinistra che c’è. Se non vi riesce di fare il meglio, pazienza. provate ad evitare il peggio.

  2. Autore: Riccardo Mariani. Data: 21 Giugno 2008 - 17:16   

    Caro Ferrero, caro Vendola (in rigoroso ordine alfabetico per evitare bofonchiamenti).

    Per una qualche mia disattenzione informatico-telematica (alla quale porro’ presto rimedio chiedendo di esserne escluso),
    mi ritrovo iscritto nelle mailing-list delle vostre “correnti” congressuali.

    Ebbene, vi voglio gentilmente segnalare che - a mio modesto parere - i messaggi che vi circolano sono davvero deprimenti e scoraggianti.

    Nonostante che da una parte e dall’altra si continui a professare “che non si vuole alzare il tiro”,
    che si vuole mantenere il tono basso, invece, in pieno stile “sinistro” e “radical-chic”, si dicono
    belle cose e poi se ne fanno altre.

    L’ultima e’ questa querelle su chi deve votare e chi no, sugli infiltrati nei congressi o sugli esclusi, sui cammellaggi.

    Per non citare la giornaliera sequenza - neanche fossimo al giro d’italia - delle classifiche, dei punteggi su chi vince tra queste due “correnti”.

    Della serie la solita zuppa, per non dire - scusate lo scambio di consonanti - la solita puzza.

    Per carità, caro Ferrero, caro Vendola, non vi voglio attaccare ne’ offendere, ma solo manifestare la mia tristezza.
    Infatti, sono davvero triste, ve lo dico sinceramente.

    Sono triste perche’ mi chiedo sempre di piu’ se la casa per quell’idea a cui tengo sia davvero un partito che non trova di meglio che cannibalizzarsi con chissa’ quale mai futuro dopo. Una pacca sulle spalle e - dopo il congresso - tutti compagni di nuovo ? Dopo tutte queste accuse ?

    Mah non so. Di certo mi posso anche sbagliare. Non ho una risposta ad oggi a questo inquietante quesito.

    Quindi penso che partecipero’ al congresso ma lo faro’ solo per il mio circolo, per il mio segretario e per tutti i
    miei amatissimi compagni ed amici. Se lo faro’, e ancora sono molto in dubbio, non lo faro’ certo per voi due.

    Sempre un po’ avvolto da questo attacco di tristezza, intanto - caro Ferrero, caro Vendola (sempre in rigoroso ordine alfabetico) -
    vi invito ad abbracciarvi, pubblicamente. Magari serve…. più di mille parole e di mille classifiche.

    Riccardo, del Circolo S.Ermete, Pisa.

  3. Autore: Riccardo Mariani. Data: 21 Giugno 2008 - 17:36   

    Precisazione. Per evitare qualunque strumentalizzazione del mio precedente messaggio, quando dico “non lo farò certo per voi due”, intendo dire semplicemente che non mi motivate a partecipare ad un congresso che non sento ancora mio. Tutto qua.

  4. Autore: MaRcO. Data: 22 Giugno 2008 - 14:52   

    Più che al PD io guarderei, prima e con più convinzione, al PdCI. Personalmente non vedo steccati ideologici insormontabili tali da giustificare ancora questa formale distinzione (ormai evidente solo nelle sigle: PRC e PdCI).
    E’ quasi inspiegabile, a mio modo di vedere, che oggi vi siano ben due partiti comunisti (che dicono, vogliono e si battano per la stessa identica cosa) all’interno della nostra arena politica. Ritengo il tutto uno spreco (di energia) e una dispersione (di voti) evitabili.
    Ricominciamo da noi, avanziamo per cerchi concentrici, tiriamo il sasso nello stagno e partiamo dal cuore per arrivare alla vista, al tatto, all’udito, all’olfatto, al gusto…a tutti gli altri sensi!
    Tocchiamoci, respiriamoci, ascoltiamoci, guardiamoci. Poi, per step progressivi, andiamo incontro agli altri.
    Prima dobbiamo prendere coscienza e fare conoscenza con noi stessi. Capire chi siamo…. cosa vogliamo… e muoverci di conseguenza.

    http://lasottilelinearossa.ilcannocchiale.it

  5. Autore: Juri Bossuto. Data: 24 Giugno 2008 - 9:44   

    Il mio percorso politico è piuttosto lungo e passa attraverso movimenti, collettivi area autonoma, giornalismo militante e volontario, associazionismo sino ad approdare alla FGCI, poi DP ed infine Rifondazione, non sdegnando uno sguardo alla Rete di Novelli.
    Dopo lunga militanza ho ricoperto l’incarico di capogruppo degli indipendenti di sinistra (opposizione al centro sinistra) in Comunità Montana Valli Chisone e Germanasca, area di cui sono “adottivo”, consigliere comunale in Fenestrelle per poi arrivare nel quartiere di nascita (e crescita) diventando, in Circoscrizione 2, prima consigliere di minoranza e poi presidente.
    Insomma in tanti anni credo di averne viste parecchie, nel mio piccolo percorso di esperienza, e di tutti i colori, assistendo più volte a disfatte, tentativi di ripresa e timide vittorie.
    Guardando verso il recente passato, osservo le molteplici azioni indirizzate all’uscita da un qualche angolo: atti complessi negli esiti e nella costituzione che hanno dato vita ai partiti Verdi, alla Rete stessa giungendo, per quanto riguarda i comunisti tra cui mi annovero con forza, alla lista dei Progressisti ed ai Comunisti Uniti.
    Mi viene da pensare che a Sinistra le abbiamo provate tutte, perlomeno per quanto concerne i contenitori, senza però mai riuscire a diventare una forza autorevolmente antagonista al drammatico esistente.
    Sembra la dimostrazione storica del presupposto per cui lo strumento “partito” deve essere e rimanere tale, evitando di divenire lui stesso l’unico obiettivo dell’agire politico, cioè uno strumento e non il fine stesso: lo dimostra la costellazione ambiziosa di simboli e nomi per mezzo dei quali si è pensato di poter dare una svolta a quel 6-8%, elettorale, da cui non si voleva uscire (guardando al meglio e non al peggio come oggi).
    Chi ci vede da fuori genera, in se, l’impressione di trovarsi innanzi ad un nutrito gruppo di persone, più o meno riconoscibili sempre, che si comportano come mosche impazzite poiché rinchiuse in un bicchiere di vetro: si vede il cielo e la luce oltre, ma dalla prigionia non si esce.
    Il dubbio che mi attanaglia, al risveglio da quel 14 aprile, è di aver avuto talmente tanta voglia di volar via, oltre il vetro, da non voler meditare troppo sul come farlo nel migliore dei modi possibili.
    Il dibattito in seno al partito in questi giorni, pare riproporre un’ansia consumata nell’immediato tempo in cui si accende e spegne un congresso. La società dinamica, seppur feudale, di fronte ci obbliga a sforzi continui di analisi e tentativi ragionati di tattiche in costante evoluzione, senza mai neppure sfiorare il trasformismo. In seguito a questa sconfitta ogni verità assoluta congressuale, compresa soprattutto Venezia, cade e chi sbaglia opzioni politiche ora, probabilmente non avrà modo di rimediare con facilità in futuro.
    All’analisi deve seguire l’azione evitando, accuratamente, con essa di travolgere tutto e gettare, come sempre è avvenuto nel passato in situazioni simili, bambino ed acqua di lavaggio. Guardare al perché della nostra ultima grande sconfitta, in ordine di tempo poiché alla scorse amministrative non andò certo bene, non deve né può essere impresa facilmente liquidabile. Pesano errori enormi di interpretazione della società a noi intorno ed illusioni, troppe volte coperte da uno strato pericoloso di presunzione, assolute ed indiscutibili.
    Riempire pagine e pagine, in continui documenti, di termini quali “movimento” o più significativamente “movimento dei movimenti” rischia di aprire a operazioni ridondanti, indirizzate a porre solo “cappelli” e scarsamente credibili; così come richiamare ad ogni passo la democrazia unita alla trasparenza per poi applicarla a malincuore al nostro interno (quando si applica).
    Cosa è accaduto, o meglio a cosa stiamo assistendo nella nostra società. Certamente il sistema elettorale, voluto dai soliti poteri,” non aiuta la rappresentanza politica dei cittadini, specialmente di chi si pone contro. Basta pensare al dato regalatoci dal nuovo Parlamento, ossia quello inerente una quota pari quasi al 35% degli italiani non rappresentati nell’Assemblea (tra astenuti, chi ha votato partiti sotto quorum ed altro). Un progetto di esclusione all’americana, il cui mito democratico dovrebbe essere rivisto, che sorge dal vecchio, ma sempre in voga, “piano di rinascita democratica” a firma Gelli: strategia perseguita giorno dopo giorno, tra determinazione della destra e complicità colpevole di tanta sinistra (o presunta tale).
    Con l’ultimo risultato uscito dalle urne e la composizione del nuovo esecutivo, quelle idee di sviluppo “democratico” piduiste si sono praticamente attuate nella distrazione generale, aprendo in seguito alla riduzione progressiva della sinistra Comunista ad un’epoca tutta indirizzata, senza esclusione di ambiti, al superamento delle conquiste sociali, unito all’azzeramento dei molti diritti fondamentali a fatica resi esigibili grazie alle lotte del passato.
    La Restaurazione ha fatto breccia nelle nostre timide e sconclusionate difese, e si svela tramite la precarietà del lavoro, la riduzione a semi schiavitù dei lavoratori e degli Esseri umani tutti, il dominio verso interi popoli al suo servizio, le guerre di potere economico, la micidiale e continua riduzione degli spazi di diritto illuministico.
    L’informazione ha aiutato molto lo svilupparsi di questo cupo percorso, e non solo esclusivamente in campagna elettorale, ma in tutti i momenti in cui si è data voce solo alla paura, all’inganno, all’individualismo ed alla mercificazione di sentimenti e persone. Bugie che sono diventate scienza umanistica, affiancate da una globalizzazione solo economica che, ben presto, ha scatenato nuovi nazionalismi, le delocalizzazione industriali hanno contribuito, e quindi nuove tristi paure.
    Non stupisce quindi la stagione che avanza a passo veloce, epoca in cui lo stesso Tremonti coglie il grido di allarme dell’industria non sazia dei propri profitti e tesa, molto tesa, causa il calo dei consumi interni, che attualmente risparmia solo i prodotti tecnologici: un ministro che riesce ad accusare i Comunisti di trasformismo in difensori del mercato e causa del tutto. Ecco come nasce, sulle ceneri del vilipendio alle istituzioni, il neo peronismo di targa italica (che come in un incubo ci coglierà ad occhi spalancati accompagnandoci per lungo periodo).
    Eravamo, e continuiamo ad essere, la spina nel fianco di questo sistema creato ad arte. Ci hanno in parte rimosso, come la famosa spina conficcata nella zampa del leone, ed il dramma (nel dramma) è il quadro che si delinea in molti nostri circoli, dove sembra si voglia solo idealizzare la situazione, senza di fatto agitarsi un granché. La causa va forse ricercata nella stanchezza da sconfitte subite; o forse perché in calo la passione derivante da lotte vinte; forse per lo scollamento tra base e dirigenza oppure per l’insinuarsi in noi di virus che già hanno devastato altri partiti, quali rampantismo ed arroganza da posizione acquisita.
    La continua azione di confronto e conta interna, sembra l’ennesimo atto paragonabile ad un esercito che affronta il nemico oramai alle porte, mentre al suo interno si eseguono le peggiori epurazioni: atto tra l’ingenuità e la colpa grave che ci consegna tutti, in mutande, agli avversari.
    Come anticipato la globalizzazione non ha aiutato, anzi. Imponendo, questa, l’applicazione di scelte economiche maturate in stanze lontane da noi, sia fisicamente che idealmente, si è reso impossibile anche il governo del territorio, non solo delle nazioni. Fattore che contribuisce alla trasformazione della Politica in un complesso burocratico del fare ciò che si può, e non del fare nel cambiamento, ed i politici spesso in soggetti in cerca non di autore ma di potere personale. Tra le tante dimostrazioni possibili ritengo la vicenda TAV tra le più emblematiche, e non certo la sola.
    Guardare avanti, a questo punto della favola, è fondamentale. Uscire da stereotipi, qualunquismi ed immobilismo diventa atto di sopravivenza. Dobbiamo ritrovare il coraggio di affrontare i temi accantonati in questi anni, senza timore alcuno: senza voler cambiare idea, ma con il solo scopo di pianificare nuove strategie e, forse, nuove tattiche unite alla rilettura del presente.
    Ossia una forte analisi Comunista affacciata alla stessa prospettiva Comunista, togliendo al contempo quegli impedimenti stratificati, nei decenni, che rischiano di accecarci impedendo di vedere la realtà in cui siamo immersi. Lenin non era leninista, ma Comunista ed avvitando la storia riproponendola come un insieme di situazioni sempre “verdi” può essere limitante nella ricerca di risposte reali. Il Comunismo è un grande percorso con una grande storia di passione, riscatti umani ed errori in alcuni poteri nati anche a causa dei suoi nemici storici: se ne celebra il passato e coerentemente lo si fa maturare in tragitti dell’odierno; fare il contrario significa credo sbagliare i conti con lo stesso concetto comunista.
    Lottare contro i soprusi, ovunque avvengano; lavorare per l’inserimento degli immigrati in un percorso di riconoscimento e rispetto reciproco comprensivo di un tragitto che sbuca nella condivisione infine comunista; combattere l’abitudine di cercare facili capri espiatoi su cui addossare il disagio sociale e sconfiggere la ricerca ossessiva del “diverso” nelle nostre comunità; organizzare i deboli (tutti) allo scopo di fare loro acquisire coscienza e speranza, evitando di creare lotte tra “poveri” o “poveri” apparentemente privilegiati nella cura: ecco la traccia di un possibile campo di ripresa della nostra presenza sociale. Entrare nuovamente nelle cosiddette cellule, o collettivi, territoriali senza sottrarsi al confronto ed al dialogo e riprendendo, con forza, a spiegare i nostri “perché” riguardo alle scelte da noi perseguite. Un ritorno, questo si, all’umiltà collettiva, evitando di fare degli istituzionali sia dei bersagli facili su cui sparare rabbia ed incomprensione, ma neppure esseri da non contraddire pena il biasimo.
    Il Comunismo è presente in tutte le dinamiche sociali: è li in attesa di un risveglio collettivo. Finché è presente il sopruso di classe è presente il Comunismo comunque possa questo essere chiamato. Raramente le grandi RIVOLUZIONI nascono da partiti comunisti, ad esclusione di quella per antonomasia, ma da compagni che lottano sino alla trasformazione delle cose in quell’ordine, mentre a volte i partiti hanno generato, in climi di guerra ingiusta subita, poteri non sempre popolari e discutibili nei loro propositi.
    Non mi spaventa, in questo momento, la prospettiva di salvaguardare Rifondazione ed, al contempo, uscire dal riccio guardando alla costruzione di una Sinistra. La federazione di partiti dell’Arcobaleno, fatta dall’alto, è finita quale esperienza: lo conferma il fatto che già due partiti su quattro, che lo componevano, si sono defilati in cerca di nuove (?) proposte. Occorre allora ripartire dal confronto cosicché puntare ad una nuova unità, capace nel tenere e valorizzare il buono e gettare il negativo.
    Credo nella possibilità che sorga un soggetto generoso di ideale Comunista, ossia pieno di tale “domanda”; ideale non stantio, ma in continua evoluzione dinamica, deciso nel gettare via i metodi
    legati alla burocrazia, al leaderismo di sola appartenenza, ed altrettanto deciso nell’immergersi di realtà attuale. Occorre intervenire nei processi non solo perché comunisti, ma per dimostrare praticamente che la via di uscita può essere solo quella: un Comunismo non solo annunciato, bensì realmente impegnato nella salvaguardia di donne ed uomini, comunità ed ambiente.
    Usciamo dalle nostre sale polverose ed andiamo a lavorare nella società viva e pulsante: così come sempre hanno fatto coloro che davvero volevano cambiare questo nostro mondo. Ad obiettivi chiari ed azioni non incerte possono seguire anche rituali liturgie, ma queste da sole conducono alla noia improduttiva.
    Nella mia piccola esperienza di presidente della commissione lavoro consigliare, regionale, ho avuto ancor più modo di toccare con mano gli effetti devastanti frutto delle logiche legate al maggior profitto ed alla delocalizzazione: temo non basti una azione “ordinaria” per invertire una rotta lasciata al timone di pochi potenti signori.
    Quindi senza rinnegare alcunché, anzi rafforzando la mia convinzione nell’attualità del comunismo,
    e dopo lunghi pensieri critici sui motivi che hanno portato a questo congresso frazionato i cinque, litigiosi, documenti, ho aderito alla mozione che porta quale primo firmatario Vendola: a patto che queste mie poche righe possa in futuro ritrovarle, concretizzate, nell’attuazione dei propositi enunciati in fase congressuale ed, in caso di sua segreteria, nella fase gestionale del partito. Tentando di evitare un’altra, fatale, delusione.
    Saluti fraterni.
    Juri Bossuto
    Consigliere Regione Piemonte Prc

  6. Autore: Mauro Levratti. Data: 25 Giugno 2008 - 10:09   

    Non sono mai stato iscritto a Rifondazione…

    Mi presento rapidamente per arrivare ad un punto che a me sembra politico oltre che esistenziale. Sono del ’49, non più, quindi, propriamente giovane. Tra la fine degli anni 60 e i primi 70 ero alla Statale di Milano, con il movimento studentesco, e davanti ai cancelli delle fabbriche di Sesto San Giovanni, con il Manifesto. Poi, fino ai primi anni 80, segretario di sezione e di zona nel PCI. A Modena nell’Ulivo e poi nei DS, fino a che – non solo a Modena – mi è sembrato che la logica oligarchica ed istituzionale non fosse più il segno di una difficoltà politica, ma la scelta di un modo di far politica, con cui forse è possibile trattare, ma non discutere.
    Nel frattempo ho sempre lavorato nel mondo della scuola e della formazione – mondi che, in qualche misura e a certe condizioni, rendono possibili disegni e pratiche politiche non solo individuali, con una relativa autonomia rispetto al quadro istituzionale.
    Il punto di cui dicevo consiste nel fatto che nell’arco di tutti questi anni non mi è mai capitato di arrivare alla vigilia di un voto politico in uno stato di solitudine ed impotenza come lo scorso aprile, e di constatare che, se avessi avuto viscere a sufficienza, non avrei votato.
    Alla fine ho fatto finta che fosse possibile una soluzione bipolare di tipo contabile - ed ho votato PD alla Camera e Sinistra Arcobaleno al Senato. Ma è del tutto evidente che c’è molto più senso e principio di realtà nel risultato elettorale di quanto ve ne fossero nella mia scelta di voto.
    Il PD si è presentato al voto essenzialmente con una scelta tattica, tanto fondata quanto feroce – meglio non chiedersi perché condivisa dalla Sinistra – e con la proposta del correre da soli e di un voto utile si è guadagnato la sua vittoriosa sconfitta.
    Vittoriosa per sé e per il suo ceto. Quale possa esserne l’utilità ed il valore per chi lo ha votato, è tutto ancora da scoprire. Per ora ha forse ragione Ilvio Diamanti, quando rappresenta il PD come una novità “attraente”, ma “vecchia” … a metà …fra personalizzazione nazionale e oligarchia locale …uno strano albero…con radici salde…che non riescono a propagarsi.
    La sinistra dal canto suo ha ricomposto e riproposto in un faticoso cartello elettorale una visibilità che nella coalizione era stata percepita, e per lo più era, simbolico-parassitaria ed intralciante; nella società e sul piano della capacità di proposta, inconsistente. Il voto non ha determinato la dissoluzione della sinistra, ha solo reso visibili e spazzato via, o per lo meno colpito duramente, antiche e più recenti posizioni di rendita.
    Entrambi i risultati, in modi e per ragioni diverse, rappresentano tuttavia una possibilità effettiva di discontinuità, ed il percorso costituente di una forza di sinistra senza aggettivi – in un centro sinistra altrettanto da reinventare - mi sembra l’unico modo per cogliere e coltivare questa possibilità.
    Tuttavia, intendiamoci. Costituente è parola forte, non riducibile ad una mera politica delle alleanze per far fronte alle prossime amministrative. Lo stesso D’Alema considera banale constatare l’esigenza di una politica delle alleanze all’indomani del risultato del PD, e non attribuisce a questa esigenza nessun valore costituente. Intendo dire che per chi si propone di rappresentare desideri e bisogni di sinistra – così come per i portatori di tali desideri e bisogni - sarebbe esiziale se ciò che si sta mettendo in moto si risolvesse in un mero accordo elettorale, funzionale ad un qualche recupero del voto disperso – quanta parte? – e al reimpiego di una parte del ceto politico che il risultato di aprile ha reso extra parlamentare.
    Altro è chiedersi se esista uno spazio politico per il percorso che si sta disegnando, se sia possibile reagire nel contempo alle spinte verso la semplificazione plebiscitaria del sistema politico, verso l’arretramento minoritario, verso la dispersione in mille rivoli.
    La domanda è più che seria, ma non per questo mi sembra realisticamente esigibile una risposta preliminare. Mi sembra una di quelle domande che ci si pone, più che per avere risposte, per capire come costruire risposte.
    Non credo che il come possa consistere nella ricerca prioritaria di una politica delle alleanze e di un nuovo accordo elettorale – che in sé e per sé potrebbero al contrario costituire un fattore di ulteriore dissoluzione di spazi residui o possibili – per via del fatto che il voto di aprile ci ridice con evidenza plateale che siamo di fronte ad una domanda di sinistra in gran parte implicita. Il primo problema non è di raccoglierla e rappresentarla, ma di esplicitarla, di costruire le condizioni perché possa dare forma a se stessa, esistere, affermarsi in discorsi, proposte, socialità, azioni, movimenti, voti.
    Non intendo dire che vi debba essere un prima ed un dopo, o che la sequenza debba essere lineare, ma che le prossime scelte di voto, per essere credibili a sinistra, devono poter essere raccordabili ad un processo – identificabile e condivisibile innanzitutto in rapporto ai modi del suo svolgersi prima che ai suoi esiti – capace di coinvolgere ed impegnare nella costruzione di proposte sui temi cruciali che abbiamo di fronte.
    Altrimenti, perché votare un candidato di matrice SD piuttosto che PD?
    D’altra parte non è in discussione l’esigenza di un rapporto con il PD. Il punto è differenziare e stare su più terreni di rapporto, quello delle “ciclabili” così come quello dell’”inquadramento della nuova realtà sociale, senza pregiudizi”, come propone ad esempio Vincenzo Cerami. Può anche essere che sulle prime ci si trovi d’accordo, ma che sull’altro ci si differenzi su aspetti decisivi, che rinviano non ad una generica “voglia di sinistra”, ma almeno alla ricerca di una cultura e di una capacità di agire fondative della sinistra.
    Ad esempio, siamo convinti con Cerami che in una società “fatta non più di persone e culture diverse, ma di una massa indistinta di possibili acquirenti della politica…in una società orizzontale, senza più passato e con un futuro lungo appena una settimana…anomica e omologata…la politica viene umiliata e fuorviata non solo dai politici mediocri, ma dalla stessa società che le impedisce di funzionare come dovrebbe, (dimostrandosi così che) la politica è figlia della cultura e non viceversa”.
    A me convince molto di più Mario Tronti – per inciso: ho tirato un sospiro di sollievo nel ritrovarlo in una citazione di Fava sulla home page di SD – quando sostiene che in una società frammentata e individualizzata…aumenta l’obbligo della voce politica, e che parlare alla frammentazione vuol dire elaborare una proposta unificante … produrre legame sociale… conflitti… fare società con la politica. Altro che “affidarsi” con “serenità“.
    E poi, siamo davvero convinti che la spoliticizzazione e l’antipolitica siano frutti ineludibili ed esclusivi della globalizzazione e del neoliberismo, o della interpretazione nostrana che ne fa la destra di Berlusconi? Oppure – nuovamente Tronti – non è che a furia di assumere il dato così com’è… senza farsi carico di una proposta politica forte… si innesca un processo che va a finire nella crisi della politica? Non nell’incapacità di rappresentare, ma nel crollo della proposta soggettiva…nel produrre prima antipolitica e poi nel farsi carico di rappresentarla.
    Una Costituente di sinistra è tale, tuttavia, non perché è in grado di indicare compiutamente i contenuti di una proposta, ma innanzitutto per il fatto di assumersi la responsabilità politica di avviare ed alimentare un percorso di ricerca. E di farlo riannodando i rapporti con la cultura.
    “Ricostruire una capacità d’intervento e risposte non episodiche, chiede una capacità di lettura della società italiana della quale oggi ancora non disponiamo” - dice Vendola, pensando agli intellettuali come a “protagonisti della creazione di un nuovo senso di società di cui il partito deve essere propulsore … superando la scissione tra il processo di formazione delle idee e quello della decisione politica, fra dibattito culturale e scontro politico”.
    Io credo che qui nessuno pensi al moltiplicarsi dei cenacoli.
    Il punto è: nella società attuale, individualizzata e quantitativa, non più novecentesca, la cultura da sola ha una qualche possibilità di svolgere e dare gambe ad un proprio discorso? E la politica da sola, ammesso che si decida a farlo, può essere in grado di elaborare un proprio discorso? La politica – e non dico quella di Berlusconi – non ha finora e per lo più declamato esigenze ed enunciato temi a cui sono seguite pagine per lo più bianche, veri e propri manifesti di antipolitica? Non ha preferito cercar voti ricomponendo l’esistente attraverso richiami differenziati nel contenuto, ma accumunati nella natura ideologica?
    Il voto di aprile può forse rappresentare una discontinuità se invece che essere interpretato come la conferma di una regola aurea (“la politica è figlia della cultura e non viceversa”, che tradotto potrebbe significare: con una società così, che politica si può pretendere?) diventa occasione vera per interrogarsi su quale cultura, quale politica, quale rapporto fra politica e cultura, oggi.
    Le società del novecento e dell’ottocento saranno pure state di classe, ma non per questo è stata una “passeggiata“, né teorica né pratica, costruirvi una soggettività politica. Ed è comunque possibile affermare che in quella passeggiata vi sia stato un prima tutto culturale ed un dopo tutto politico?
    Nel corso dell’Ottobre – e da noi della Resistenza - cultura e politica non hanno teso a coincidere? E le successivi separazioni (qui da noi, “Vittorini se ne è andato e ci ha lasciati soli”) sono davvero interpretabili sulla base della logica del prima/dopo?
    La società attuale, proprio perché è come è, non richiede una maggior connotazione dell’impegno politico in termini culturali, non impone innanzitutto alla politica l’obbligo di costruire le condizioni di un discorso culturale? Non c’è in questo una peculiarità nostra?
    Sarà anche vero che non siamo di fronte ad una crisi di civiltà, ma ad una critica di civiltà.
    Sarà anche vero che la Nuova Destra è un Mostro Mite, che ci sono i paletti dell’Europa, ecc.
    Però intanto – per restare sulla superficie delle cronache più recenti - non hanno deciso di utilizzare l’esercito nelle strade? E le dichiarazioni di Fini, in relazione ai fatti di Verona, non hanno un che di sinistro? I giudici non stanno forse chiedendo di incontrarsi con il Presidente della Repubblica?
    In realtà è davvero urgente una “Costituente di sinistra che sappia essere anche cantiere di innovazione politica e culturale”, come dice il documento in discussione nelle assemblee di SD. Cantiere è una bella parola. Allude a qualcosa che, se c’è, si vede. Luoghi di lavoro individuale e sociale. Articolazione di percorsi in presenza ed in rete, di inchiesta, di riscoperta della società, di elaborazione, di incontro con gruppi e realtà sociali di lavoro, apprendimento, consumo, anche culturale. Di confronto e verifica pubblica dei punti di sintesi. Con il coraggio e la generosità necessari, come si legge in più interventi della discussione che si è avviata. E, aggiungerei, con tempi non biblici, ma nemmeno affrettati. Da quando ho cominciato a sentir dire che i tempi della politica e della decisione oggi sono necessariamente rapidi, o non si è vinto, o si è perso. Prendiamoci il tempo che ci vuole per avviare un percorso che sappia non solo raggiungere, ma attraversare le prossime tornate elettorali.

    Mauro Levratti

  7. Autore: Roberto Villa. Data: 25 Giugno 2008 - 17:24   

    Grazie Nichi per il lavoro importante che stai portando avanti per il nostro Partito!

    Ogni infamia ed ogni polemica interna devono essere eliminate. Va privilegiata una gestione unitaria basata su una linea comune che apra al nostro movimento politico nuovi orizzonti culturali, sociali, antropologici e la tua proposta pare muoversi proprio in questo senso.

    Roberto Villa

  8. Autore: Silvia. Data: 26 Giugno 2008 - 9:45   

    Caro Nichi prima di tutto complimenti per il blog che da tempo aspettavamo. Vorrei dirti poi che sono contenta tu abbia deciso di candidarti a un ruolo così importante e in un momento tanto delicato. Io, nel mio piccolo, ti aiuterò. Silvia.

  9. Autore: Gc* San Lorenzo. Data: 26 Giugno 2008 - 9:53   

    DICHIARAZIONE DI VOTO PER IL CONGRESSO DEL CIRCOLO PRC DI SAN LORENZO

    Care compagne, cari compagni,

    siamo un gruppo di Giovani Comunisti iscritti a questo circolo e abbiamo deciso di presentare una dichiarazione di voto comune per la mozione “Manifesto per la Rifondazione” e per il compagno Nichi Vendola.
    Abbiamo origini e esperienze diverse alle spalle, e siamo tutti iscritti da molto poco al circolo di San Lorenzo, ma ci siamo raccolti intorno ad alcune idee che riteniamo fondamentali sia all’interno del partito, sia all’interno del nostro circolo e del nostro quartiere.
    Innanzitutto riteniamo che non sia più possibile né accettabile tornare sui nostri stessi passi, abbandonando il progetto di una sinistra larga e inclusiva come quella che le esperienze della Sinistra Europea e della Sinistra Arcobaleno avevano prefigurato.
    Non possiamo nasconderci come e quanto quest’ultima abbia rappresentato una tappa importante per la costituzione, per esempio, del circolo del III Municipio.
    Secondo noi questo congresso non deve pensare né di sciogliere il partito, né di arroccarsi su posizioni identitarie novecentesche: questo dibattito a noi non interessa!
    Si tratta piuttosto di ricominciare ad essere interpreti del disagio e del malessere della nostra società capitalista e postmoderna che, in quanto tale, lascia uno spazio di azione non indifferente alle forze della sinistra alternativa, se queste sono in grado di autoorganizzarsi e di gestire i rapporti di forza con le istituzioni nazionali, transnazionali e con i territori, i movimenti e la società civile. Siamo perfettamente consapevoli degli errori e dei limiti strutturali che hanno portato allo sfascio della Sinistra Arcobaleno e al pensionamento anticipato della Sinistra Europea, ma questo non significa, per noi, che si possa sorvolare sull’evidente messaggio che ci mandano il dramma delle comunità Rom, le difficoltà e l’alienazione dei precari, degli omossessuali, delle donne, dei migranti e degli studenti. Sono loro che ci chiedono di colmare il vuoto a sinistra della società sempre più a destra, per evitare di essere frantumati dal facile provincialismo e dal razzismo.
    Gettando uno sguardo sull’attuale situazione politica siamo consapevoli che, fuori dal parlamento, sia necessaria non solo un’azione di implacabile contestazione contro le politiche del governo, ma allo stesso tempo un dialogo con l’opposizione che sia altrettanto costruttivo, severo e critico, e che possa portare sempre di più a condizionarne l’operato e la prospettiva politica. È dunque evidente anche a noi quanto sia pericolosa la non attività di Rifondazione, che resterà paralizzata dal congresso almeno fino alla fine di Luglio, ma tanto più ci sembra sbagliato l’atteggiamento di chi non lavora affinché questo congresso si risolva al più presto, con una linea politica ben definita, compattezza e unità.
    Per esempio crediamo che sia necessario che Rifondazione torni a partecipare (e a organizzare la partecipazione) ai Social Forum, a cominciare da quello che si terrà a Malmö dal 17 al 21 Settembre. Questo è un impegno che vogliamo si prendesse unitariamente anche da questo circolo.
    Oltre a questo, ci sono due progetti di cui vorremmo che tutto il nostro circolo si assumesse la responsabilità. È un’idea che nasce dalla messa in atto del concetto, continuamente sottolineato durante il congresso da tutte le mozioni, che Rifondazione debba ritornare sui territori. Siamo convinti della validità di tale proposta ma anche della necessità di rielaborare l’analisi e la percezione delle trasformazioni in atto nella società e in particolare nel nostro quartiere. In questo senso la responsabilità ricade sui circoli territoriali, e dunque direttamente su di noi, che dobbiamo lavorare in modo da non continuare ad essere inattivi a causa del dibattito congressuale.
    Da qui due proposte.
    Innanzitutto la ricostruzione di un circolo universitario alla Sapienza, che ponga le basi per un collegamento con lo stesso ambiente in vista di anni in cui il contrasto con le politiche del governo da una parte, e delle organizzazioni neofasciste dall’altra si farà sempre più acceso. In pratica proponiamo che il nostro circolo diventi l’interlocutore primario della federazione romana nella prospettiva dell’apertura di una sezione universitaria (ricordando ai compagni di via Squarcialupo la necessità di prendere una decisione in tempi brevi!).
    Inoltre, proponiamo che il nostro circolo sostenga la partecipazione alle attività di sostegno all’occupazione Rom di Quintiliani. Questa esperienza, che già coinvolge alcuni di noi, rappresenta un importantissimo laboratorio politico e sociale per l’integrazione, la scolarizzazione e per la difesa dal razzismo della piccola comunità Rom di Pietralata, alle porte di San Lorenzo.
    In ultimo come studenti e giovani siamo direttamente interessati ad aprire un dibattito che analizzi i rapporti tra i residenti di San Lorenzo e la comunità studentesca, perché crediamo che gli studenti rappresentino un valore aggiunto al quartiere e che il nostro circolo possa contribuire al miglioramento delle condizioni di convivenza nel rispetto delle differenze intergenerazionali.
    In conclusione, ribadiamo la nostra dichiarazione di voto alla seconda mozione, proprio perché siamo convinti che il fiume della non violenza e dell’altermondialismo non possano essere arginati da una sconfitta elettorale, e proponiamo di ritornare ad essere naviganti, ciascuno nel proprio affluente, verso il futuro della Sinistra.

    Roma, 23-24-25 Giugno 2008

    Pietro Castelli
    Giulio Di Donato
    Giacomo Di Foggia
    Valentina Donini
    Valentina Greco
    Edoardo Lobiana
    Cesare Rosetti
    Renata Solimini

  10. Autore: Matteo Lucatello. Data: 26 Giugno 2008 - 10:06   

    “Les motions tuent les emotions” le emozioni uccidono le emozioni. Così uno slogan del Maggio d’oltralpe; una lezione per il ’68 italiano, troppo spesso contaminato da troppe parole che si parlavano addosso.
    Credo che niente di meglio di questo slogan rispecchi ciò che stiamo vivendo e rischiando in questi giorni che si trascinano rancorosi verso la nostra “convention”.
    Una comunità ferita, sconfitta, che ha imboccato la strada (gran lunga più facile) dei capri espiatori, dei vincitori e vinti; piuttosto che continuare a costruire e rafforzare ciò che di più difficile vi è nella società odierna: la costruzione e il mantenimento di una comunità di uomini e donne solidali, e riuscire a farlo in nome della politica, di un’altra politica. Una sconfitta storica, perché storica ne è la portata; ma anzitutto perché storico è il bivio cui ci troviamo di fronte. È il momento delle scelte, e questa volta non investe solamente il piccolo partito delle percentuali, o via del policlinico. In gioco vi è il futuro della sinistra. E’ in gioco l’esito delle lotte che per anni ci hanno visto in prima linea in questo paese; ora che i diritti che ritenevamo acquisiti si sciolgono come neve al sole, in Italia come in Europa. Nessuna conquista è per sempre.
    Credevo, speravo che Rifondazione avesse la forza e la capacità, dopo questa sconfitta dalle proporzioni vertiginose, di aprirsi al Paese, ai militanti, agli uomini e le donne di sinistra. Di aprirsi e raccogliere lo sgomento, la rassegnazione, le sofferenze di tanta parte della nostra società. Perché il tempo delle vere scelte non è rimandabile a data da destinarsi, e non possiamo permetterci di perderlo in nome di quello che sempre più assomiglia ad un regolamento di conti. Ora che Berlusconi è tornato quello che sempre stato, invece che “il principale avversario dello schieramento avverso”, come intendeva la linea veltroniana; ora che assistiamo inorriditi ad un giro di vite contro i migranti, a reato di immigrazione clandestina, a norme salva premier e blocca processi, a detassazione degli straordinari, a chi lasciamo utilizzare lo strumento di opposizione come in un palco alla ricerca di consensi, a Di Pietro? Perché è questa la realtà che fa più male: mai come ora Rifondazione diverrebbe uno strumento utile, necessario, vitale. E invece ci lasciamo andare allo stesso gioco tragico che avviene nel PD, come in una notte dei lunghi coltelli.
    Credo sia chiaro, compagni, che autosufficienti non lo saremo più. Che il percorso iniziato da Rifondazione non può continuare senza aprirsi ad altri; che una forza comunista e anticapitalista abbia il dovere, il compito storico di cimentarsi per la ricostruzione di una sinistra in questo paese. Ma accecati dai rancori e dalle accuse di questo congresso, stiamo costruendo mura insormontabili tra noi e chi per tanti anni ci ha sostenuto, tra noi e chi a sinistra non si sente più rappresentato. Voglio che la nostra comunità, nonostante il dolore e il marcio che l’attanaglia, abbia la forza di rompere queste mura e gettare ponti, verso tutte le anime di sinistra sparse e prive di orizzonti. Voglio che tra di noi si abbandonino le parole e le azioni che assomigliano sempre più a dei spargi sale sulle nostre ferite comuni, e si riprenda un confronto prezioso, ma trasparente e sereno, che non sia più come fumo degli occhi che ci rende inermi, distanti, inutili. Voglio che Rifondazione lavori per diventare un cimento, un mattone di una futura casa comune della sinistra italiana. C’è chi dice di voler lottare per salvare questo partito. Ecco, credo che la salvezza di questo partito stia nella capacità di proporsi come forza aggiuntiva, anzi trainante, di questo progetto: rifondare la sinistra di questo Paese.

    Matteo Lucatello

  11. Autore: paolo. Data: 27 Giugno 2008 - 12:09   

    Caro Nichi,

    Premetto che vedo in te l’unica possibilità di ripartenza per una forza politica di ispirazione socialista in Italia, che non esiste più.
    sono fiorentino ma ho passato 3 anni all’Università di Bari. arrivando proprio nei giorni della tua vittoria alle primarie, da quel momento ho seguto la tua attività con interesse.

    Mi sento di fare due considerazioni:

    1) la parola “comunista” mi sembra rinunciabile, cosi come la falce e il martello.

    2) mi sembra che manchi un’idea di società che si vuole costruire. Un’idea che necessariamente deve essere chiara e relaistica, in questo senso, visto che le uniche competenze che ho riguardano proprio la politica sociale, sono oramai anni che l’Europa ci invita a riformare il nostro stato sociale prendendo a modello i paesi scandinavi e in particolare la Danimarca. Grande possibilità di rilanciare un modello solidale, moderno e sensibile, totalmente ignoarata dai politici della sinistra, probabilmente perchè confligge con il sistema complesso dei privilegi, vero flagello di questo paese.

    Sarei felice di collaborare ad un progetto di un partito socialista, democratico e moderno nell nostro paese.

    buon lavoro

    paolo

  12. Autore: Carlo A. Melis Costa. Data: 27 Giugno 2008 - 13:18   

    Non voglio arrivare comunista, vorrei un futuro migliore per i miei figli .
    Vorrei dare una mano.
    Carlo A. Melis Costa

  13. Autore: Gaetano Cataldo. Data: 27 Giugno 2008 - 13:24   

    La Puglia della partecipazione

    L’aria di Andria agli inizi del secolo scorso era descritta da un giovane Alfonso Leonetti, tra i fondatori del Partito Comunista e coredattore insiema a Gramsci de L’Unità appena fondata, come “densa di Marxismo” (con la “M” maiuscola) e aggiungeva che “bastava proclamarsi libero pensatore, anticlericale, antimilitarista, antiborghese e internazionalista” perchè si fosse considerati socialisti. Povero Leonetti!
    Forse oggi non sarebbe iscritto al nostro partito e faticherebbe a iscrivere tanti e tante perchè il primo aggettivo con il quale si definiscono non è “comunista” ma altri che rientrano nell’alveo della liberazione e che, mi pare di capire dalla lettura dei documenti, rimane il punto centrale e qualificante della Rifondazione Comunista.
    La Puglia è una terra di notevole estensione geografica. In questi anni ho avuto modo di percorrerla tutta e per più volte, incontrando storie, circoli, compagne e compagni, lotte e movimenti. Mi occupo dallo scorso congresso di quell’area di lavoro dal sapore antico e conservativo che va sotto il nome di “organizzazione” ma che rivela, invece, l’ambito di intervento di cura e inchiesta di “chi siamo” e “cosa facciamo”.
    Ho la sensazione che questo partito abbia un bisogno continuo di cure e attenzioni e che queste non devono essere la conseguenza della fase congressuale ma un lavoro costante, che si sviluppa nel tempo e che permette di capire come muta la composizione sociale delle nostre iscritte e dei nostri iscritti. In una regione con oltre quattro milioni di abitanti, un quarto dei quali sotto i 25 anni, con un saldo migratorio nominale (ovvero quello registrato ufficialmente con i cambi di residenza) negativo pari a oltre 10.000 abitanti.
    Un numero falso perchè sicuramente maggiore il numero delle pugliesi e dei pugliesi che emigrano ma che rimangono residenti perchè la famiglia rimane un ombrello protettivo, anche se spesso insufficiente in tempi di precarietà e erosione progressiva delle fasce di benessere a tutto vantaggio delle fasce cosiddette di povertà.
    La Rifondazione in Puglia è legata a filo doppio con le vertenze che in questi anni l’hanno animata e attraversata. Non volendo produrre il solito elenco di vertenze che compare ritualmente in ogni articolo che parli della Puglia mi limito a descrivere una situazione che ho visto e vissuto in prima persona, una vicenda riassuntiva ma non annichilente delle differenze, un esempio di contaminazione e non di federazione delle differenze, di rafforzamento e non di scioglimento: i “comitati per Nichi”.
    Mi espongo al rischio di una polemica e cerco di evitarlo con una premessa che spero venga presa per buona e non messa in dubbio (in fin dei conti si tratta di una mia premessa per cui spero non si dubiti della mia buona fede): non è uno spot per il congresso ma è un’illustrazione di cosa è accaduto in Puglia in questi anni a tutto merito delle compagne e dei compagni che ora si vedono ingiustamente rappresentati come “gonfiatori”.
    L’esperienza di quei comitati è stato uno dei momenti più alti di partecipazione popolare che la storia politica recente della Puglia conosca perchè hanno messo insieme storie profondamente diverse a partire dalla costruzione di “una Puglia migliore” alternativa al feudo delle destre come era stata sempre rappresentata.
    La conseguenza di questo ragionamento è nota e parte da una domanda: “che fine hanno fatto questi comitati?” oppure “perchè sono stati sciolti?”. In questi anni di pratica comune con i movimenti è emerso con chiarezza che la democrazia è un esercizio difficile che non può essere governato dall’alto ma può essere agevolato. I comitati potevano costituirsi in una lobbistica lista civica regionale oppure continuare nella loro pratica di intervento pubblico nelle loro comunità.
    E’ stata scelta questa seconda opzione che però non è stata univoca nel suo esisto finale. I comitati sono diventati circoli di legambiente, osservatori, oppure sono rimasti comitati su singole vertenze ma in molti casi sono diventati i circoli di Rifondazione che non avevamo in alcune parti del territorio pugliese. Nel 2005 I circoli erano 153 e oggi sono diventati oltre 174 di cui 140 hanno una sede.
    Non è ancora chiaro quanti di questi abbiano deciso di aprire sedi comuni alle altre forze della sinistra o del mondo associativo e di movimento ma se ne contano attualmente quasi 30 in tutta la Puglia.
    Nel 2003 la Puglia contava 3773 iscritti/e; nel 2004 sono diventati 5358; nel 2005 (anno del congresso di Venezia) hanno raggiunto la cifra di 5351; nel 2006 si è giunti a 6564 iscritti/e e nel 2007 a 6677.
    Ovviamente quest’ultimo dato è diverso da quello certificato dal responsabile nazionale del tesseramento perchè ci sono state difficoltà nella consegna dell’ultima tranche. Come può testimoniare chiunque dell’area nazionale dell’organizzazione dalla Puglia c’è stato sempre un rispetto delle scadenze, degli obiettivi e delle indicazioni dell’organizzazione. All’inizio di quest’anno avevamo già assegnato alle federazioni l’obiettivo di 7.200 iscrizioni non appena sarà possibile utilizzare le ulteriori 500 tessere “congelate” dall’organizzazione nazionale.
    Il tesseramento in Puglia non è un mezzo burocratico per la perpetuazione dei gruppi dirigenti, non è una pratica volta all’autoconservazione. In questi ultimi mesi, dopo lo sfacelo elettorale de La Sinistra – L’Arcobaleno, in tante e tanti hanno chiesto di decidere con noi del futuro de la Rifondazione Comunista. E credo che abbiano diritto quanto me, che sono iscritto dal 1996 perchè in questi anni hanno fatto le stesse cose che ho fatto io. Sono stati di Rifondazione quanto me anche se, a differenza mia, hanno deciso di iscriversi solo ora.
    La tessera di Rifondazione Comunista è un documento importante. Si tratta però di una carta di identità, che rinviene dalla volontà di un singolo o una singola persona di iscriversi e non di una patente frutto di esami scritti e orali.
    Buona Rifondazione a tutte e a tutti.

    Gaetano Cataldo

  14. Autore: annaD. Data: 27 Giugno 2008 - 16:58   

    Ho notato in cima alla pagina l’intervista del 20 06 2008, allora l’ ho stampata e riletta con cura e attenzione, in particolare ora voglio sottolineare la pregnanza delle tue riflessioni sulle
    “prigioni comunitarie che sono state abbandonate insieme al senso della coralità e al sentimento fondativo dell’essere comunità” della solidarietà, valore che fa di un insieme di individui una società nel senso pieno del termine.
    E ancora sottolineo le tue riflessioni sulla “dimensione verticale, quella del politico, la dimensione orizzontale, quella del sociale”.
    Non c’è analisi più lucida di questa che leggo in questa intervista, e cioè che non possibile lacerare politico e sociale, dividere il centro e la politica dalle periferie, la dimensione orizzontale a livello dei territori da quella verticale a livello istituzionale, perché “una politica che prescinda dalla sua intelligenza dei rapporti di forza nella società” non è più possibile, direi non è politica, è astrazione
    “Una pratica della trasformazione passa per una critica radicale di questa doppia autonomia: l’autonomia del politico e l’autonomia del sociale”,
    E ora è dunque tempo di ricostruire i tempi e i luoghi della sinistra dentro una rete di connessioni tra politica e società, politica e vita, perché “troppo spesso queste dimensioni, malauguratamente, si discostano, fino a rischiare di non incontrarsi più”
    Una rete di connessioni, una rete che moltiplica i canali, i codici, linguaggi, che dilata dal centro alla periferia, dalla politica alla vita, una rete in cui i nodi siamo noi

  15. Autore: carmen. Data: 2 Luglio 2008 - 14:40   

    caro compagno nichi, meno male che ci sei….!!!!
    prorpio per l’ammirazione che provo per te sono entrata a far parte del partito della rifondazione comunista a palagiano… il tuo viso, la tua voce in me hanno sempre suscitato emozione e voglia di cambiamento.
    come potevo non darti ancora fiducia?
    dopo lo scorso aprile con la conseguente sconfitta elettorale della sa per me si era aperto un vortice nero …quasi quasi non volevo più sentire parlare di politica e di politici.
    ma quando ti ho sentito parlare a taranto in quell’aula della scuola pacinotti mi hai riacceso la speranza di essere liberamente comunista.
    ho apprezzato tantissimo il tuo discorso ma in particolar modo 2 frasi… “partire e non tornare”…e l’altra ancora più bella che diceva” i simboli non sono un santino che va adorato, ma servono ad organizzarci”…
    io non credo a quelli che dicono che sei pronto a seppellire rifondazione comunista…. in quanto credo che rifondazione comunista debba tanto a te!!

    niente… volevo solamente dirti che esistono tante donne e uomini che in te ci credono e tu devi mantenere sempre viva in loro la speranza!!!!
    e a quelli che mi dicono che nella scelta della mozione in me sia prevalso il sentimento e non la ragione dico: la politica senza passione e sentimento è solo azione orientata allo scopo…che non sarebbe altro…detto alla weberiana maniera… che un freddo calcolo tra costi e benefici …tipico modo di pensare del capitalismo ed io in questa logica non ci sto!!!
    perchè la mia logica è stare dalla parte della gente e aiutarla il più possibile a risolvere i loro problemi perchè in quest’era globalizzata l’uomo è diventato un essere così egoista che non riesce più a vedere se non i suoi interessi…
    caro nichi ti abbraccio e spero che la seconda e-mozione prevalga perchè sinceramente nel nostro partito qualcosa deve cambiare!!!
    con sincera stima
    carmen


6 Ottobre 2012 / autore: redazione

Post: Ercolano diretta streaming e tv

Oggi alle 18 al MAV di Ercolano prende il via la campagna elettorale di Nichi per le primarie del centrosinistra. Potete seguire la diretta streaming su nichivendola.it Molto probabilmente l'evento sarà trasmesso in diretta da Sky, Rai News24, Telenorba e TgCom24.

Il codice di embedding dello streaming è:

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5 Ottobre 2012 / autore: Nichi

Post: Studenti

Gli studenti che oggi hanno manifestato contro i tagli all’istruzione raccontano di un disagio diffuso che riguarda il futuro degli Istituti di formazione, strettamente connesso al lavoro quindi al destino del nostro Paese. [...]Continua >

5 Ottobre 2012 / autore: Nichi

Post: Insieme possiamo vincere

Ho inviato una lettera alle giovani donne e ai giovani uomini di FalloAncheTu, che nei giorni scorsi hanno lanciato un appello in sostegno della mia candidatura. Potete leggere il mio messaggio anche qui. Invadiamo il campo della politica, insieme possiamo vincere. [...]Continua >


4 Ottobre 2012 / autore: Nichi

Post: In un Paese civile…

Le parole con le quali la Cassazione spiega perché, il 5 luglio scorso, confermò le condanne agli ex funzionari di polizia colpevoli della mattanza alla Diaz, riescono a restituire giustizia e verità a una delle pagine più buie della storia del nostro Paese. [...]Continua >


4 Ottobre 2012 / autore: redazione

Post: Chi specula paghi!

Nichi Vendola ha firmato l'appello promosso da l'Unità per l'introduzione in Europa della Tobin Tax. Ecco la sua lettera apparsa oggi sul quotidiano fondato da Antonio Gramsci:
Cari amici e care amiche de l'Unità, 
aderisco all'appello lanciato dal giornale affinché il governo italiano porti una posizione a favore dell'introduzione della Tobin Tax nel prossimo vertice europeo
. [...]Continua >